Coronavirus: il diario di Luca Garibaldi

Da Luca Garibaldi, consigliere regionale Pd riceviamo e pubblichiamo

In questi giorni, i più difficili per molti di noi, ho letto molto. Tra l’altro, da qualche parte, ho letto che finita l’emergenza in Cina c’è stato un boom di richieste di divorzio. La notizia, piccola, in realtà racconta di più rispetto all’aneddoto giornalistico o a cosa succederà qui, nel nostro Paese. Ho pensato a quanto effettivamente questa quarantena stia mettendo in pericolo tutte le nostre certezze, ma non solo rispetto alle persone con cui molti di noi condividono questa quarantena, ma rispetto a noi stessi, rispetto a chi credevamo di essere e cosa invece ci siamo scoperti: un’Italia “metà dovere, metà fortuna”, come diceva De Gregori, come sempre nella storia, divisa tra eroismo e furbizia.
 
L’ora più buia? 
La settimana si è chiusa con l’aumento crescente dei contagiati e l’immagine di migliaia di morti, e in alcune parti del Paese ha assunto dimensioni di tragedia collettiva. Una settimana in cui ci si è misurati non solo con la crescita del contagio, ma con il rispetto delle norme di distanziamento sociale: da un lato la discussione si è concentrata sui runner, dall’altro l’appello riguardava i tanti che continuavano a dover correre al lavoro, per non perderlo, o perchè le fabbriche e le attività continuavano come prima. 
 
Nel giro di due giorni, quando si registravano più sanzionati che contagiati, si è risposto ad entrambi i temi: con l’ordinanza del 20 marzo il Ministero della Salute ha previsto nuove norme più stringenti si sono fatte più stringenti con l’idea di fondo di eliminare il più possibile le occasioni di assembramento e di possibilità di contagio rendendo omogeneo la disciplina su tutto il territorio nazionale:
 
E’ vietato l’accesso ai parchi pubblici, svolgere attività ludica all’aperto e nei giorni festivi e prefestivi e in quelli che immediatamente precedono e li seguono, è vietato ogni spostamento verso le abitazioni diverse da quella principale, comprese le seconde case utilizzate per vacanza.
E’ consentito svolgere attività motoria vicino alla propria abitazione da soli e rispettando la distanza di almeno 1 metro da ogni altra persona
Sono chiusi gli esercizi di somministrazione di bevande e alimenti all’interno delle stazioni ferroviarie, delle aree di servizio e rifornimento carburante
Rimangono aperti gli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande degli ospedali, con l’obbligo di assicurare il rispetto della distanza interpersonale di almeno un metro.
L’autocertificazione che si deve avere sempre con noi in caso di spostamenti da un comune ad un altro è cambiata e la trovate scaricabile qui: è stata inserita la voce che autocertifica che non ci si trova in regime di quarantena
 
Sabato sera, quasi a mezzanotte il Presidente del Consiglio ha annunciato che da lunedì verrà “rallentato il motore produttivo del Paese”, e nei fatti verranno consentite le attività che erogano servizi essenziali e di pubblica utilità.
Nella giornata di domenica, sono state previste norme ancora più stringenti per evitare spostamenti lungo il Paese: la regola è diventata ancora più stringente e le persone devono stare nei Comuni dove si trovano, e non spostarsi se non per ragioni di lavoro, salute e necessità.
Una scelta che non ha precedenti nella nostra storia repubblicana, e che è stata presa per la tutela del bene primario della salute pubblica. Senza salute, non c’è ripresa possibile, economica e sociale. E’ garantita la distribuzione alimentare e dei farmaci, l’assistenza sanitaria, i trasporti e le attività strategiche – banche, energia, comunicazioni, servizi postali. Il resto chiuderà, fino al 3 aprile. Qui l’elenco delle attività nel decreto appena pubblicato.
 
“Ci vuole l’esercito… No.” 
C’è molta gente che ancora non ha capito che le scelte dei singoli sono un problema collettivo, perché più ognuno rispetta le regole, meno gente muore e prima ne usciamo. 
Però, l’esercito nelle strade, l’uso disinvolto del lessico bellico che viene invocato da troppi in questi giorni, non serve: nelle emergenze e in una democrazia, dove conta la responsabilità e non il disciplinamento: l’esercito va lasciato dove deve stare, in campo per costruire ospedali, per soccorrere la popolazione, per costruire, non per tenere la gente in casa. Qui alcune mie riflessioni su questo.
 
