Lettere/ “Camogli e i misteri del Teatro Sociale”

 Da Antonio Leverone riceviamo e pubblichiamo
 
 Nel Maggio scorso il nostro Sig. Sindaco per giustificare la penosa vicenda delle dimissioni, nel consiglio della Fondazione, che costrinsero La presidente Signora Farida Simonetti a lasciare la Fondazione stessa , ebbe a dire che il cambiamento era necessario per “un approccio più imprenditoriale”. Si è così subito ricomposto il consiglio con la presidenza della Signora Serena Bertolucci, e l’inserimento di un esperto finanziario.Poi più nulla. Noi cittadini stiamo aspettando “l’approccio più professionale” passando davanti alle porte inesorabilmente chiuse del Teatro Sociale. Non si conosce alcuna programmazione, la nuova Presidente e il consiglio non si pronunciano, l’amministrazione comunale sembra attendere, pare per una perizia sui bilanci. Alcuni giorni fa il Sig. Pompei capo gruppo di minoranza in Comune sollecita un Consiglio Comunale specifico per raggiungere una definizione dei problemi e l’individuazione di soluzioni condivise. Lo tesso, scrive di “una strana svolta” riferendosi all’incontro “a porte chiuse “ che oggi 22 Ottobre 2020 è stato convocato dal Sig. Sindaco in Comune, pare anche con la conferma delle dimissioni della Signora Bertolucci.

Il sottoscritto, nel lontano 2005 quale Presidente dell’Associazione culturale L’Ochin, organizzai Le “Cento famiglie” che, anche se “Camogline”, in poco tempo raggiunsero i€ 26.000,00 quale finanziamento per entrare a far parte della Fondazione nel 2009. Da questa iniziativa prese il vita l’Associazione “Amici del Teatro Sociale” che ha svolto in questi anni iniziative, quali: “Aspettando il Teatro” prima del recupero e la promozione dello stesso a recupero avvenuto. Le 100 famiglie e Gli amici del Teatro è tempo che non vengono interpellati, come in questo incontro a porte chiuse. Restando, in ogni caso, in attesa del prossimo “approccio imprenditoriale” mi riservo qualche puntuale riflessione pensando all’impegno, alle fatiche e preoccupazioni di molti nel seguire l’iter burocratico e organizzativo del piano di recupero e il reperimento delle risorse economiche pubbliche (se ricordo bene un 8 milioni di €) in una struttura privata. Forse che non sia questo il problema?