Sestri: “Terroriste. Zehra e le altre” al Festival dell’Eccellenza al Femminile

Dall’ufficio stampa del Festival dell’Eccellenza al Femminile riceviamo e pubblichiamo

Festival dell’Eccellenza al Femminile XVIª Edizione

Fattore D – Donne per un Nuovo Rinascimento

1 ottobre ore 17.00 Sestri Levante Convento dell’Annunziata Sala Agave/Mediaterraneo Servizi

Terroriste. Zehra e le altre (Italia 2019, 52′) di Francesca Nava

Il Festival ha avuto come ospite e testimonial l’artista, giornalista e attivista Zehra Dogan, che ha ricevuto dalla commossa mani di Maria Grazia Daniele (Presidente Anpi Chiavari) il Premio Ipazia all’Eccellenza al femminile 2020. Ora porta il tema la lotta delle donne curde a Sestri levante, con la proiezione del film di Francesca Nava, dedicato a lei e alle sue compagne.

Prodotto dallo Studio Creative Nomads e distribuito in Italia da Fandango, il documentario “Terroriste. Zehra e le altre” testimonia la repressione del governo turco di Erdoğan, attraverso le storie di tre donne impegnate ed influenti, tutte incarcerate per aver sostenuto le istanze del popolo curdo: “Tre modi bellissimi di essere donna e attivista – racconta Marica Casalinuovo, altro volto della compartecipata regia insieme a Marella Bombini e Vicky Chinaglia – donne che senza mai conoscersi stavano contemporaneamente lottando sugli stessi fronti con armi diverse: Zehra Doğan con la sua arte tra le bombe, il medico Şebnem Korur Fincanci, con le sue documentazioni, e la scrittrice Asli Erdoğan, voce della coscienza di un popolo”. 

“Questo documentario è un piccolo miracolo e ne vado orgogliosa” – esordisce Francesca Nava – Zehra Doğan, donna simbolo della causa curda nel mondo, artista e giornalista, fondatrice dell’agenzia di stampa femminista curda Jinha (oggi Jin News), che ha scontato 2 anni, 9 mesi e 22 giorni di carcere per un quadro raffigurante le bandiere turche sulle macerie della città di Nusaybin (Turchia sud orientale). Nel docufilm Zehra si racconta attraverso la voce di Kasia Smutniak. …Questo progetto l’ho accolto sin dalle prime righe… Ho provato immediata empatia con questo team di donne, quelle da raccontare e quelle che volevano raccontarle. C’è chi le storie le vive sulla propria pelle mettendo a repentaglio la vita, poi c’è chi rischia per divulgarle personalmente, economicamente, facendo viaggiare lettere proibite, come tanti anelli di una catena. Si dice che manchino i punti di riferimento oggigiorno ma non è vero, tutte queste donne lo sono, Zehra a maggior ragione è una donna di questi tempi, con cui è facile identificarsi, non devi per forza vivere le stesse atrocità per farti contagiare da quel coraggio per poi usarlo nella propria quotidianità.”