Camogli: Il ‘Festival’ fra covid e filosofia

E’ un’atmosfera piovigginosa e umida a fare da sfondo al venerdì del Festival della Comunicazione. Dopo l’apertura targata Cottarelli, Fornero, Molinari, Piazza Battistone si riempie per dare il benvenuto a Gherardo Colombo e a Giovanni Maria Flick, collegato da remoto. Inevitabile virare una discussione che ha mosso dal rapporto fra socialità e giustizia sul Covid, un leitmotiv che come uno spettro aleggia e aleggerà su tutta la manifestazione (a proposito, grande rispetto delle regole da parte del pubblico benché la ristrettezza degli spazi non favorisca sempre le distanze). Il dialogo fra i due si gioca sul piano filosofico, regalando veri e propri spunti di riflessione.

“Oltre alle tre diseguaglianze classiche – dell’ebreo, della donna e del migrante – il Covid ne porta alla luce altre due – argomenta Flick – quella del detenuto e quella dell’anziano”. Una diseguaglianza, quest’ultima, che riguarda tutti, “perché per tutti arriva il momento in cui si invecchia”.

“Stiamo spesso dalla parte della discriminazione anziché delle pari opportunità”, commenta Colombo portando l’esempio di chi si infuriò per l’esito del referendum sulla Brexit, che vide il voto degli anziani ribaltare quello dei giovani e che aprì a suo tempo un dibattito sul diritto di voto oltre una certa soglia anagrafica.

Ma discriminazione vuol dire anche rivendicazione della propria diversità, “forse perché – conclude Colombo – più ci sentiamo diversi più esorcizziamo il destino che ci accomuna tutti: quello di dover morire”.