Oltre i balconi
Gli italiani si sono svegliati patriottici e legati al tricolore, orgogliosi dei propri medici e di tutto il personale sanitario, si fanno forza l’un l’altro cantando gridando da una finestra all’altra in orari prefissati. La necessità di sentirsi una “comunità”, di condividere, di sentirsi vicini e solidali è assolutamente sana e apprezzabile: ma il rischio è che il “volemose bene” si trasformi in retorica. Mentre ci gridiamo da un balcone all’altro che andrà tutto bene e che dobbiamo stare in casa, magari viene naturale pensare che siamo tutti uguali in questa emergenza. E invece no.
Su internet ho trovato una frase illuminante: “la romantización de la cuarantena es un privilegio de clase”. Romanticizzare la quarantena è un privilegio di classe.
La quarantena non ci sta rendendo tutti uguali, anzi, funziona come amplificatore delle vecchie e nuove disuguaglianze: se vogliamo uscirne e far sì che vada tutto bene anche dopo questa riflessione non può limitarsi a inviti generali, ma dovrà essere da monito e da base di partenza per costruire una società più giusta e più equa.
 
E basta scorrere brevemente quello che facciamo in questi giorni, a partire dallo stare a casa, per capire che non è tutto uguale, neppure nel nostro Paese. Per la città di Genova, lo racconta molto bene lo studio di Genova che Osa: spazi, metri quadrati, servizi, non sono uguali. Senza gli stessi mezzi lo stare in casa non è uguale per tutti e in alcuni casi non è un privilegio.
 
Faccio alcuni brevi esempi delle distanze e delle disuguaglianze che questa crisi rende ancora più evidenti. 
 
Sanità. Ad emergenza finita sarà necessario riflettere su quello che è successo in questi anni: l’impoverimento del sistema sanitario pubblico, la sua progressiva privatizzazione,  la creazione di un sistema sanitario diverso in ogni regione. La sanità pubblica è un bene prezioso (cit.), forse il bene più prezioso che il nostro Paese ha. Ma non è uguale in tutta Italia. Nonostante pochi giorni fa si siano celebrati i 159 anni dell’Unità d’Italia, il nostro sistema sanitario abbia in realtà ancora troppe differenze, perché se c’è un Nord che non riesce a rispondere a tutte le richieste di posti letto in terapia intensiva c’è un Sud che non riuscirebbe a reggere l’impatto.
 
Scuola. In questi giorni gli studenti italiani stanno facendo lezione da casa per non perdere l’anno attraverso le piattaforme di e-learning e di didattica a distanza, che permettono di mettere in contatto gli studenti e i professori attraverso delle videochiamate, ma non tutti sono in grado di fornire un servizio fondamentale come quello scolastico ai propri figli, perché non in tutte le case è presente un computer, non in tutte le zone d’Italia esiste una connessione internet tale da reggere un così alto utilizzo. I nostri studenti, i nostri ragazzi non dovrebbero dividersi tra chi può seguire le lezioni e chi no.

Lavoro. lo ha anche ricordato, con una pronuncia che ci ha fatto sorridere per qualche secondo, il Presidente del  Consiglio Conte nel suo video messaggio la sera del 21 marzo, ringraziando chi da casa sta continuando a lavorare grazie allo smart working. C’è una parte di popolazione che può, con i mezzi che ha, permettersi di lavorare da casa attraverso lo smart working, e chi non può, c’è chi un lavoro lo sta perdendo, chi andrà in cassa integrazione, chi non sta ricevendo lo stipendio, ci sono le partite IVA e gli autonomi. Ci sono i riders, che svolgono un servizio considerato “essenziale” e rimangono senza diritti. C’è chi è ancora costretto al dilemma salute/lavoro.
 
Famiglia. “Ogni famiglia felice si assomiglia ma ogni famiglia infelice è infelice a modo suo”, è l’incipit di Anna Karenina. Vale per le famiglie, vale per le condizioni di vita: vale per i metri quadrati di spazio, per chi ha un balcone o un giardino. Per chi può permettersi di utilizzare i congedi parentali o no. Vale per l’effetto disturbante del lavoro in casa – perchè lo smart working rischia di rende impossibile il principio di lasciare il lavoro fuori dalla porta di casa. E poi, perchè la casa non è sempre un luogo sicuro; la costrizione nello stesso spazio rischia ancora di più di aumentare i casi di violenza domestica.
 
