Sanità: quale svolta? Anziani, un futuro più roseo?

A mezzanotte si sono aperte le frontiere tra le Regioni e tutto sembra tornare alla normalità; dimenticando che ci sono stati lutti, disoccupazione, indigenza e incertezze.

L’apertura sarà l’occasione per ognuno di difendersi dal contagio seguendo le regole; indipendentemente dai controlli. Detto questo, il ritorno alla normalità era indispensabile in una Regione la cui industria primaria è il turismo e il suo indotto.

La domanda che ci si pone (anche nei bar dove spesso i discorsi sono più seri rispetto a quelli che avvengono in altri consessi) è: cosa cambierà nel mondo della sanità?

Ad esempio, così come si è tentato di isolare il contagio, si cercherà di prevenire (seriamente) le malattie invalidanti? La sanità pubblica assicurerà le professionalità che spesso operano privatamente? I pazienti verranno curati tempestivamente e continuativamente? Se un malato sospende una cura indispensabile, il medico di base potrà accorgersene e intervenire? I vecchi diventati inutili alle famiglie, serviranno solo ad alimentare le case di riposo?

Si discute molto di lavoro a casa; di didattica a distanza; di sviluppo di alcune industrie. Non vorremmo che nel campo della sanità si ponessero ancora come problemi i campanilismi tra ospedali; le liste di attesa. Ci auguriamo che i sindaci capiscano i problemi della gente e diventino protagonisti del cambiamento, imponendolo alle Asl. (m.m.)