Politica: “Ecco il quadro nazionale e le vie d’uscita”

Da Luciano Port riceviamo e pubblichiamo

Capitan Fracassa, chiamato anche Capitan Spaventa, ha origini liguri e rappresenta la caricatura del soldato di ventura, fifone, sbruffone e spaccone.

Vuole a tutti i costi averla vinta e fare fortuna, ma alla fine viene deriso e conclude ogni sua avventura a suon di botte.

Capitan Fracassa (o Capitan Spaventa) racconta sempre storie incredibili, a cui crede solo lui, e nei fatti finisce per scontrarsi con la sua stessa natura di vigliacco.

Compagna fedele di Capitan Fracassa (o Capitan Spaventa) è una pesante e grossa spada che trascina rumorosamente e in modo impacciato, che tuttavia utilizza poco: combatte di più con la lingua.

Le cronache ci rimandano sovente ai Capitan Fracassa (o Spaventa) che deliziano le cronache politiche quotidiane.

Vanno prese per il verso del ridicolo, ridendoci sopra, o vanno valutate per il pericolo reale che rappresentano per l’Italia?

Io propendo per la seconda ipotesi: lasciare l’Italia completamente nelle mani di certi personaggi potrebbe rappresentare un azzardo di cui si  potrebbero pentire amaramente anche coloro che (magari in buonafede) gli attribuissero il consenso.

Il programma di futuri governi sovranisti (o nazionalisti) a guida LEGA e FDI come primo obiettivo  avrebbero quello di far uscire il Paese dall’Euro (vedi Borghi Italia Oggi 15/02/2019 “Italia fuori dall’Euro” e Bagnai Il Giornale.it 11/06/2019 “L’Euro catastrofe annunciata” entrambi esponenti leghisti ) con drammatiche ricadute simili a quelle dell’Argentina: borsoni pieni di lirette per comprare un chilo di pane….

Ma preoccuperebbe anche il futuro assetto dello Stato:

Un maggioranza sovranista a guida Salvini e con ruota di scorta Meloni con dichiarati intenti di sovvertire l’attuale sistema potrebbe:

Intestarsi la scelta del futuro Capo dello Stato alla scadenza del 2022

Decidere l’elezione della Corte Costituzionale (membri eletti per 1/3 dal Presidente della Repubblica 1/3 dal Parlamento in seduta comune a maggioranza di 2/3 e poi dei 3/5 e 1/3 dalle Supreme Magistrature

Decidere la nomina del Capo di Stato Maggiore della Difesa la cui nomina avviene con Decreto Presidente della Repubblica su deliberazione del Consiglio dei Ministri; dal Capo di Stato Maggiore della Difesa dipendono: Capo di Stato Maggiore dell’Esercito italiano, della Marina Militare, dell’Aeronautica Militare, il Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri e il Comandante Generale della Guardia di Finanza.

Dar corso a molte altre azioni volte a modificare un sistema che, ad oggi, garantisce pesi e contrappesi fra i diversi organi e istituzione dello Stato così come previsto dall’attuale Carta Costituzionale.

Inoltre la dichiarata posizione e impostazione politica anti europeista ci condurrebbe fatalmente fuori dall’Europa e sempre più nelle mani dei vertici russi per cui la Lega non nasconde smaccate simpatie!

Se vogliamo il M5S ha rappresentato, seppur in una alleanza anomala, una funzione di argine alle mire salviniane sul Paese e alle politiche antieuropeiste.

Se quindi martedì alle comunicazioni di Conte non ci saranno dietro front del “capitano” e si dovesse certificare una crisi e susseguente fine del governo giallo-verde proprio dall’Europa si dovrebbe ripartire.

Proprio da quella maggioranza – definita dall’autorevole Presidente Romano Prodi “coalizione Orsola” dal nome di   Ursula von der Leyen nuovo presidente della Commissione Europea – che ne ha permesso l’elezione.

Non si deve avere per forza la vocazione all’opposizione o la vocazione al governo.

Come affermato dal Capogruppo dem alla Camera Graziano Del Rio il Pd deve essere  pronto ad un patto di legislatura con M5s ma solo se di largo respiro, in caso contrario è meglio tornare alle urne. L’accordo può essere complicato e, se ci sarà, andrà fondato sul bene degli italiani. E non va certo fatto a tutti i costi. Bisogna partire dal lavoro, dalla riduzione delle tasse ai lavoratori dipendenti, dal salario minimo legato alla riforma della rappresentanza sindacale, dalla parità salariale tra uomini e donne. E poi, una vera e propria agenda di transizione ecologica. Con un accordicchio di basso profilo non andremmo da nessuna parte. Quindi, o si fa un accordo di largo respiro in grado di opporre una visione diversa a quella della destra-destra oppure è meglio andare a votare. Si può fare solo nella chiarezza e non per forza.

Quindi vanno dette le cose con chiarezza, evidenziando tutti i pericoli che si corrono permettendo, magari per ignavia o per singole convenienze, l’installazione in Italia di una governo reazionario e populista.

Populismo non come il Movimento politico-culturale che si sviluppò nella Russia tra la fine del sec. XIX e l’inizio del XX, aspirante a una sorta di socialismo rurale ma un populismo di destra  sempre alla ricerca di un capro espiatorio, con l’obiettivo della disinformazione, della manipolazione dell’informazione e pervaso da un diffuso euroscetticismo.

Questo va detto e scritto anche a beneficio di coloro che magari per ignoranza (inteso come mancanza di conoscenza) si sentono attratti da questi imbonitori, e in buona fede sono pronti a seguire e a votare a favore di progetti e propositi di cui in seguito potrebbero essere le prime vittime.

Già a marzo del 2018 il partito Democratico si autocondannò all’opposizione e all’irrilevanza sognando “pop-corn per tutti”; non ripetiamo oggi lo stesso errore di allora! Siamo il secondo partito del Parlamento italiano, svolgiamo il nostro ruolo fino in fondo aiutando il Presidente della Repubblica nella difficile impresa di salvare la legislatura.

Ad andare al voto, finché riusciremo a garantirci la democrazia nata dalla lotta di Resistenza, c’è sempre tempo!