Aree interne. Qual è la possibilità di accesso ai servizi di base per la quarantena nelle aree fragili del territorio: trasporto pubblico, servizi sanitari, alimentari, reti e connessioni, a partire dal digital divide e dal fatto che per videochiamare i nonni che stanno nell’entroterra devi sperare che ci sia il segnale per farlo, come per fare alcuni tipi di operazioni, per tanti ancora abituati alla carta. C’è un’Italia fragile due volte, che rischia di rimanere fuori dall’emergenza e dalle misure di ripresa, che andranno a insistere sull’economia nel suo complesso, dai luoghi che contano, e che, senza politiche nuove, possono comportare un ulteriore separazione tra chi sta in luoghi dove è possibili essere cittadini, e altri dove è più complicato.
 
Cura Italia
Quella che stiamo affrontando è una crisi prima sanitaria e poi economica.
L’interruzione di tutte le attività – e ora, con l’ultima stretta decisa dal Governo nazionale, ancora di più – ha reso necessario l’adozione di misure straordinarie, per dare un primo sostegno attivo a lavoratori, imprese, famiglie e ai settori strategici della nostra economia.
Il Decreto Legge Cura Italia, che giustamente il Ministro per l’Economia Gualtieri ha chiamato “Decreto Marzo”, perchè è calibrato ancora sull’impatto economico di questo mese, è una operazione che parte da un principio: nessuno deve rimanere solo a causa del coronavirus. Lavoratori, imprese, famiglie, servizio sanitario nazionale, enti locali. Un ammortizzatore sociale universale, con uno stanziamento di 25 miliardi di euro, con l’attivazione di 350 miliardi di garanzie per la liquidità delle imprese: cassa integrazione straordinaria, stop ai licenziamenti, una prima tutela universale per gli autonomi, congedi parentali rafforzati, un fondo per i lavoratori colpiti dalla crisi, investimenti in sanità e protezione civile.
Qui una guida per gli aiuti previsti, su come richiederli e le circolari esplicative. Se avete dubbi e richieste,  scrivetemi.
 
Si tratta di una prima risposta, che va integrata con quelle che dovranno essere messe in campo a livello europeo e nazionale: un piano di investimenti pubblici, un secondo decreto per garantire protezione sociale ulteriore, viste le nuove misure di contenimento, e come già annunciato, un nuovo “decreto Aprile”, con cui modulare i prossimi passi.
Si è in terra incognita, in cui non ci sono ricette precostituite, ma tutte da definire.
 
Informazioni di servizio
Il Comune di Sestri Levante ha risposto alla richiesta proveniente dai sanitari impegnati nella gestione dei reparti COVID-19 dell’ospedale di Sestri Levante individuando e offrendo 20 posti letto per medici e infermieri in una struttura ricettiva cittadina, messa a disposizione dal gestore della struttura senza ricavarne alcun profitto, fino al 30 aprile. 
Il ministero della Salute aveva aperto un banco per il reclutamento di 300 medici e operatori sanitari volontari per formare una task force in questo momento di emergenza: hanno risposto in 7000, di ogni età e da ogni regione.

Vi lascio alcuni numeri telefonici che sono stati attivati in questi giorni che potrebbero esservi utili:
Numero verde regionale 800 938 883
Numero di aiuto e ascolto psicologico  3206708717 
La ricetta medica elettronica: per avere una ricetta per acquistare un farmaco non sarà più necessario andare dal medico, ma basterà chiamarlo per avere il numero della ricetta elettronica (NRE) e con quel numero e la tessera sanitaria recarsi in farmacia.
 
L’attività in Consiglio Regionale 
Le riunioni del Consiglio Regionale sono sospese ma continuiamo le nostre attività per provare in maniera collaborativa a trovare delle piccole soluzioni per fronteggiare al meglio questa crisi. In questa settimana mi sono occupato, tra l’altro, di questi temi:
Attivazione di uno sportello amico di aiuto psicologico, per tutta la Liguria, sulla falsariga dell’Asl 3. Da lunedì, la ASL 4 farà partire il suo servizio
Maggiore attenzione e precisioni nel sito di Regione Liguria e dell’azienda ALISA per quanto riguarda la campagna di informazione legata al coronavirus, inserendo anche la possibilità di avere le informazioni in più lingue
Una lettera al Governatore Toti e agli assessori competenti per chiedere di percorrerei una strada già sperimentata in regione Toscana per la fabbricazione di mascherine in tessuto non tessuto.
Abbiamo richiesto che in Liguria venga rafforzata la possibilità di sottoporre al popolazione, in primis in personale sanitario, al tampone per la verifica della positività o meno al Covid-19