Camogli: “I selvaggi? Non sono mai esistiti”

Testo e foto di Gian Maria Bavestrello

Da Piero Angela il testimone di Piazza Battistone passa allo storico Alessandro Barbero. Anche per lui il Festival della Comunicazione coincide con un prevedibile bagno di folla che fa da controcanto a una vivace conferenza su “La civiltà e i selvaggi”.

Mantenendo fede al suo stile semplice nella forma e illuminante nella sostanza, Barbero smonta alcuni miti e pregiudizi diffusi.

Uno sul presunto tramonto dell’Occidente, idea che risale al saggio di Oswald Spengler del 1918. “Non esiste uno schema prefissato che possa spiegare la nascita e il declino di tutte le civiltà che si sono alternate nel corso della storia: troppo forte è l’importanza del caso”. 

Il secondo, invece, mette nel mirino l’idea che i popoli che dal ‘700 abbiamo chiamato “selvaggi” fossero effettivamente “primitivi”: “Il selvaggio così come lo abbiamo immaginato non è mai esistito. Le lingue degli indiani d’America, per esempio, erano molto più complesse dell’inglese odierno, e le testimonianze dell’epoca indicano che la loro fu una società caratterizzata da etichette e consuetudini rigidissime”.