Chiavari: la scuola oggi

di Giuseppe Valle

Tutti i settori della società oggi sono in grave sofferenza e le conseguenze del coronavirus si sentiranno maggiormente in seguito.

Sulle famiglie con figli l’impatto dell’impossibilità di uscire si è sentito da subito. Ho raccolto la testimonianza di un’insegnante di scuola media chiavarese che rispecchia un po’ quello che stanno passando tanti che nella scuola lavorano o ne sono utenti.

“Essere docente ai tempi del coronavirus significa trascorrere molto tempo davanti al computer, per essere connessi con alunni, colleghi, dirigente; significa preparare e registrare videolezioni , caricare materiale sulla classe virtuale, assegnare compiti a distanza e ricevere lavori che saranno poi restituiti sempre attraverso Classroom…… A distanza, tutto a distanza, ma la scuola non è distanza, è comunità di persone e la sua essenza è quindi contatto, sguardi, emozioni, camminare e crescere insieme uno accanto all’altro. Questo è quello che ci piace, è il motivo per cui abbiamo scelto questo lavoro. Ma in questo momento non è possibile. Ogni giorno, dopo aver avviato la videochiamata su Meet, prima di tutto chiedo ai miei ragazzi di dirmi come stanno, come ero abituata ad ogni ingresso in aula; mi rispondono che stanno bene, ma in questa modalità non riesco a vedere i loro occhi e mi manca tanto guardarli negli occhi e percepire il loro stato d’animo. I nostri alunni però hanno bisogno di un collegamento con noi e tra di loro, sia pure in qualche modo, sia pure attraverso un surrogato, hanno bisogno di ritrovare una regolarità che scandisca le loro giornate, aiutandoli ad andare avanti con la maggior serenità possibile. È per questo che utilizziamo i mezzi a nostra disposizione e proseguiamo nella didattica online meglio che possiamo. Tutti noi ci rendiamo conto, i ragazzi per primi, del valore delle piccole, normali, monotone attività quotidiane, che prima ci pesavano tanto e a volte ci annoiavano. Tutti noi comprendiamo la necessità di riscoprire ciò che veramente è essenziale nella nostra vita. In questo periodo così particolare spesso mi sento paralizzata dal silenzio, eppure mai come ora sento il bisogno e la bellezza dell’incontro con gli altri”

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