Lettere/ “Non tutti possiamo vivere di turismo”

Da Giorgio Ribetta riceviamo e pubblichiamo

Un paese che pretende di basarsi solo su una attività commerciale prima o poi può trovare solo il disastro. Forse in troppi ultimamente abbiamo voluto immaginarci l’Italia trasformata come un immenso albergo, bar, ristorante, dove gli italiani hanno abbandonato tutti i vecchi lavori e si sono trasformati in camerieri, baristi, commessi, affittacamere, registratori di cassa. Lavorare da operai è faticoso, nei campi non ne parliamo, anche l’ufficio classico ormai andava stretto. è certo meglio sedersi dietro a un bancone e aspettare turisti. Tutti ci siamo buttati sul turismo e abbiamo abbandonato quasi tutto il resto. In TV c’era anche la pubblicità diretta ai giovani per invogliarli ad aprire bar e gelaterie. Ma a qualcuno ha pensato che questa è una logica sbagliata che prima o poi presenta il conto?

Oggi c’è una davvero squallida lamentela continua da parte di tutti questi operatori commerciali che non stanno più dentro i conti e che pretendono “risarcimenti” per i loro investimenti sbagliati.

Però quando i turisti scappavano dalla Francia a causa degli attentati degli estremisti islamici nessuno degli operatori turistici italiani si lamentava. Ma si poteva sentire un campanello d’allarme già allora.

Anche il più piccolo risparmiatore sa che non bisogna mai investire tutto da una sola parte.

Forse, se vogliamo venire fuori da questa crisi, c’è da farsi venire delle idee buone, e poi tirarsi su le maniche e ricominciare a fare quei lavori con i quali l’Italia è diventata grande. Il turismo va benissimo per l’Italia, ma non può essere l’unica fonte di reddito. Dobbiamo necessariamente ridimensionarlo, migliorarlo, farlo diventare più di qualità.