Chiavari. Caccia: Pino Lanata replica a Pietro Burzi

Da Pino Lanata riceviamo e pubblichiamo la risposta a Pietro Burzi, presidente Leidaa Tigullio

Gent.mo Sig. Pietro Burzi, Presidente Leidaa Tigullio.

Sono “il cacciatore convinto” a cui fa riferimento il suo articolo pubblicato da Levante News. (http://www.levantenews.it/index.php/2020/11/15/caccia-anziani-il-permesso-dura-6-anni-la-patente-auto-1/)

Ho appreso che Lei è un seguace dell’On.le Brambilla; OK, tutto bene; ognuno è libero di seguire il Dio o la dea in cui crede; però non mi sembra corretto che per divulgare il proprio credo si “spari” contro chi la pensa diversamente e che opera nel rispetto delle vigenti democratiche leggi.

Forse Lei non sa, o no vuole sapere, che la caccia è una attività lecita, ben disciplinata da leggi europee, nazionali, regionali e da regolamenti locali.

Il fatto che i cacciatori abbiano la facoltà di entrare nei terreni privati non è un arbitrio, ma è ben previsto dal Codice Civile; per andare a caccia lo Stato da una concessione (il porto armi uso caccia) soggetto ad una tassa annuale di euro 168,00! E non mi sembra proprio poco. Tale diritto è stato conquistato con la Rivoluzione Francese, fino in allora la caccia era riservata ai nobili e al clero.

Sono certo che è ben più pericoloso attraversare una strada ANCHE sulle strisce pedonali che non passeggiare nel bosco ANCHE durante una battuta di caccia al cinghiale (sempre opportunamente segnalata). Gli incidenti di caccia sono statisticamente irrilevanti, la nostra polizza assicurativa infatti non ha un costo iperbolico, ma per certe Associazione sono ad arte strumentalizzati e enfatizzati per tirare acqua ( o soldi?) al proprio mulino.

Certamente non devono esserci morti per la caccia o di caccia, ma nemmeno per le strade, in montagna, fra i cercatori di funghi, fra i ciclisti, fra i motociclisti, fra i pescatori subacquei, ecc.ecc.

Sicuramente fra i cacciatori c’è anche qualche mela marcia e per questo non si deve criminalizzare l’intera categoria, ma colpire individualmente l’elemento negativo per allontanarlo o rieducarlo.

Cita potentissimi fucili “a palla unica”; che cosa vuol dire? Tutto oggi è potenza: bombe, missili, cannoni,coltelli, web, face book, stampa: tutto può uccidere; tutto può dare gioia, cultura, emozioni, informazioni e potere. Dipende da chi ne fa uso, e i cacciatori sono ben istruiti ed addestrati ad usare le loro armi.

Per Lei toccare e guardare un animale è gioia; per il cacciatore “fare l’alba”, vedere un cane guidare fermare riportare, vedere un beccaccia fare “il campanile”, scovare una lepre, è gioia ed emozione… e se spara e raggiunge il suo scopo è piacevole onorare il “sacrificio” dell’animale mettendolo “in pentola”. Non è un reato, non è una bestemmia; è sempre un atto che ai nostri antennati  ha permesso di sopravvivere e generale prole.

Oggi certamente non andiamo a caccia per necessità alimentare (vista la situazione covid potrebbe diventare anche utile) ma certamente per una passione legittima e, se ben analizziamo la realtà, anche per la gestione del patrimonio faunistico, che altrimenti sarebbe preda del solo bracconaggio.

Anche Lei che ama gli animali dovrebbe difendere la caccia che gestisce le risorse per assicurare il loro corretto mantenimento( vedasi piani molto conservativi dei prelievi ungulati), e sperare a 86 anni di avere patente per uno o due anni e porto armi per cinque anni! Lei non sa che per avere il certificato medico di idoneità al porto armi e ben più complicato che avere quello per la patente. Per ottenere il primo occorre che innanzitutto sia il medico di famiglia a dare il consenso, poi il certificato definitivo deve essere rilasciato da un medico della sanità pubblica in attività effettiva; ma per la patente è sufficiente anche un medico in pensione… e allora l’età non conta! E quante sono le morti causate da auto e moto? Questo Lei non lo cita.

Cita Gandhi. Ottimo! Sono d’accordo, l’Italia è grande! Ricevono più contributi le onlus animaliste/ambientaliste, ecc. che l’Ospedale Gaslini. Meglio curare un animale che un bambino!

Saluto cordialmente anche Lei, invitandola a conoscere meglio la caccia e tutto il suo mondo; forse capirà che con una  caccia in piena attività non ci saranno problemi per i suoi animali che, a quanto si dice, devono avere solo e sempre più diritti.

…ma siamo sicuri che si possa sempre parlare di diritti e mai di doveri?