‘Santa’: Wojtila a Villa Durazzo, un ricordo di G.P. II a 15 anni dalla morte

Da Marco Delpino riceviamo e pubblichiamo

Il 2 aprile scorso ricorrevano 15 anni dalla morte di Papa Giovanni Paolo II, mentre quest’anno ricorre il centenario della nascita.

Questi duplici anniversari ci riportano con la memoria alla visita che Karol Wojtyla (all’epoca Arcivescovo di Cracovia) compì nel Tigullio, più precisamente a Santa Margherita Ligure, due anni prima della Sua elezione al soglio pontificio avvenuta il 16 ottobre 1978.

Era il 10 settembre 1976, un venerdì, e in quei giorni, dall’8 al 15 settembre, si svolse un importante convegno internazionale di filosofia intitolato “Teoria e Prassi del pensiero di San Tommaso d’Aquino” per verificare gli aspetti del pensiero tomistico: il fenomenologico, quello storico, il teologico e quello sociopolitico. Il tutto in una duplice sede: a Genova (dall’8 al 10) e a Barcellona (dal 13 al 15). La Villa Durazzo di Santa Margherita Ligure fu scelta per una “giornata di riposo” nell’ambito della stessa sessione genovese.

A metà di quella mattina del 10 settembre, un temporale di fine stagione si abbatté sul Tigullio. Ciò nonostante, la secentesca dimora patrizia apparve, ai circa duecentoquaranta partecipanti al Congresso su, più raggiante che mai.

Gli antichi splendori dei Marchesi Durazzo rivivevano nelle quattro sale che erano state allestite per l’occasione.

All’importante assise, cui parteciparono i più illustri studiosi del mondo di San Tommaso e i cui lavori erano stati introdotti da una prolusione del prof. Vittorio Mathieu dell’Università di Torino, erano intervenuti, tra gli altri, il Padre Generale dell’Ordine dei Domenicani, il Rettor Maggiore dei Salesiani e, nella giornata sammargheritese, per conto del Cardinale Giuseppe Siri (uno dei massimi esperti della materia), l’allora teologo di fiducia Don Gianni Baget Bozzo.

Lingua d’obbligo del congresso era il francese.

La delegazione polacca, fautrice di una relazione teologica sugli aspetti umani e cristiani del pensiero tomistico, era guidata dall’allora Arcivescovo Metropolita di Cracovia Card. Karol Wojtyla.

Colui che doveva diventare il futuro Pontefice Giovanni Paolo II visitò ammirato la villa che fu dimora dei Marchesi Chiavari e Durazzo, famiglia – quest’ultima – che diede alla Chiesa romana pure un Cardinale, che fu Arcivescovo di Genova.

Durante la pausa della visita, fu allestito un buffet freddo a base di specialità liguri. Il Card. Wojtyla assaggiò e apprezzò con gusto e simpatia “un peu de tout” (come disse in francese), “di tutto un po’”.

Tra gli assaggi, alcune tartine al pésto e il tipico “panduçe zeneise”.

Il cardinale polacco rimase affascinato dalla bellezza di Santa Margherita Ligure e di tutto il Tigullio, al punto che, al termine della giornata e dopo la visita al Palazzo, dalla veranda del piano nobile ammirò entusiasta lo splendido scenario del Golfo.

Fu a questo punto che, dopo un breve colloquio svoltosi con il sindaco Raffaele Bottino (suo coetaneo), Wojtyla, rivolgendosi sempre in francese all’impareggiabile Maestro di cerimonie Cav. Augusto Turrin, chiese con insistenza di indicargli in quale direzione fosse Roma. Una volta individuatala, restò pensoso, affacciato al balcone, per oltre un quarto d’ora.

L’acquazzone della mattinata aveva spazzato tutte le nuvole. Lo scenario che si presentò alla vista del presule fu semplicemente stupendo: il sole calava timidamente dietro il Monte di Portofino, scolorando l’ambiente in tinte sempre più tenui fino ad assumere un colore turchino, lasciando dietro di sé una scia appena impercettibile.

Questa visione fu di grande suggestione al futuro Pontefice, al punto che il cardinale e il sindaco furono gli ultimi a lasciare il Salone delle Feste, dopo che il custode del Palazzo fece capire ai due che la visita era terminata e che bisognava chiudere la Villa.

Successivamente, nel tardo pomeriggio i congressisti si trasferirono, in pullman, a Portofino per una passeggiata nel Borgo; dopo di che, l’Arcivescovo di Cracovia partì alla volta di Genova, all’Arcivescovado, dov’era ospite del Cardinale Siri.

Il giorno successivo rientrò a Roma, per poi tornare in patria, saltando il prosieguo spagnolo del congresso.

L’episodio sammargheritese, sulla scorta delle testimonianze dell’allora sindaco Raffaele Bottino e del Cav. Augusto Turrin, fu ripreso nel 1980 in un articolo pubblicato sul periodico “Bacherontius” (allora “Tigullio-Bacherontius”) e fu ricordato a Papa Wojtyla, che confermò il racconto, mercoledì 17 dicembre 1980 quando una delegazione di sammargheritesi, guidata dal sindaco dell’epoca Fortunato (Nino) Milanesi, fu ricevuta in udienza in Vaticano.

Al Papa fu consegnata la fotografia della targa che il Comune aveva preparato per essere posta accanto al balcone di Villa Durazzo per commemorare lo storico avvenimento. Il testo era stato tradotto in latino da uno dei più quotati latinisti d’Italia, al quale però sfuggì un errore che lo zelante segretario papale, Mons. Stanislaw Dziwisz, fece subito notare ai presenti. Il sindaco Milanesi, imbarazzato per “l’incidente”, continuò a ribadire la perfetta traduzione. Quindi, rivolto al Pontefice, esclamò: “Santità, lo ha tra­dotto il prof. Cesare Federico Goffis!” (come dire: quello non sbaglia un colpo!).

Papa Wojtyla guardò fisso il sindaco per pochi interminabili secondi, poi esclamò: «Ah, bravo!». Ma subito aggiunse: «Però l’errore c’è ugualmente!».

La targa in marmo (nella foto), con la correzione dell’errore, è tutt’ora visibile accanto al terrazzo che guarda il mare, nel Salone degli Stucchi.

La visita a Villa Durazzo fu ulteriormente ricordata nel corso di un breve colloquio mercoledì 20 dicembre dell’anno giubilare 2000 durante un incontro in Vaticano con la presenza dello scrittore Paolo Riceputi e dell’allora Sindaco di S. Margherita Ligure Angelo Bottino (nella foto).