Sori: “Vice-sindaco, i Vangeli non vanno solo letti ma anche capiti”

Da Giovanni Battista Ratti riceviamo e pubblichiamo

Non occorre essere credenti per leggere con un misto di stupore e indignazione la missiva che il vicesindaco di Sori Cristiano Benvenuto, esponente di spicco della locale giunta di centrodestra e della Lega, ha inviato, in data 4 gennaio u.s., al vostro giornale a proposito della presunta compatibilità del “pensiero” che avversa gli immigrati cc.dd. “clandestini” e dell’etica legalista (quella visione morale per cui ciò che dispone la legge positiva è sempre corretto, anche quando richiede il compimento di azioni moralmente esecrabili) con i contenuti dei Vangeli.

Con la sua ricostruzione a dir poco forzata dei testi evangelici (e avulsa da qualsiasi affidabile nozione storica, giuridica e geografica: memorabili, fra tutte, l’equiparazione tra assoggettamento al censimento e possesso dei documenti di soggiorno, e la tesi per cui, nel passare dalla Galilea all’Egitto, la Sacra Famiglia non avrebbe cambiato continente), Benvenuto tratteggia, in modo tragicomico, un Cristo da border patrol, ottusamente formalista, chiuso alle richieste d’aiuto dei più deboli e difensore della più spietata legalità contro i principi morali ch’Egli stesso predica.

Evidentemente, pur ritenendoli fondamentali per la “nostra” identità, non ha letto bene i testi evangelici o, come spesso accade con le avventate letture proposte dai sovranisti nostrani, forse non li ha compresi adeguatamente.

Benvenuto cita dapprima Luca e la fuga in Egitto (sic!). Come ben sa chi ha letto i Vangeli e ha meditato su di essi, in Luca non v’è alcuna narrazione della fuga in Egitto. Tale racconto si trova in Matteo (Mt 2, 13 ss.). I teologi, peraltro, hanno spesso messo in luce l’incompatibilità dei due racconti. Nel racconto di Matteo, l’ordine (terribilmente ingiusto), emanato da re Erode, impone di uccidere tutti i primogeniti (dal punto di vista storico, taluni ritengono che la “Strage degli Innocenti” faccia riferimento alla condanna e all’esecuzione dei figli nati dalla seconda moglie Mariam insieme a centinaia di loro seguaci). La Sacra Famiglia scappa da questi provvedimenti odiosi, speranzosa (dicono ancora gli studiosi) di trovare rifugio presso la comunità ebraica di Alessandria d’Egitto per sfuggire alla polizia di Erode. La sosta nella Grotta della Natività e l’ospitalità dei pastori suggeriscono che la famiglia in fuga (migrante, per l’appunto) non potesse sostare in locali destinati ad ospitare i viandanti, poiché in essi sarebbe stata facilmente identificata e catturata dagli emissari di Erode. Com’è noto, i pastori sfidano il rischio di venire puniti e danno ricovero ai fuggiaschi.

Giova ricordare che Betlemme, all’epoca, era vicina al confine col Regno dei Nabatei, e si può supporre che i controlli fossero lì meno severi (o frequenti) che al confine con l’Egitto. La scelta di Giuseppe appare quindi mossa dalla strategia di evitare le conseguenze di un provvedimento giuridico iniquo, sfruttando la sua conoscenza dei territori dell’epoca e cercando di eludere i controlli cui presumibilmente sarebbe andato incontro alle frontiere fra regni. Ne consegue che la lettura, delineata da Benvenuto, della fuga in Egitto come esempio di adesione al formalismo legalistico in un mondo privo di frontiere è a dir poco risibile.

Successivamente, Benvenuto cita il celeberrimo “dare a Cesare quel che è di Cesare” (che si ritrova in tutti i Vangeli sinottici: Mt, 21, 22; Mc 12, 17; Lc 20, 25): un passo legato, almeno nella sua formulazione letterale, al dovere (morale, non solo giuridico) di pagare i tributi. Detto da chi milita in un partito che deve ancora restituire 49 milioni di rimborsi elettorali illegalmente intascati, e propugna la regressiva combinazione tra “pace fiscale” e flax tax, suona quanto meno ironico. In ogni caso, se leviamo lo sguardo dalla mera interpretazione letterale e dalle disavventure del tempo presente, è facile comprendere come questi passi evangelici ci inducano, non già a diventare fautori del legalismo più ottuso, bensì a distinguere tra leggi terrene (o degli uomini) e leggi ultraterrene (o di Dio).

Conviene, di conseguenza, abbandonare l’esegesi surrettizia dei passi evangelici proposta da Benvenuto ed esaminare un sottinteso del suo discorso che provoca più di un turbamento a chi conosce la parola dei Vangeli. Primo, può anche darsi che, in questo sventurato crepuscolo delle democrazie costituzionali che ci è toccato in sorte di sperimentare, non avere i documenti “a posto” schiuda, agli immigrati “non in regola”, le porte di quei moderni campi di concentramento che sono i CPR, ma sicuramente non preclude loro l’accesso al regno dei cieli. Nei Vangeli Gesù parla, principalmente, della libertà che deriva dalla speranza della salvezza della propria anima, e mai dell’obbligo di prestare una pedissequa e ossessiva fedeltà a leggi inique e persecutorie. Forse pure Benvenuto ricorderà, al riguardo, uno dei passi più famosi dell’intera storia dell’umanità: “Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli” (Mt 5, 11). In secondo luogo, v’è da notare che Benvenuto forse non si è reso conto che i Vangeli narrano, tra l’altro, la storia di un uomo che viene ingiustamente punito (con la morte) pur non avendo commesso alcun illecito. Una vicenda che non sembra essere troppo diversa, mutatis mutandis, da chi oggi viene sanzionato sulla sola base di una sua condizione personale o sociale, spesso sopravvenuta (come accade a coloro i quali, in possesso originariamente dei documenti di soggiorno, li perdono per cause a loro non imputabili, precipitando di colpo in una sorta di “limbo umano e giuridico”: una situazione propiziata, nel nostro tempo, dall’attuazione del primo dei due “decreti sicurezza”).

Nell’ottica evangelica, le tesi favorevoli alla legalità pedissequa e formalista – lungi dall’essere le tesi del Cristo – sono proprie dei persecutori, di coloro che opprimono, anche con mezzi giuridici, persone disagiate e bisognose che non hanno fatto nulla di male (in ottica contemporanea, per esempio, cancellando i permessi per motivi umanitari, smantellando le strutture che ospitano i rifugiati, chiudendo arbitrariamente i porti a chi chiede aiuto e protezione, ostacolando l’accesso alla mensa scolastica ai bimbi di cittadini stranieri mediante ordinanze comunali abiette e cervellotiche, ecc.).

Ma – si sa – Gesù raccomanda di pregare “per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti” (Mt 5, 44). Come dire, ogni ravvedimento è benvenuto!