Chiavari: mostra di Marco Zuccheri alla Galleria Busi

Dalla Galleria Cristina Busi di Chiavari riceviamo e pubblichiamo

Mostra di Marco Zuccheri

Inaugurazione sabato 6 luglio ore 17

Galleria Cristina Busi
Via Martiri della Liberazione 195/2
Chiavari (GE)

venerdì, sabato, domenica 10/12 – 17/20 e su appuntamento 0185 311937

Nato a Chiavari nel 1966, Marco Zuccheri, ha una formazione da autodidatta, stimolata dal nonno pittore e coltivata negli atelier degli amici artisti di quest’ultimo. Interessato agli studi sul colore di Itten, Zuccheri elabora la sua personale riflessione sulla monocromia a partire dall’osservazione diretta dei capolavori del passato: dalla Tempesta del Giorgione, ai dettagli dei quadri del Tintoretto e di Piero della Francesca, a Turner e a Böcklin. La sua attività espositiva comincia nel 1998, con una mostra personale a Torino alla Galleria La Telaccia di Torino a cui seguono, nel 2000, il premio Arte Mondadori della fondazione Mazzotta di Milano e, più recentemente, una collettiva al Museo di Belle Arti di Castellón de la Plana (Valencia).

La linea analitica secondo Zuccheri

“Perché sono i vuoti che bisogna saper costruire”, diceva un grande architetto; “la scultura si fa per levare”, sosteneva Michelangelo; “l’arte è l’eliminazione del superfluo”, ribadiva Picasso e anche scrivere è come scolpire: bisogna saper togliere. Pittura secondo Marco Zuccheri è infatti sottrazione: di forme e di colori. Dopo aver a lungo limato, graffiato, velato e tolto, azzerato tutto; anche il colore, finché non rimane il non colore: i neri, i bianchi e i grigi. Polveri di graffite, cere spazzolate, levigate, meditate mediamente – festina lente – per tre anni, qualche volta un po’ di più, qualche volta un po’ di meno. Non è questo che ha importanza. Le superfici stressate, sempre graffiate, qualche volta persino bucate non sono, per contro, mai logore né corrose. La pittura di Marco Zuccheri è consumata, essenziale, ridotta all’osso. Ai suoi grafemi e ai suoi fonemi ai quali non c’è niente da aggiungere: una “lingua viva” aveva detto uno dei più grandi, Arturo Martini. Vuoti profondi, pieni di luce. Vuoti pieni. Come quando si guarda dentro i quadri dei maestri del Rinascimento. Perché quando si è tolto qualcosa non si può più aggiungerlo. Il resto è superfluo per definizione. Quel che resta è una forma d’arte compiuta, quella dei grandi artisti appunto. Sullo sfondo c’è il fare pittura dei maestri incontrati nello studio del nonno che pure dipingeva e dei suoi amici artisti, come Giacinto Galbiati, a lungo frequentato da Zuccheri quand’era bambino. Ci sono gli altri pittori che, come Pierluigi Lavagnino, nel Tigullio, zona di residenza dell’artista qui presentato, hanno vissuto. Ma più ancora c’è l’eco lontana e profonda di quella linea analitica dell’arte moderna che Filiberto Menna a suo tempo aveva raccontato e che oggi, con le nuove opere di Zuccheri, riaffiora con una potenza di cui non ci si ricordava forse più. Raffaella Fontanarossa – maggio 2019