Recco: “Migranti, auspico un ravvedimento operoso”

Da Gian Luca Buccilli, capogruppo di Civica, riceviamo e pubblichiamo

“Apprezzo l’iniziativa sull’antesmitismo, un problema che si riaffaccia con virulenza nelle cronache del nostro tempo in tanti Paesi d’Europa e del mondo intero. 
Ritengo però che non si debba mai distinguere la lotta all’antisemitismo dalla più generale ripulsa del razzismo e del pregiudizio che cataloga le persone in base alle origini, alle caratteristiche fisiche,  culturali, alla professione di fede religiosa, all’orientamento sessuale”.

Con queste parole la senatrice a vita Liliana Segre ha risposto all’invito di Matteo Salvini al convegno sulle nuove forme dell’antiemitismo organizzato a Roma dalla Lega il prossimo 16 gennaio.
Nel declinare l’invito a partecipare al convegno, la senatrice sopravvissuta ad Auschwitz ha evidenziato come la lotta all’antisemitismo non vada separata da quella al razzismo e al pregiudizio.
“Questa visione – ha spiegato Liliana Segre – mi pare tanto più necessaria in questa fase storica, nella quale le condizioni di disagio sociale spingono tanti a indirizzare la propria rabbia verso un capro espiatorio,  scambiando la diversità per minaccia”.

La senatrice a vita ha poi evidenziato i rischi legati all’imbarbarimento della società e alla necessità di “fare qualcosa ciascuno nel proprio ambito e a partire dalla propria sensibilità, per farvi argine”.

Fare argine rispetto a chi arriva al punto di inserire nel suo programma elettorale la dismissione di un progetto di responsabilità sociale, attraverso il quale sono state accolte e integrate cinque famiglie composte da persone titolari dei requisiti di rifugiati e richiedenti asilo.
Fare argine rispeto a chi, per valutare la bontà di un’istanza, distingue le firme raccolte a sostegno della stessa in ragione della residenza dei firmatari. 

Il 27 gennaio è la ricorrenza della data che ha visto, nel lontano (ma non troppo, a quanto pare) 1945 l’apertura dei cancelli di Auschwitz da parte delle forze armate di liberazione. 
All’interno di quei cancelli furono tradotte con la forza persone “prelevate casa per casa” dagli aguzzini nazisti e dai loro complici (in Italia le famigerate squadracce fasciste).
Questa odiosa terminologia fu usata proprio a Recco da Matteo Salvini quando, invocando per se pieni poteri, prometteva di utilizzarli anche per andare alla ricerca dei migranti (a suo dire clandestini) “casa per casa”.

Auspico in un ravvedimento operoso del sindaco Carlo Gandolfo e sarebbe bello che ciò accadesse prima di questa data evocativa di tanti significati.
Farebbe bene Carlo Gandolfo a porre fine alla “conta” tra firmatari residenti in diverse località del Golfo Paradiso.
Si tratta di un esercizio sterile, privo di logica.
Farebbe bene, Carlo Gandolfo, a rivedere almeno su questo i contenuti del patto elettorale che lo rende succube della Lega.

Qualora questo accadesse, celebrare la Giornata della memoria a Recco tornerebbe ad acquisire un significato autentico.