Chiavari: domenica al San Francesco “Kohlhaas” con Marco Baliani

Dall’ufficio stampa di Teatro Lunaria riceviamo e pubblichiamo

Lo spettacolo, tratto dall’omonimo racconto di Heinrich von Kleist, si inserisce all’interno della rassegna “Obiettivo Creatività” promossa Lunaria Teatro in collaborazione con il Comune e col sostegno della Fondazione Compagnia di San Paolo
Prosegue, a Chiavari, “Obiettivo Creatività”, il progetto per la valorizzazione dell’Auditorium San Francesco promosso da Lunaria Teatro e sostenuto dal Comune di Chiavari e dalla Fondazione Compagnia di San Paolo – vincitore del bando Luoghi della Cultura 2019.

Domenica 11 ottobre, alle 17.30, l’Auditorium San Francesco ospita la messa in scena di “Kohlhaas”, dall’omonimo racconto di Heinrich von Kleist portato in scena da Marco Baliani, uno degli interpreti più carismatici del teatro di narrazione, che è anche co-autore della sceneggiatura insieme a Remo Rostagno; la regia di Maria Maglietta, produzione di Trickster Teatro.
Fatto di cronaca realmente accaduto nella Germania del 1500 e raccontato da Heinrich von Kleist in pagine memorabili, quella di Michael Kohlhaas è la storia di un sopruso perpetrato da un signorotto locale ad un commerciante di cavalli che, non risolto attraverso le vie del diritto, genera una spirale di violenze sempre più incontrollabili, ma sempre in nome di un ideale di giustizia naturale e terrena, fino a che il conflitto generatore dell’intera vicenda – cos’è la giustizia e fino a che punto in nome della giustizia si può diventare giustizieri –, non si risolve tragicamente lasciando intorno alla figura del protagonista una ambigua aura di possibile eroe del suo tempo.

«Le domande morali che la vicenda solleva e lascia sospese – spiega Marco Baliani, autore della trasposizione teatrale –, mi sembrarono, quando cominciai ad affrontare l’impresa memorabile del racconto, un modo per parlare degli anni ’70 e dei conflitti in cui venne a trovarsi la mia generazione, quella del ’68, quando in nome di un superiore ideale di giustizia sociale si arrivò a insanguinare piazze e città.

«Nel mio racconto orale è come se avessi aggiunto allo scheletro osseo riconoscibile della struttura del racconto di Kleist, nervi muscoli e pelle che provengono non più dall’autore originario ma dalla mia esperienza, teatrale e narrativa, dal mio mondo di visioni e di poetica.

Così, ad esempio, tutta la metafora sul cerchio del cuore paragonato al cerchio del recinto dei cavalli, che torna più volte nella narrazione, come luogo simbolico di un senso della giustizia umanissimo e concreto, è una mia invenzione, nel senso etimologico del termine, qualcosa che ho trovato a forza di cercare una mia adesione al racconto di Kleist.
«Così via via il testo originale si è come andato perdendo e ne nasceva un altro, un work in progress alla prova di spettatori sempre diversi, anno dopo anno, in spazi teatrali e non, secondo un procedimento di crescita che ai miei occhi appare come qualcosa di organico, come mi si formasse tra le mani un organismo vivente sempre più ricco e differenziato.

Accade nell’arte del racconto orale che per cercare personaggi interiori occorra compiere lunghi percorsi, passare attraverso storie di altre storie, sentirsi stranieri in questo mondo dopo aver tanto peregrinato, fino a trovare quel punto incandescente capace di generare a sua volta nell’ascoltatore un mondo di visioni, non necessariamente coincidenti con le mie.
«L’arte sta nel non nominare troppo, nel cogliere il cuore di un’esperienza con pochi tratti lasciando molto in ombra, molto ancora da compiersi. In fondo, a voler rivedere all’indietro il mio percorso artistico, senza Kohlhaas non sarei arrivato a raccontare Corpo di Stato, racconto teatrale andato in onda in diretta televisiva la notte del 9 maggio 1998, vent’anni dopo la morte di Moro, a poter ritrovare i medesimi conflitti, riuscendo questa volta a parlarne dall’interno, come soggetto coinvolto nei fatti narrati.

«Un tema antico dunque, tragico nella tradizione e nella forma, che continua a catturarmi, perché il narratore non può che narrare ciò che epicamente lo coinvolge nell’intera sua persona, a me succede così: non potrei raccontare qualsiasi cosa».

Chiavari. Auditorium San Francesco
Domenica 11 ottobre ore 17.30
Kohlhaas di Marco Baliani e Remo Rostagno
attore narrante Marco Baliani
regia Maria Maglietta
produzione Trickster Teatro
Tratto dall’opera Michael Kohlhaas di Heinrich von Kleist

Gli spettacoli successivi

Sabato 21 novembre alle ore 21, infine, sarà la volta di “Creatura di sabbia”, adattamento dell’omonimo romanzo di Tahar Ben Jelloun e di un’altra opera dello scrittore marocchino, “Notte fatale”, trasposti sul palcoscenico da Daniela Ardini e interpretati Raffaella Azim, primadonna del teatro italiano che ha lavorato con Trionfo, Ronconi, Sequi e Salveti tra gli altri. Protagonista di entrambi i racconti di Ben Jelloun è una fanciulla, Zahar, costretta a vivere in un corpo non suo, quello di Mohamed, essendo stata cresciuta come un uomo dal padre, desideroso di avere un discendente maschio dopo la nascita di sette figlie femmine.

Posti limitati nel rispetto delle restrizioni anti-Covid, è preferibile la prenotazione anche via mail a  info@lunariateatro.it o tramite la pagina Facebook di Lunaria Teatro.

Prezzi
Biglietto unico: 3 euro (l’incasso degli spettacoli verrà devoluto in beneficenza) Posti limitati nel rispetto delle restrizioni anti-Covid, è preferibile la prenotazione anche via mail a info@lunariateatro.it, tel. 010.2477045, cell. 373.7894978 o tramite la pagina Facebook di Lunaria Teatro