Portofino: opera di Gianni Depaoli al Museo del Parco

Da Serena Mormino, Curatrice e Critica d’Arte riceviamo e pubblichiamo

 Sabato 14 Settembre 2019 il Museo del Parco di Portofino, Centro Internazionale Scultura all’Aperto presieduto da Daniele Crippa, e curato da Serena Mormino, in collaborazione con Amarte, si arricchirà di una nuova opera scultorea, “Oceani 2.0” di Gianni Depaoli.

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Mare, oceani, salvaguardia delle specie protette e della natura che dovrebbe abbracciarle ed invece sempre più le scaccia come fossero rifiuti per accogliere lo scarto della attuale civiltà. In un momento in cui finalmente sembra che la comunicazione si dedichi anche all’importante tematica della presa di coscienza della nostra madre terra, impossibile non consacrare al Museo del Parco di Portofino, accanto ai famosi oli di J. Beyus, colui che da anni ormai trasforma elementi organici in Arte.

Gianni Depaoli, con la spontaneità e forza tipica di autodidatta privo di barriere, ma desideroso di dare vita alla propria attitudine comunicativa ed artistica, fa suo il mondo ittico che ben conosce sin da infante, per “constatare” con determinata eleganza la necessità di attenzione e cambiamento.

Trasforma un elemento organico naturalmente decomponibile, in fossile prezioso, attimo eterno di Arte. Lontano dall’uso di materiali derivati, da quegli elementi che soffocano la nostra Terra, dimostra che l’uomo ha il dovere di preservare e conservare.

In un processo diametralmente opposto alle abitudini quotidiane dei più, Depaoli, rende preziosi veli di natura, stende come foglia oro pelli di pesce; chirurgo plastico dell’Arte, sperimenta resine capaci di bloccare il colore naturale della sua materia; testimonia, con scritti come mappe scientifiche, i suoi gioielli dell’Arte.

Dimostra che anche materiali organici destinati allo smaltimento prima e alla decomposizione poi, siano in realtà degni di essere nobilitati, perché elementi generati dalla mano suprema di Madre Natura, esattamente come i nostri stessi corpi.

Le sue grandi tele ed installazioni hanno sembianze di acquarelli e sete eteree; antiche carte geografiche e pergamene; pelli preziose da proteggere, in realtà celano attimi congelati di vita.

Oceani 2.0 testimoni di un nuovo modo di vivere il nostro bene più prezioso, consapevoli del rischio a cui per secoli abbiamo sottoposto la nostra stessa esistenza, “connessi” al presente per postare non più secondi di mera apparenza intangibile, ma quegli attimi lunghi eternità di cui è fatta la Vita.

Serena Mormino

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L’opera entrerà ufficialmente nella collezione permanente del Museo, accanto alle celebri opere di Alviani, Arman, Atchugarry, Angi, Basso, Beuyes, Bressani, Ceccobelli, Chiari, Cogorno, Corner, Costa, Cracking Art Group, De Molfetta, Depero, Dorfles, Fiume, Fontana, Galliani, Guttuso, Kosice, Marangoni, Marchegiani, Mondino, Patterson, Pignatelli, Polesello, Pomodoro, Man Ray, Rotella, Spoerri, M. Thun, Tolomeo, Vautier, Vigo, solo per citare alcune tra le oltre duecento opere presenti in questo prezioso scrigno di arte e natura.

La collezione museale è in un continuo ed importante arricchimento, affiancando sempre più la tradizione artistica italiana e straniera del Novecento all’arte di questo nuovo millennio, in un luogo dove la natura, unica vera sovrana del mondo, ha generosamente e sapientemente creato un luogo di rara bellezza e fascino.

L’intervento umano, in questo luogo incantato, difende la bellezza paesaggistica e culturale, offrendo al pubblico un’altra rara ricchezza… l’Arte. Nel corso di più di vent’anni è stato creato un connubio talmente perfetto tra vegetazione ed espressione artistica, da renderle un’unica identità, dimostrando che l’Arte ha una capacità quasi divina e, quindi, il dovere di rendere omaggio alla vita.

 

Depaoli al lavoro