Regione: attività di cava, il dibattito (2)

Dall’ufficio stampa del Consiglio regionale riceviamo e pubblichiamo la cronaca della seduta del mattino sul Piano territoriale regionale di attività di cava

Con 18 voti a favore, e 13 astenuti è stata approvata la proposta di deliberazione n. 115: “Approvazione dello schema conclusivo di Piano territoriale regionale di attività di cava e delle correlate varianti al P.T.C.P. e al P.T.C.

Il Piano Territoriale Regionale delle Attività di Cava (PTRAC) è uno strumento di pianificazione che individua le zone nelle quali può essere consentita l’attività di coltivazione di cava a cielo aperto e in sotterraneo, il deposito degli scarti di estrazione dell’Ardesia e costituisce il quadro di riferimento per l’attività di rilascio delle relative autorizzazioni. Le attività di cava impegnano direttamente circa 700 addetti e movimentano un indotto di circa 2 mila persone. Il piano contiene una disciplina progettuale e paesaggistica elaborata in collaborazione con la Soprintendenza e saranno privilegiate le modalità di coltivazione che garantiscono una migliore ricomposizione ambientale, il mantenimento di fronti rocciosi perimetrali per schermare le visuali, il metodo della coltivazione a gradoni discendenti nelle porzioni di cava che rimarranno a vista possono essere rivegetati con alberi ad alto fusto. Il Piano è dimensionato sulla domanda di inerte prevista per il prossimo decennio quantificato in circa 30 milioni di metri cubi di cui 24 milioni di calcare. C’è una riduzione del 30% del numero di areali all’interno dei quali il piano vigente prevedeva la possibilità di aprire le cave.  Per i 53 areali previsti dal nuovo Piano solo 7 areali di cava a cielo aperto subiranno un significativo incremento.  Il piano individua, inoltre, il confine del giacimento di Ardesia nell’ambito del quale è possibile chiedere l’autorizzazione regionale alla coltivazione di cava e il piano individua le aree di deposito, limitrofe agli imbocchi di cava, nelle quali è possibile depositare gli scarti di estrazione.

Luca Garibaldi (Pd) ha spiegato che il lavoro è stato oggetto di riflessioni e integrazioni nella competente commissione consiliare e ha annunciato il voto di astensione perché, «aldilà della necessità di una regolamentazione sulla materia, non sono state accolte – ha detto – alcune delle misure richieste dal gruppo e, quindi, il quadro finale non corrisponde pienamente al lavoro fatto in commissione».

Claudio Muzio (FI) ha spiegato che il Piano era atteso da anni e ha apprezzato «la modalità partecipativa con il territorio durante l’elaborazione del testo. «E’ un Piano complesso e articolato – ha detto – in cui è stato raggiunto l’obbiettivo di conciliare le esigenze ambientali, quelle legate al fabbisogno economico-occupazionale e all’assetto del territorio».

Marco De Ferrari (ilBuonsenso) ha illustrato l’ordine del giorno che è stato messo al voto al termine del dibattito, in cui si chiede il recepimento delle osservazioni avanzate nella competente commissione consiliare da alcune associazioni ambientaliste, «che – ha auspicato – potrebbero essere inserite nella fase di attuazione del piano».

Andrea Melis (Mov5Stelle) ha dichiarato che nel testo restano aspetti ancora da chiarire «in particolare per le cave presenti in alcune zone del savonese, che sono densamente abitate», e, alla luce di queste riserve, il consigliere ha annunciato l’astensione del gruppo sul provvedimento.

Francesco Battistini (Linea Condivisa) ha annunciato il voto di astensione del gruppo: «Questo Piano è solo un primo passo perché alcune proposte presentate in commissione – ha detto – non sono state recepite quindi non possiamo essere pienamente soddisfatti».

Alice Salvatore (ilBuonsenso) ha rilevato che l’attività di cava presenta le criticità sia da un punto di vista sanitario che ambientale e quindi richiedeva una normativa di riordino. Il consigliere ha ricordato, infine, che «esistono ancora cospicui fondi inutilizzati per la difesa idrogeologica del territorio».

