Camogli: carceri, contro la recidività servono misure alternative

Testo e foto di Gian Maria Bavestrello

La condizione e il ruolo delle carceri come misura di una civiltà. Un argomento scomodo quello affrontato oggi pomeriggio in Piazza Battistone (dove alle 19.00 è atteso anche Mario Calabresi) dall’ex magistrato Gherardo Colombo e il procuratore aggiunto a Milano Alberto Nobili, protagonisti di un dibattito moderato da Luigi Ferrarella, firma del Corriere.

Fil rouge della conferenza il dato che vuole il 70% di chi sconta la pena in carcere tornare a delinquere una volta fuori. “Il carcere è davvero necessario per tutti?”, si è chiesto Alberto Nobili invocando una pena di qualità: la detenzione per chi è oggettivamente pericoloso, misure alternative e opportunità lavorative per altre categorie come tossicodipendenti e migranti.

Sulla stessa linea d’onda Gherardo Colombo: “Progressivamente il numero delle persone che sconta la pena fuori dal carcere aumenta di anno in anno e contemporaneamente diminuisce il numero di reati, a partire da quelli più gravi. Dunque non c’è relazione fra ricorso alla prigione, diminuzione della criminalità e aumento della sicurezza sociale. Anzi è vero il contrario se il 70% dei detenuti è recidivo”.