Lettere/ “Il covid, la scuola dal vivo e da remoto”

Da Carlo di Francescantonio riceviamo e pubblichiamo (Chiariamo che non sono stati i sindaci a dettare le linee guida o a scegliere la frequenza scolastica e non da remoto. Grazie a quei sindaci, come Marco Di Capua, che informano i concittadini sulla situazione che conoscono attraverso le Asl)

Egregio Sindaco Marco Di Capua,

in riferimento al post comparso sulle Sue pagine Facebook e Instagram in data 5 ottobre 2020, dove riporta alla cittadinanza il caso di positività al Covid19 di un alunno che frequenta la II B scuola secondaria Della Torre di Chiavari, mi vedo costretto a farLe notare che quanto ho anticipato nelle due precedenti lettere aperte alla Sua attenzione è accaduto. Il Covid19 è entrato nelle classi di Chiavari. Ma perché è inevitabile che avvengano dei contagi all’interno delle strutture scolastiche e sciocco sarebbe stato sperare il contrario. E trovo anche che sia particolarmente rischioso proseguire con la linea delle classi in quarantena e delle scuole costantemente aperte. Se esiste la didattica a distanza, quale è il senso della scuola aperta? Non credo sia piacevole sfidare quotidianamente il caso al “gioco della quarantena”. Perché se questo caso sarà solo l’inizio di una serie di altri casi: studenti e famiglie si vedranno costretti ad entrare e uscire da periodi di quarantena, augurandosi sempre che i contagi non portino alla terapia intensiva o, peggio, alla morte (nonostante l’illustre Matteo Bassetti dichiari “di Coronavirus non si muore”). Anche nell’ipotesi migliore, converrà, si tratta comunque di un disagio e di un’ansia costante. Trovo sia davvero superficiale, questo modo di procedere tentando la sorte. Le stesse famiglia, con le quali sono direttamente in contatto, “subiscono” l’obbligo del mandare i proprio figli a scuola sperando che non accada niente. Questo atteggiamento è logorante e denota un’assenza di volontà da parte delle istituzioni (locali e nazionali) di ridurre al minimo il rischio contagio. Ma se nel malaugurato caso i contagi, da qui alle prossime settimane, dovessero aumentare? Nuovamente una quarantena e altri monitoraggi? Si rende anche Lei conto che questo atteggiamento non tiene minimamente in considerazione l’arginamento del problema?