Rapallo: depuratore, ecco la sentenza del Consiglio di Stato

Il depuratore di Rapallo, in attesa entrare in funzione, macina ricorsi al Tar e controricorsi al Consiglio di Stato di cui pubblichiamo l’ultima sentenza che giudica improcedibili le richieste di 140 residenti  e Dalla “Verdi Ambiente Società”. E mentre la costruzione del depuratore prosegue, al Tar arriva un nuovo ricorso.

Di seguito la sentenza

 

SENTENZA

Sul ricorso di registro generale numero 5533 del 2013, proposto dalla signora Anna Nascimbene, rappresentata e difesa dagli avvocati Roberto Damonte e Ludovico Ferdinando Villani, con domicilio eletto presso lo studio dell’avvocato Silvia Villani, in Roma, via Asiago, n. 8.

contro

Il Comune di Rapallo, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dagli avvocati Luigi Cocchi e Gabriele Pafundi, con domicilio eletto presso lo studio dell’avvocato Gabriele Pafundi, in Roma, viale Giulio Cesare, n. 14/4.
La Città Metropolitana di Genova (in qualità di successore ex lege della Provincia di Genova), in persona del Sindaco Metropolitano pro tempore, rappresentato e difeso dagli avvocati Gabriele Pafundi, Carlo Scaglia e Valentina Manzone, con domicilio eletto presso lo studio dell’avvocato Gabriele Pafundi, in Roma, viale Giulio Cesare, n. 14/4.

nei confronti

La Regione Liguria, in persona del Presidente pro tempore, rappresentato e difeso dagli avvocati Michela Sommariva e Gabriele Pafundi, con domicilio eletto presso lo studio dell’avvocato Gabriele Pafundi, in Roma, viale Giulio Cesare, n. 14/4.
La s.p.a. Mediterranea delle Acque, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dagli avvocati Giulio Bertone, Gabriele Pafundi e Daniela Anselmi, con domicilio eletto presso lo studio dell’avvocato Gabriele Pafundi, in Roma, viale Giulio Cesare, n. 14/4.
La s.p.a. Idro Tigullio, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dagli avvocati Daniela Anselmi, Giulio Bertone e Gabriele Pafundi, con domicilio eletto presso lo studio dell’avvocato Gabriele Pafundi, in Roma, viale Giulio Cesare, n. 14/4.
La s.p.a. Ireti (succeduta alla s.p.a. Iren Acqua Gas), in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dagli avvocati Gabriele Pafundi, Daniela Anselmi e Giulio Bertone, con domicilio eletto presso lo studio dell’avvocato Gabriele Pafundi, in Roma, viale Giulio Cesare, n. 14/4.
La Soprintendenza per i beni architettonici e per il paesaggio della Liguria, in persona del Soprintendente pro tempore, il Ministero per i beni e le attività culturali in persona del Ministro pro tempore, il Comando provinciale dei Vigili del Fuoco di Genova in persona del Comandante pro tempore, il Ministero dell’interno, in persona del Ministro pro tempore, l’Agenzia del Demanio, in persona del Direttore pro tempore, l’Agenzia delle Dogane, in persona del Direttore pro tempore, l’Ufficio Circondariale Marittimo di S. Margherita Ligure, in persona del legale rappresentante pro tempore, la Capitaneria di Porto, in persona del legale rappresentante pro tempore, tutti rappresentanti e difesi dall’Avvocatura generale dello Stato, domiciliati in Roma, via dei Portoghesi, n. 12.
La Aato della Provincia di Genova, il Comune di Zoagli, la Asl 4 Chiavarese, l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente (A.r.p.a.l.), la s.p.a. Acque Potabili, la s.p.a. Telecom, la s.p.a. Italgas, la s.p.a. Enel, i signori Angelo Canepa, Silvia Soppa, Enzo Luppi, Luigi Abrescia e Anna Piccirillo, tutti non costituiti in giudizio.

