Riva Trigoso: “Il ritorno in fabbrica e le lotte operaie”

Da Mediaterraneo riceviamo e pubblichiamo

L’area esterna della Biblioteca del Mare di Riva Trigoso si è riempita -nel rispetto delle regole del distanziamento fisico- per la presentazione del primo Volume del libro di Giorgio Pagano e Maria Cristina Mirabello “Un mondo nuovo, una speranza appena nata. Gli anni Sessanta alla Spezia ed in provincia”, organizzata dall’Associazione Tigullio Democratico e Progressista.

Dopo il saluto della Sindaca di Sestri Levante Valentina Ghio e l’introduzione di Gabriel Dell’Uomo, consigliere comunale a Sestri Levante, sono intervenuti Francesca Dagnino, Presidente dell’Associazione per un Archivio dei Movimenti, Virginia Niri, storica, Federico Vesigna, Segretario regionale della CGIL, e i due autori.

Molti i temi sollevati, in particolare il tema che più accomuna la realtà spezzina e quella di Sestri Levante: la ripresa, negli anni Sessanta, delle lotte operaie e il “ritorno in fabbrica” dei sindacati, grazie alla contrattazione articolata su salari, cottimi, condizioni di lavoro, diritti. La ripresa delle lotte ebbe origine dal ripensamento strategico dei sindacati e dalla loro capacità di interpretare la spinta operaia. Ma vi fu anche un forte spirito di lotta che proveniva dal basso: le fabbriche erano cambiate, era entrata una nuova generazione, con più donne, con la mente aperta alle trasformazioni del tempo, sempre più determinata a non accettare la “fabbrica caserma” di allora e a conquistare dignità e autorealizzazione della propria vita.

Questa determinazione fu alla radice delle grandi lotte, in Liguria e in Italia, che si svilupparono nel 1968 e poi per lunghi mesi, fino all’Autunno caldo del 1969. Fu il più ampio movimento sociale mai nato nel nostro Paese.

Sia i relatori che il pubblico si sono soffermati sulla domanda: “quella stagione è irripetibile o è possibile una nuova fase di lotte sociali e del lavoro?”. Giorgio Pagano ha così risposto:

“In quegli anni le lotte operaie arrivarono nel cuore dei rapporti di produzione, ponendo il tema del controllo delle condizioni di lavoro e del potere in fabbrica. Poi si sviluppò la controffensiva e vinsero il neoliberismo e l’individualismo privatistico, anche per gli errori di subalternità della sinistra, che da allora è diventata sempre più ‘sinistra senza operai’. Non sarà facile, per questa sinistra, riconquistare un consenso di massa e mettersi in sintonia con la rabbia sociale, per la complicità che ha avuto nella sua genesi. Non facile, perché occorre che si reinventi il compito che ha svolto nella storia, anche negli anni Sessanta: portare masse di persone che vivono il disagio della società a diventare protagoniste consapevoli del proprio riscatto, e costruire una identità collettiva delle classi subalterne, prefigurando una nuova moralità e un nuovo senso della vita. A questo scopo possono aiutarci, nei tempi nuovi, i lasciti del Sessantotto operaio e giovanile, che fu innanzitutto rivolta libertaria ed etica”.