Chiavari: “Spunti di campagna elettorale”

Da Luca Garibaldi consigliere regionale Pd, candidato alle prossime elezioni regionali
 
Ciao, 
come già annunciato nella scorsa newsletter, il Consiglio Regionale, in una delle sue ultime sedute, è riuscito ad approvare una nuova legge elettorale. All’unanimità dopo un lavoro di diverse settimane per trovare l’accordo tra le varie forze politiche.
Anche grazie alla spinta del Governo che ha diffidato la Liguria ad andare al voto senza l’adozione della doppia preferenza di genere, in poche settimane il Consiglio ha ripreso la discussione sulla legge elettorale, che da tempo chiedevamo di riformare. 
 
Il risultato è una nuova legge elettorale regionale che ha questi contenuti centrali e molto importanti:
la doppia preferenza di genere e l’equilibrio di genere, per cui nessun genere può essere presente per più del 60% nelle liste.
l’abolizione del listino dei nominati. Tutti gli eletti in Consiglio passeranno al vaglio del consenso popolare.
l’introduzione di un premio di maggioranza che garantisce la governabilità della regione, senza che nessuno possa mai arrivare a detenere i 2/3 del Consiglio, che consentirebbe alla sola maggioranza di cambiare lo Statuto e la legge elettorale.
 
Alcuni l’hanno definita una giornata storica. Io più semplicemente penso che abbiamo fatto, con molto ritardo, ciò che era giusto fare: lavorare per la democrazia paritaria, più giusta e più equa. 
 
Cinque anni di Toti. Il disastro della sanità
Questa settimana si terranno gli ultimi consigli regionali di questo mandato, iniziato nel luglio 2015. Sono passati cinque anni, e tra gli argomenti che verranno trattati martedì ci sono alcuni documenti di bilancio che ci danno l’occasione di vedere realmente come ha governato la Giunta Toti. La Corte dei Conti ogni anno – per i bilanci preventivi come per i consuntivi – svolge un controllo, che si chiama “parificazione” in cui rileva le questioni che non vanno dal punto di vista contabile nei bilanci. Non si discutono le scelte politiche, ma i risultati economici. E da quel punto di vista, dopo cinque anni, siamo ad una situazione disastrosa.
Cito solo due numeri che riguardano la sanità, che rappresenta il 75% del bilancio regionale.
 
Il primo riguarda le fughe, cioè i liguri che vanno a curarsi fuori regione. Il sistema funziona così, banalizzando: una regione paga per i propri residenti che vanno a curarsi fuori dal loro sistema sanitario, per cui la Liguria paga per chi va a curarsi in Lombardia – e viceversa. Ci sono regioni che da questa mobilità sono beneficiate – come la Lombardia e l’Emilia – e chi, come noi, ogni anno paga di più di quello che riceve. Sistema discutibile, ma non è questo il punto.
Il punto è che dal 2015 ad oggi la Regione è passata da 35 milioni di euro che deve stanziare per pagare le fughe ai 71 milioni del 2019. Le fughe sono raddoppiate, a causa del disastroso piano sanitario della Giunta, su cui torneremo.
 
Il secondo riguarda il disavanzo in sanità. Dopo cinque anni, dopo i tagli, l’invenzione di Alisa per recuperare i costi, la Liguria chiude il 2019 con un buco di 65 milioni di euro. La peggiore regione d’Italia, da questo punto di vista. Un risultato senza appello, mentre altre Regioni escono dal commissariamento e riescono a investire in sanità, noi siamo l’ultima ruota del carro, una regione ferma, in cui il sistema sanitario fatica e paga le scelte sbagliate della giunta regionale.
 
Se si vuole fare un bilancio di come ha governato Toti e la Lega, si deve partire da questo, dal disastro nella gestione della sanità, il bene più prezioso per la nostra comunità.
 
L’eredità d’autonomia e il programma progressista
Lunedì pomeriggio ci sarà uno dei primi momenti pubblici di discussione con Ferruccio Sansa. L’ha organizzato Genova che Osa, che tra l’altro porterà all’attenzione della coalizione il tema dell’eredità di autonomia su cui ho lavorato con loro. Io ci sarò, e penso che uno dei temi centrali sarà veramente il diritto al futuro delle nuove generazioni. Un diritto che spesso è negato a molti, condizionato dalle situazioni familiari, lavorative o da dove si nasce. Fratture nella società e nelle generazioni che la crisi rischia solo di far aumentare, senza azioni radicali di giustizia sociale.
 
A Stella, a Casa Pertini
Martedì invece andrò a Stella, per partecipare ad una delle tappe del tour delle Sardine “-selfie + politica”. Sono stato invitato in questa tappa che farà sosta davanti alla casa di Sandro Pertini, per parlare di ambiente: un tema che per me è stato centrale in questi cinque anni di mandato e che invece è stato ampiamente sottovalutato dalla Giunta Toti, e che spero al contrario che venga messo in rilievo nel programma politico dell’opposizione.
 
Con Beppe Sala, a proposito di Parco Nazionale di Portofino
A proposito di ambiente. Il Parco Nazionale di Portofino e la sua istituzione è diventata a tutti gli effetti un argomento di interesse nazionale, manca solo che la Regione e il suo assessore competente lo capiscano.
Insieme ai ragazzi di Creuza de Ma infatti la settimana scorsa ho avuto la possibilità di parlarne anche con il Sindaco di Milano, Beppe Sala, che si è detto molto interessato a portare avanti un ragionamento sul Parco in quanto opportunità unica sull’intero piano nazionale.
 