Sul ricorso di registro generale numero 8589 del 2013, proposto dai signori Franca Ottonello, Pierluigi Ottonello, Angelo Gobbi, Elisa Maria Devoti, Alessia Bertuzzi, Bruno Giambarrasi, Marina Assereto, Armanda Bottazzi, Salvatore Pocorobba, Nicola Pocorobba, Gianna Carla Nerazio, Raffaella Brazzini, Giacomo Maggiolo, Maria Alessandrino, Vincenzo Buonanno, Francesco Guglielmo Buonanno, Fabrizia Gneis, Santina Cataudella, Salvatore Distaso, Rina Spagni, Maria Viacava, Angela Porta, Francesco Baldi, Renata Bice Marisa Ottonella, Maria Grazia Florio, Mauro Noberini, Beatrice Noberini, Edvige Masala, Giuliano Godani, Pietro Giovanni Torosani, Anna Corvi, Matteo Vanzini, Arlene Tanael, Rosalba Maria Merlino, Fenita Malatesta, Filippo Merlino, Piero Oneto, Nicoletta Arata, Roberto Travi, Roberto Venuti, Enrica Garibotto, Giancarlo Abeli, Agnese Noce, Dina Gottardi, Vanessa Di Malta, Sara Martina, Rosalia Pizzo, Angelo Pitarresi, Salvatore Pitarresi, Letizia Temini, Nice Panisi, Maria Angela Figari, Alfio Antonio Zanforlini, Giovanni Solari, Marco Di Mattei, Rosanna Benasso, Antonella Demattei, Luciana Macchiavello, Diego Pallavicini, Isola Assereto, Paola Malpeli, Salvatore Mantelli, Maria Mosca, Olga Macchiavello, Tiziana Rosso, Germana Dondero, Salvatore Soffietto, Bruna Rossato, Paolo Co’, Gabriella Fattori, Patrizia Cioli, Angelo Brambilla, Mafalda Lertora, Daniela Colman, Maria Luisa Ardito, Alessandro Bonon, Massimo Giovanelli, Antonella Roncagliolo, Liliana Barlaro, Giobatta Tassara, Tamara Vigano’, Susanna Beatrice Taverna, Kalam Abu, Marco Martini, Maria Elisabetta Arpinati, Franco Garibaldi, Ahlaya Chornohach, Cosmo Lucido, Salvatore Romeo, Maria Ratto, Caterina Valenti, Dalida Iannotta, William Cucco, Giorgio Appennini, Maria Camilla Bianchi, Debora Fraccaroli, Mauro Barra, Giovanni Lattanzio, Silvana Taietti, Sergio Vanzini, Paola Camerini, Daniele Romualdo Vigorelli, Maria Angela Fasani, Patrizia Vigorelli, Claudia Camboni, Rina Cortellazzi, Iris Manzo, Luisa Chichizola, Anna Maria Begagli, Giorgio Allegri, Everardo Amati, Placido Mariani, Luisa Roncagliolo, Virgilio Mariani, Giulia Fornaciari, Rosa Grande, Rita Palmas, Giancarlo Sacchetti, Alessandro Sacchetti, Vincenza Spatafora, Maria Baldi, Maria Era, Sergio Baldi, Antonella Mascardi, Erika Vanzini, Elisa Pelosin, Carlos Humberto Popoli, Pierluigi Biagioni, Klodian Zemblaku, Ugo Achille Sampietro, Viorica Bicazan, Daniele Malmusi, Mirella De Franceschi, Maria Protti, Giuseppina Drisaldi, Donatella Deferrari, Andrea Introini, Piergiosuè Guerini, Alberto Biffi e Roberto Volvera, tutti rappresentati e difesi dagli avvocati Daniele Granara e Federico Tedeschini, con domicilio eletto presso lo studio dell’avvocato Federico Tedeschini, in Roma, largo Messico, n. 7.

contro

Il Comune di Rapallo, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dagli avvocati Luigi Cocchi e Gabriele Pafundi, con domicilio eletto presso lo studio dell’avvocato Gabriele Pafundi, in Roma, viale Giulio Cesare, n. 14/4.

