“Base Balneare” lancia l’allarme per la prossima stagione

Da “La Base Balneare” riceviamo e pubblichiamo

L’emergenza Coronavirus ha provocato cancellazioni in tutte le destinazioni turistiche tanto che il fenomeno si sta propagando in modo importante in tutta Italia col conseguente crollo delle prenotazioni. Questa situazione riguarda anche le 30 mila concessioni balneari italiane, estromesse dal Governo Conte dai tavoli tecnici per fronteggiare questa situazione gravissima.

Il sistema balneare italiano vale un terzo del totale delle presenze turistiche italiane, costituendo un importante segmento del settore turistico che il Governo ha l’obbligo di tutelare, soprattutto in questo drammatico momento. A far paura è il gap normativo che ha portato in questi undici anni il nostro settore ad essere meno competitivo nei confronti di altri paesi europei come la Spagna, premiati dai rispettivi Governi con proroghe lunghe, che ne hanno favorito la crescita.

Reduci lo scorso anno da forti mareggiate e da una stagione che ha visto il 25% delle presenze in meno, oggi più che mai continuiamo a essere ostaggio dell’incertezza in cui lo stesso Governo ci ha relegato. Ad oggi, infatti, il Governo non ha indirizzato nessuna circolare ai Comuni per l’applicazione della Legge di Bilancio che lo scorso anno aveva previsto l’estensione delle concessioni per 15 anni.

A tutto ciò si aggiunge questa crisi sanitaria che avrà gravi conseguenze economiche anche nel settore turistico con migliaia di prenotazioni disdette. Secondo l’ inglese Oxford Economics: l’Italia è  tra i paesi più vulnerabili all’impatto della crisi scatenata dall’epidemia di Covid-19. Gli effetti “secondari”, che arriveranno dopo le misure di contenimento, non dipenderanno solo dall’entità delle misure stesse ma anche da fattori strutturali della nostra economia. Pertanto, è quanto mai necessario avere un intervento decisivo del Governo a protezione di un comparto così importante che compensi le perdite subite.

 In questo momento cosi difficile non possiamo non rilevare come il Governo, nel recente decreto legge cd Cura Italia, si sia assolutamente dimenticato delle aziende balneari.

Una “dimenticanza” che sminuisce il lavoro di 30 mila famiglie italiane che chiedono non aiuti economici per questa emergenza, ma la possibilità di parametrare gli investimenti con la recente legge n.145/2018  che ha posticipato  il limite delle concessioni demaniali

Non siamo comprese tra le imprese che ex comma n.2/3, art.58, che possono avvalersi della sospensione fino al 31 maggio  dei versamenti delle ritenute, contributi previdenziali, e assistenziali e dei premi dell’assicurazione obbligatoria; – non possiamo usufruire, in modo particolare i pertinenziali,  dei benefici sui canoni ex art. 62 del decreto legge perché relativi ai fabbricati accatastati come C1 ( negozi e botteghe), mentre i nostri sono nella categoria D8 (fabbricati costruiti per speciali esigenze di un attività commerciale). Perciò visto che le imprese balneari rappresentano un volano della c.d. blue economy chiediamo le necessarie correzioni del citato decreto in sede di conversione.

Solo una prospettiva pluriennale può dare agli operatori del settore la tranquillità necessaria per progettare importanti investimenti in modo tale che  i litorali italiani possano ritornare protagonisti dello scenario turistico internazionale .  Per favorire lo sviluppo dell’impresa balneare è necessario intervenire su questa insostenibile precarietà temporale: proprio nella determinazione della durata delle concessioni si ha uno squilibrio in termini di competitività con altri paesi europei come Spagna, Portogallo, Croazia che hanno ottenuto la proroga delle loro concessioni ( fino a 30, 70, 99 anni) per un tempo di gran lunga superiore alla normativa italiana ed hanno cosi avuto le condizioni minime per investire ingenti risorse private .

Per questo la Base Balneare sostiene con forza l’iter di estensione delle concessioni demaniali marittime al 2033 così come recita la norma nazionale e per fare ciò è necessario un provvedimento attuativo nazionale che imponga ai Comuni costieri il rilascio dell’estensione e  alla luce dei comportamenti messi in essere dagli Stati appartenenti all’UE che hanno negato tutti i principi comunitari di libera circolazione delle merci e delle persone , ci sembra più che mai opportuna una seria riforma del settore balneare affinché le nostre imprese possano recitare da protagonisti nello scenario turistico mediterraneo ed internazionale.