Qualche aggiornamento per la Fontanabuona
In questi giorni si è tornato a parlare con forza del tema infrastrutture, con un dibattito un po’ manicheo e un po’ surreale, visto che la giunta attuale non porta come risultato nessuna realizzazione in questo senso. Nessuna opera programmata è andata avanti per spinta della Regione: nè il Nodo Ferroviario, né la Gronda, nè la Pontremolese, nè il Tunnel Rapallo Fontanabuona. Su cui le uniche notizie provengono dal governo che l’ha inserito, senza tante passerelle, nelle opere strategiche del Paese. Ora c’è da individuare il finanziamento e ci sono due strade, su cui vogliamo insistere: o attingere dal fondo delle opere “senza pedaggio” di 900 milioni di euro, o di inserirlo all’interno delle opere compensative nel rinnovo delle concessioni in Liguria.
 
Nota polemica: tutto questo nella passerella di Toti della scorsa settimana in Valle è stato casualmente dimenticato, secondo un genere ormai consolidato, quello per cui Toti si comporta da passante; va in un posto, c’è chi gli racconta i problemi e lui, che ha avuto cinque anni per risolverli, guarda gli interlocutori e dice “Eh, sì è un problema…” e se ne va, dopo aver detto che è colpa degli altri. Uno schema insostenibile che ha tenuto bloccata la nostra Regione, soprattutto le aree interne.
 
Sempre per parlare di Fontanabuona. Mi ero occupato dell’Istituto Marsano che rischiava di non dare più la possibilità ai ragazzi di seguire le lezioni nel loro territorio, costringendoli al contrario a dover andare nell’istituto distaccato di Sant’IIario. Sono molto soddisfatto che la Regione si sia mossa nella direzione indicata permettendo quindi a 10 ragazzi di poter rimanere nella propria scuola. Adesso il passo subito successivo, oltre a non abbassare la guardia per la salvaguardia dell’istituto, è pensare ad un vero e proprio piano contro lo spopolamento di cui anche la dirigente scolastica lamenta un grave aumento a cui le istituzioni non sono ancora riuscite a porre rimedio.
 
INTANTO IN EUROPA E NEL MONDO…
 
Le cinque giornate di Bruxelles hanno segnato uno spartiacque, quello sì storico, per il futuro dell’Europa. L’accordo ottenuto dopo faticose trattative e l’azione determinante di Conte e del Governo Italiano è senza precedenti: 209 miliardi, 33 miliardi in più rispetto alla prima versione del Recovery Fund. Ora, la sfida strategica del nostro Paese è quello di saper utilizzare bene queste risorse, con assi chiari: giustizia sociale, innovazione verde, infrastrutture, welfare e scuola, una politica industriale nuova che dia lavoro e ci consenta di attutire i colpi della crisi più profonda dal dopoguerra. Leggere i sovranisti di casa nostra che tifavano per il fallimento dell’operazione, che avrebbbe messo in ginocchio l’Italia e l’Europa e milioni di famiglie, dà il segno ancora più evidente di quanto, per ragioni di propaganda Salvini e company spesso tifino contro gli interessi del proprio paese. Sovranisti d’accatto, proprio
 
Ha fatto molto discutere il discorso che ha tenuto la deputata democratica degli Stati Uniti Alexandra Ocasio Cortez alla Camera alla fine della scorsa settimana di cui qui vi lascio il link per vederlo. Non mi soffermo su quanto le sue parole siano state corrette, dure ma assolutamente indispensabili. Necessarie a non considerare normale, ciò che normale non è; tanto in politica quanto nella vita quotidiana, sottolineando che non si tratta solo di rispetto, ma di dignità, ad oggi spesso assolutamente non riconosciuta. C’è un evidente problema di sessismo nella società che non può esser risolto solo sperando che ci siano sempre più donne con la forza e con le possibilità di parola come la deputata Cortez: al contrario siamo noi uomini i primi che dovremmo schierarci.
 
La notizia che mi ha molto colpito è la vicenda della caserma di Piacenza: un’intera caserma dove veniva sospeso lo stato di diritto attraverso un sistema clientelare e passando per una catena di violenze ed illegalità. Tutto ciò non provoca una ferita solo al lavoro delle forze dell’ordine e alla loro credibilità, ma lascia una ombra sui meccanismi di controllo e di omertà che hanno reso così tardivo l’intervento su una situazione di gravità inaudita. Negli stessi giorni dell’anniversario del G8 di Genova, si riapre un’antica ferita, sulle violenze, sui controlli, sugli eccessi di chi ha – per legge – l’uso legittimo della forza e che è al servizio dello Stato, che deve tutelare i diritti dei singoli e far rispettare le leggi. La retorica della mela marcia quindi non può far sì che una vicenda come questa venga minimizzata: è ancora più fondamentale secondo me, prima di tutto, capire come sia stato possibile e agire con grande forza e grande trasparenza sul tema, nell’interesse della credibilità delle forze dell’ordine, della loro storia.
 
PS. Lunedì scorso la Direzione Federale del Partito Democratico del Tigullio all’unanimità ha deliberato la mia ricandidatura al Consiglio regionale nelle liste del PD, dopo aver valutato il lavoro svolto in questi cinque anni di mandato. Ne sento il peso e la responsabilità, e penso che questi giorni che ci separano dall’appuntamento del voto debbano essere l’occasione per costruire, coinvolgere, raccontare una Liguria diversa, davvero, rispetto agli anni passati. E ricostruire responsabilità e fiducia per le sfide che abbiamo di fronte.