Locali chiusi: un danno che va oltre il mancato incasso

Il Consiglio dei ministri ha approvato in maniera tempestiva il decreto ristori: oltre quattro miliardi, che spalmati su tutta la nazione possono rappresentare soltanto un palliativo. I contagi covid sono in tutto il mondo, ma il mal comune non può essere motivo di gaudio. Né si può piangere sugli errori fatti in passato. Occorre guardare all’oggi e al domani.

La chiusura di bar e ristoranti alle 18 appare la decisione più impopolare, che il governo giustifica con la necessità di limitare i rapporti sociali e, quindi, il propagarsi del contagio.

C’è chi dice: “Perché lamentarsi quando da sempre novembre in Riviera è un mese di letargo?”. I motivi sono diversi e vanno oltre la vocazione al mugugno. Intanto perché la mareggiata di ottobre di due anni fa ha inferto ferite gravissime che ancora devono essere rimarginate e che si riassumono in disoccupazione e alti costi per riparare i danni, parliamo di quelli privati. In tale situazione è arrivata la prima emergenza covid con la chiusura di tutte le attività. La stagione estiva è andata meglio del previsto solo per alcune categorie, ma tutti, per recuperare due anni di vacche magre e portare i conti in pareggio, contavano di proseguirla nel periodo autunnale e invernale. Invece è arrivata una nuova bastonata. Senza contare che la chiusura protratta di un locale può far perdere il valore di mercato dello stesso.

Conte giorni fa ha detto che la vera battaglia contro il contagio ognuno di noi deve combatterla attrezzandosi e comportandosi secondo le regole. Bisogna semplicemente garantire il rispetto delle norme. Forse, anziché chiudere i locali alle 18, gli oltre quattro miliardi potevano essere più felicemente impiegati per aumentare i controlli in tutte le fasce orarie.