Lettere/ “Scuola in presenza e contagi”

Da Manlio Tallone riceviamo e pubblichiamo

Sono un nonno che tutte le mattine accompagna più che volentieri i due nipotini alle elementari.

Mi interrogo sul perché la scuola per loro è in presenza ed è a distanza per i ragazzi delle medie superiori.

Mi rispondo: il contagio passa in secondo piano rispetto al fatto che molti genitori che lavorano non saprebbero dove lasciare i figli più piccoli che non si possono lasciare a casa da soli; problema insormontabile perchè non tutti hanno un nonno come me che sarebbe ben lieto di trasferirsi in casa della figlia e assistere alle lezioni a distanza dei nipotini.

Non risolvendo il problema dove o a chi lasciare i bambini, il pericolo di contagio passa in seconda linea.

I bambini a scuola trovano amici con cui socializzano ed altri che non sopportano; gli manca insomma quella lezione di vita e uno scenario che poi troveranno sul posto di lavoro o semplicemente in una compagnia di ‘amici’. Ci saranno insegnanti giovani che utilizzano perfettamente le nuove tecnologie ed altri meno giovani che faticheranno.

Vorrei ricordare però che in Australia, per raggiungere gli allievi in ogni più sperduta località, la scuola a distanza funziona dagli anni Cinquanta del secolo scorso, prima utilizzando la radio ed oggi le nuove tecnologie.

Sono un nonno che fatica a servirsi di internet, però vorrei dire che occorre trovare il sistema per utilizzare compiutamente le nuove tecnologie preservando al contempo i posti di lavoro dei genitori e del personale addetto (bidelli, scuolabus etc). Mi chiedo, questo personale non potrebbe assistere piccoli gruppi di bambini durante le lezioni a distanza in sedi adeguate? Credo sia un tema che vada sviluppato con il contributo di idee di tutti.