Lavagna: “Diga Perfigli, l’incontro in Regione”

A firma Federico Cardelli riceviamo e pubblichiamo

Ieri sera s’è svolto l’incontro tra i sindaci di Chiavari e Lavagna ed i presidenti di Regione e Provincia.

Dieci giorni fa avevo trasmesso ai due sindaci una serie di documenti utili a sostener la loro contrarietà al progetto. Documenti trasmessi anche alla stampa locale, con una mia previsione dell’esito dell’incontro.

Qui la lettera: http://www.levantenews.it/index.php/2020/10/05/lavagna-diga-perfigli-lincontro-di-toti-coi-sindaci/

Come previsto, per il materiale fornito non ho ricevuto nemmeno un <<grazie>>.

Come previsto i due, entrambi commercialisti, si son presentati da soli ad un plotone di 5 ingegneri regionali e provinciali.

Sempre notevoli, invece, le abilità scenografiche dell’affiatata coppia Toti-Bucci: non sarà un caso che non abbiano voluto “estranei” nella commedia (ad esempio, pare che al neo eletto Sandro Garibaldi l’ufficio di Toti abbia impedito di partecipare alla riunione).

Bucci s’è preso tutta la responsabilità politica dell’opera – e non ha niente da perdere, che lui lo votano a Genova – così levando d’impaccio Toti, notoriamente in difficoltà sul tema.

E poi arriva la promessa di commissionare “uno studio”, per veder se dragando la foce si potesse modificar leggermente la diga Perfigli in corso d’opera. Studio che non faranno mai.

I due sindaci sanno benissimo che, per archiviare il progetto, basta che ritirino l’assenso dei rispettivi Comuni. Fine.

Certo, dovranno spiegare come e perché abbiano rivalutato l’interesse pubblico. Se i due non volessero nemmeno far la fatica di legger l’infinità di ragioni che gli ho mandato, gliene cito solo due:

1) Il progetto è dichiaratamente finalizzato a proteggere gli abitati esistenti più decine di ettari di terreni tra Lavagna, Caperana e San Salvatore, che nel 2004 si volevano rendere edificabili (relazione descrittiva pag. 8-11). Se come sembra oggi le ambizioni edificatorie sono decisamente di meno, un progetto da 60-100 milioni di euro è un gigantesco spreco di soldi: sono sufficienti opere ben più modeste a tutela del solo patrimonio esistente.

2) Con questo progetto, a monte del ponte della Maddalena (2° lotto) i nuovi muraglioni saranno a pochi metri dal fiume, per sottrarre alle piene più aree edificabili che si può: con ciò ingigantendo l’onda di piena nell’ultimo tratto, ed è per questo che devono esser prima rialzati gli argini a valle del ponte stesso (come spiegano i progettisti nella relazione idraulica, pag. 30).
Il primo lotto quindi interessa solo l’ultimo chilometro di fiume, che è il punto con meno problemi, e come ricordano i progettisti, <<lato Chiavari l’allagamento continua a essere sostanzialmente identico a quello dello stato attuale>> (relazione descrittiva pag. 49). Per proteggere Chiavari, Ri, Caperana, Rivarola, la Moggia, San Salvatore e Panesi, si dovrà attendere il secondo lotto: tempi biblici, e sempre che si trovino i 50-90 milioni necessari.

Una delle tante scuse per non ritirare il progetto è: <<se poi muore qualcuno in un’alluvione, io vado in galera>>.

Ma se come detto sopra decàde la fame di aree edificabili, il progetto, oltre che per lo spreco di soldi, è inopportuno anche per l’inversione dell’ordine delle priorità: gli amministratori hanno il dovere di intervenire prima laddove c’è urgenza, e quindi di ritirare questo progetto in favore di opere urgenti a tutela di zone realmente a rischio.