Recco: “I margini di miglioramento di Salvini”

Da Sergio Siri, consigliere comunale Recco riceviamo e pubblichiamo

Margini e limiti

Ognuno di noi ha dei limiti, dovuti in parte alle nostre potenzialità, in parte alle contingenze, in parte alla sorte.

Probabilmete la maggior parte di noi, anche se dedicasse molto tempo e sacrificio non riuscirebbe a correre i 100 metri piani in meno di dieci secondi, probabilmente non ci riuscirebbe neppure Usain Bolt dopo una distorsione alla caviglia o una contrattura al bicipite femorale, figuriamoci se avesse passato la sua gioventù sprofondato in un divano mangiando patatine e impugnando la consolle di un qualsiasi videogioco, inconsapevole delle sue attitudini.

Potenzialità, contingenza, sorte.

Ognuno di noi ha dei margini di  miglioramento, a volte impensabili, prima che suddetto miglioramento avvenga.

Ci sono persone che hanno individuato la loro corsia preferenziale e hanno sviluppato al meglio le loro potenzialità latenti: Usain Bolt nella corsa, Caravaggio nella pittura, Dante nella poesia, Valentino Rossi nel guidare una moto, Quentin Tarantino nel dirigere un film.

La maggior parte di noi si distingue per alcune aree in cui si sente particolarmente dotato ma non a un livello così elevato da essere ricordato.

Alcune persone hanno sviluppato talenti eccezionali in aree di scarso interesse e nessuno, tranne i più prossimi, lo ricorderà.

Altri ancora stanno cercando.

Qualcuno non troverà; come il pesce, di cui parla Albert Einstein, appassionato di free climbing.

Comunque non è solo l’essere ricordato che spinge le persone a dedicare le loro energie in una particolare direzione.

Penso sia qualcosa che ha a che fare con la passione e la soddisfazione.

Scopriamo che ci piace fare una certa cosa, ci accorgiamo  della soddisfazione che ci procura e la ripetiamo più volte possibile alla strenua ricerca del rincaro di affinità, benessere e competenza che ne deriva.

Le direzioni sono infinite, i margini di progresso ampi, i limiti da qualche parte ci attendono.

Le direzioni sono infinite e ognuno di noi ne percorre parecchie diverse, alcune ci daranno riscontri succulenti, altre risultati mediocri, qualcuna alzerà una parete su cui sbatteremo il muso.

Penso che fattori decisivi siano la volontà di esplorare per comprendere e la caparbietà nel perseverare.

Su queste basi ognuno di noi avrà molte alternative e altrettante possibilità di oltrepassare quelli che credeva fossero limiti e dopo diventano opportunità.

Questo pensiero trova anche un autorevole supporto teorico nel lavoro sulle intelligenze multiple di Gardner, Erickson e altri studiosi della mente umana.

Loro prevedono la compartecipazione di intelligenze diverse, da quella linguistica a quella logico-matematica passando per quella interpersonale che riguarda la capacità di socializzazione ed integrazione e per quella intrapersonale che ha a che vedere con la comprensione di se stessi e dei propri sentimenti.

Riguardo all’evoluzione di queste ultime due intelligenze trovo che Matteo Salvini sia poco più che un bebè.

Non possiede nessuna competenza relativa alla ricchezza che proviene dalla diversità e dall’integrazione, dalla sinergia e dalla collaborazione e non conoscendo i vantaggi e la soddisfazione di una vicinanza alle persone al di là degli scopi propagandistici di se stesso, si ostina a costruire categorie a evidenziare dei distinguo illudendosi di rimanere per sempre dalla parte di quelli che scelgono e mai da quella di chi viene scelto e riducendo l’empatia a un trastullo per idealisti smidollati.

Potrei sintetizzarlo in questa quartina:

Bastasse fomentare il sovranismo

per entrare nella schiera degli eletti.

Come se colui che soffre il meteorismo

 si circondasse di aerofagici valletti.

Per non dire dell’intelligenza intrapersonale, della comprensione dei propri sentimenti.

In questo campo Salvini è proprio messo male, poverino.

Continua a cambiarsi d’abito per compiacere coloro che orbitano nel raggio di una ventina di metri, ha detto tutto e tutto il contrario per incanalarsi sempre nel flusso più conveniente e non si è accorto che, così proseguendo, ha sicuramente affinato l’arte del trasformismo o forse meglio dire del travestitismo, ma ha perso di vista la sua identità e adesso non sa più chi è e continua a ripetere come un disco rotto slogan obsoleti sulle precedenze.

Io, se da un lato la compatisco, un po’ la invidio signor Salvini perché lei ha dei margini di miglioramento che neanche riesco a immaginare, possiede una opportunità di crescita personale così vasta che neanche il fluido mortale di Blob, ha tra le mani la sua infanzia, la sua adolescenza e la sua giovinezza che non vedono l’ora di trasformarsi in maturità.

Io le auguro una piena e completa trasformazione.

Faccia presto però, che neanche lei è più di primo pelo.

Buona fortuna.