Chiavari: apertura delle scuole, lettera aperta al sindaco

Da Carlo di Francescantonio riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta al sindaco di Chiavari Marco Di Capua

Egregio Sindaco Marco Di Capua,

Le scrivo nuovamente, insistendo sul discorso della mia del 10/09. Ebbene, siamo finalmente arrivati al 13 di settembre. Domani le scuole verranno riaperte e, a sentire ogni parere di buon senso, questa decisione è la più grande sciocchezza post lockdown. Con la riapertura si andrà a trasgredire ulteriormente la “ferrea” e già poco rispettata regola della prevenzione al Coronavirus: evitare assembramenti. Politica italiana (quando si sono svegliati, chiaramente) e comunità scientifica hanno insistito parecchio sull’evitare ogni assembramento, sia durante il lockdown sia una volta riaperto il Paese. E ancora oggi viene considerato assembramento potenzialmente “pericoloso” un gruppetto di dieci persone. E, sia sul territorio nazionale, sia all’estero, gli assembramenti sono all’origine dell’aumento dei contagi. Abbiamo tanti esempi, che, per ragioni misteriose vengono ignorati. Eppure, adesso, in una “totale sicurezza”, di cui personalmente non sono affatto certo, come non puo’ esserne nessuno, e seguendo leggi assurde che niente hanno a che vedere con la prevenzione della salute dei cittadini, si darà il via libera a creare assembramenti di alunni all’interno della stessa classe. È sicurezza indossare la mascherina entrando a scuola, per poi toglierla seduti al banco? Il metro di distanziamento è sicurezza per non contrarre il virus? Il metro è inutile come protezione, sia per uno starnuto che per un colpo di tosse. Non si dovrebbe aver mai parlato del metro di distanza, perché è stato solo un inganno. Da cittadino, egregio Sindaco, non posso che pensare alla scelta di aprire le scuole come ad un gesto di grande irresponsabilità. Certo, le scuole chiuse sono un problema: gli alunni restano a casa, i genitori devono andare al lavoro, ma sono fermamente convinto che, in momenti di grande urgenza (parliamo sempre di pandemia, no?), ci si organizza, ci si adatta anche alle peggiori condizioni. Si tratterebbe dunque di vivere un momento solidale, dove ogni cittadino dovrebbe fare un sacrificio, così come lo dovrebbe fare ogni carica che amministra qualcosa di pubblico. Inoltre trovo particolarmente vile che si tenda a scaricare gran parte della responsabilità sulle famiglia. Lei pensa davvero che tutti i cittadini misureranno la febbre ai proprio figli, che proprio tutti terranno conto delle deboli disposizioni date? Io non lo credo. Ma, anzi, credo sia ingenuo pensare che nella Sua città non vi siano negazionisti o semplicemente persone dalla visione molto superficiale. Chi le scrive ha girato per la strada, ha fatto domande, ha ascoltato risposte: molti dal Covid sono spaventati, altri lo considerano solo un problema per il loro cassetto economico, altri ancora lo credono un’invenzione, una dittatura sanitaria, e altri ancora si affidano solo alla fortuna di non contrarlo. Inoltre questa estate ho assistito ad orde di turisti e residenti, ciondolare senza mascherina in Corso Dante, Via Martiri della Liberazione, Piazza Roma… e questa gente, pur essendo nell’errore, si permetteva il lusso di innervosirsi se i titolari degli esercizi commerciali impedivano loro l’accesso senza dispositivi di sicurezza. Quindi, del Suo provvedimento e delle Sue raccomandazioni, se ne sono benevolmente fregati. E delle scuole, cosa spera? Che andrà tutto liscio? Che non ci saranno contagi, perché tutto è stato riaperto “in sicurezza”? Io glieLo e me lo auguro, ma ha chiaro che così potrebbe non essere? E cosa verrà raccontato ai cittadini? Che è stata colpa loro? Se davvero questo, come il Suo illustre collega di La Spezia ha dichiarato a mezzo stampa, è il “momento delle responsabilità” è appena giusto che questa tanto acclamata responsabilità venga concretizzata e non solo usata con la compiacenza con cui molti pronunciano parole pure ed elevate.