Andrea Costa (Liguria Popolare), presidente della III Commissione, ha sottolineato il lavoro di squadra compiuto durante il dibattito nella III Commissione: «C’è stata –  ha aggiunto – anche una grande condivisione con il territorio nel rispetto delle specificità ambientali da tutelare». Secondo Costa il piano rappresenta un tassello importante che dà una risposta attesa da tempo dal settore.

Mauro Righello (Pd) ha sottolineato la complessità del lavoro svolto in II Commissione e ha annunciato il voto di astensione auspicando che «nella fase attuativa sino accolte alcune delle proposte che sono state presentate dal gruppo nella commissione consiliare».

Giovanni Boitano (Gruppo misto) ha annunciato voto favorevole perché «Il Piano rappresenta – ha detto – una positiva inversione di tendenza nel settore e tiene conto delle esigenze ambientali raggiungendo, quindi, un giusto compromesso fra istanze diverse»..

Giovanni De Paoli (Lega Nord Liguria-Salvini) ha ringraziato l’assessore al demanio Marco Scajola per il lavoro svolto «in quanto – ha detto – ha messo ordine in un settore, che andava regolamentato e che ha, fra l’altro, una forte valenza occupazionale».

Alessandro Puggioni (Lega Nord Liguria-Salvini) ha annunciato voto favorevole: «La Regione con questo Pianio ha messo ordine in questa materia tutelando, in questo modo, anche gli addetti ai lavori che avranno certezze normative, questa legge raggiunge un importante punto di equilibrio»

Lilli Lauro (Cambiamo con Toti Presidente) ha detto: «Con questa legge il centro destra dimostra la sua vocazione ambientalista e tutela i posti di lavoro. Abbiamo percorso tutta la Liguria e sono state accolte anche le osservazioni delle associazioni ambientaliste, è un provvedimento accurato, scrupoloso e che agevola il recupero del prodotto lapideo locale».

Franco Senarega (Lega Nord Liguria –Salvini) ha annunciato voto favorevole: «Questo piano garantirà anche nel futuro l’approvvigionamento di alcuni materiali indispensabili sia per l’edilizia che per le nostre le infrastrutture» .

L’assessore al demanio Marco Scajola ha illustrato il provvedimento e ha sottolineato: «L’attività estrattiva costituisce elemento strategico per l’economia regionale.  Al contempo i materiali lapidei sono una risorsa non rinnovabile da tutelare per evitarne gli sprechi e valorizzarne usi pregiati nei lavori di restauro e recupero del patrimonio storico». Secondo Scajola, «lo sfruttamento dei giacimenti peraltro deve coesistere con la tutela dell’Ambiente e del Paesaggio oltreché con la fruizione delle altre risorse del territorio». L’assessore ha rilevato anche l’importanza occupazionale delle attività di cava e la sua strategicità per il recupero e la valorizzazione delle pietre locali nell’edilizia. Scajola ha rilevato che, grazie al Piano, il numero complessivo delle cave viene ridotto perché sono accompagnati alla chiusura gli impianti obsoleti. L’assessore, infine, ha sottolineato la collaborazione con la Sovrintendenza e con il mondo ambientalista e ha annunciato un monitoraggio, anche con supporti informatici, per controllare l’attività delle cave e il rispetto delle norme previste nel piano.

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Tutela ambientale nel Piano territoriale regionale delle attività di cava

Il Consiglio regionale, con 17 voti contrari , 8 favorevoli e un astenuto ha respinto un ordine del giorno, presentato da  Marco De Ferrari e Alice Salvatore  de ilBuonenso, che impegnava la giunta a tenere conto, in fase di attuazione del Piano territoriale regionale dell’attività di cava, di tutte le indicazioni di tutela ambientale e di protezione della biodiversità, contenute nella memoria delle associazioni ambientaliste WWF Italia, Italia Nostra Liguria, Legambiente Liguria, Lipu Liguria del 12 febbraio 2020