Recco: “Disattivato il servizio dell’auto medica”

Da Gian Luca Buccilli, Capogruppo di Civica, riceviamo e pubblichiamo

Con decorrenza primo dicembre 2019, presso il presidio sanitario di Recco è stato disattivato il servizio dell’auto medica con il sanitario a bordo.
In caso di chiamate di emergenza l’autovettura dovrà arrivare da altri presidi sanitari, quali l’Ospedale di Lavagna o il San Martino di Genova.

Dal Direttore del Dipartimento di Emergenza giungono rassicurazioni del tenore: “faremo di tutto per ripristinare al più presto un presidio con automedica a Recco”.
Ma ciò che desta sconcerto è la motivazione fornita per giustificare il disservizio: “mancanza di personale a causa di tre sanitari infortunati”.

Non mi appassiona l’idea di alimentare polemiche e non intendo di certo mettere in discussione le prerogative a tutela dei lavoratori.
Credo che vadano “ripensati” i contenuti della spesa sanitaria e ci si debba interrogare sulla capacità di intercettare i bisogni primari dei cittadini.

L’offerta sanitaria pubblica nel Golfo Paradiso è oggi garantita attraverso una piastra ambulatoriale attivata dopo la chiusura dell’Ospedale S. Antonio, successivamente implementata nella superficie degli spazi messi a disposizione (22 stanze) e nel numero delle specialità (18).
Si resta in attesa che vengano avviati i lavori di ristrutturazione del plesso sanitario di Recco che dovrà ospitare una Rsa di prima fascia, come richiesto dalla Conferenza dei Sindaci con un documento inviato il 7 luglio 2016 all’Assessore regionale alla Sanità.
Le esigenze “mappate” dal territorio nonché dai medici di medicina generale, sono quelle di vedere garantita “la stabilizzazione clinica del paziente dopo l’evento acuto e il sollievo alla famiglia in assenza di condizioni di supporto assistenziale adeguato; la riabilitazione del paziente dopo un evento patologico acuto, qualora vi sia un potenziale riabitativo ed il relativo trattamento  non possa essere effettuato a domicilio”.

Non è infrequente che un paziente, dimesso da una struttura ospedaliera come da protocollo, necessiti ancora di attenzioni sanitarie.
La degenza in una struttura come quella invocata dal territorio potrebbere svolgere quel ruolo di accudimento che, esaurita la fase acuta, la persona ancora richiede.
Si tratta di esigenze molto incalzanti nell’area del Golfo Paradiso, ove è alta la percentuale di persone anziane, spesso sole e autosufficienti a condizione che siano in buona salute.
Quella richiesta dalla Conferenza dei Sindaci si configura come una “casa della salute”, dotata di trenta posti letto, con una caratterizzazione sanitaria di medio profilo e con ricoveri a carattere temporaneo, la cui quota sanitaria e quella alberghiera sono da intendersi a carico del.soggetto pubblico nei primi sessanta giorni di degenza.

Il nuovo Sant’Antonio di Recco sarà organizzato in termini tali da soddisfare le esigenze che provengono dal territorio?
Come recita la canzone di Lucio Battisti: “lo scopriremo solo vivendo….”

Sono trascorsi sei mesi da quando è intervenuta l’aggiudicazione definitiva, ad esito della seconda procedura ad evidenza pubblica (la prima gara è andata deserta).
L’impresa vincitrice non ha ancora fatto pervenire al protocollo del Comune il progetto di ristrutturazione, per poi ottenere il rilascio del permesso edilizio.
Nel mentre il plesso sanitario di Recco, ancora oggi (e chissà ancora per quanto), risulta parzialmente inutilizzato.