nei confronti

La Città Metropolitana di Genova (in qualità di successore ex lege della Provincia di Genova), in persona del Sindaco Metropolitano pro tempore, rappresentato e difeso dagli avvocati Gabriele Pafundi, Carlo Scaglia e Valentina Manzone, con domicilio eletto presso lo studio dell’avvocato Gabriele Pafundi, in Roma, viale Giulio Cesare, n. 14/4.
La Regione Liguria, in persona del Presidente pro tempore, rappresentato e difeso dagli avvocati Michela Sommariva e Gabriele Pafundi, con domicilio eletto presso lo studio dell’avvocato Gabriele Pafundi, in Roma, viale Giulio Cesare, n. 14/4.
La s.p.a. Mediterranea delle Acque, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dagli avvocati Giulio Bertone, Gabriele Pafundi e Daniela Anselmi, con domicilio eletto presso lo studio dell’avvocato Gabriele Pafundi, in Roma, viale Giulio Cesare, n. 14/4.
La s.p.a. Idro Tigullio, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dagli avvocati Daniela Anselmi, Giulio Bertone e Gabriele Pafundi, con domicilio eletto presso lo studio dell’avvocato Gabriele Pafundi, in Roma, viale Giulio Cesare, n. 14/4.
La s.p.a. Ireti (succeduta alla s.p.a. Iren Acqua Gas), in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dagli avvocati Gabriele Pafundi, Daniela Anselmi e Giulio Bertone, con domicilio eletto presso lo studio dell’avvocato Gabriele Pafundi, in Roma, viale Giulio Cesare, n. 14/4.
La Soprintendenza per i beni architettonici e per il paesaggio della Liguria, in persona del Soprintendente pro tempore, l’Agenzia del Demanio, in persona del Direttore pro tempore, l’Agenzia delle Dogane, in persona del Direttore pro tempore, il Provveditorato interregionale delle opere pubbliche delle Regioni Lombardia e Liguria, in persona del Provveditore pro tempore, tutti rappresentati e difesi dall’Avvocatura generale dello Stato, domiciliati ex lege in Roma, via dei Portoghesi, n. 12.
La Aato della Provincia di Genova, il Comune di Zoagli, la Asl 4 Chiavarese, l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente (A.r.p.a.l.), la s.p.a. Acque Potabili, la s.p.a. Telecom, la s.p.a. Italgas, la s.p.a. Enel, i signori Angelo Canepa, Silvia Soppa, Enzo Luppi, Luigi Abrescia e Anna Piccirillo, tutti non costituiti in giudizio.

per la riforma

della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per la Liguria, Sezione I, n. 585 dell’8 aprile 2013, resa tra le parti, concernente la localizzazione e la realizzazione di un impianto di depurazione per il trattamento primario e secondario delle acque reflue.

 

Visti i ricorsi in appello e i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio del Comune di Rapallo, della Città metropolitana di Genova (succeduta alla Provincia di Genova), della Regione Liguria, delle società Mediterranea delle Acque, Idro Tigullio e Ireti (succeduta alla Iren Acqua Gas), della Soprintendenza per i beni architettonici e per il paesaggio della Liguria, del Ministero per i beni e le attività culturali, del Comando provinciale dei Vigili del Fuoco di Genova, del Ministero dell’interno, dell’Agenzia del Demanio, dell’Agenzia delle Dogane, dell’Ufficio circondariale marittimo di S. Margherita Ligure, della Capitaneria di Porto e del Provveditorato interregionale per le opere pubbliche;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore, nell’udienza pubblica del giorno 24 gennaio 2019, il consigliere Daniela Di Carlo e uditi per le parti gli avvocati Roberto Damonte, Gabriele Pafundi, Daniela Anselmi, Giulio Bertone e Daniele Granara e l’avvocato dello Stato Marina Russo;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

 

FATTO e DIRITTO

La controversia riguarda l’impugnazione degli atti della serie procedimentale preordinata alla localizzazione e alla realizzazione, nel territorio del Comune di Rapallo, in località Ronco, di un impianto per la depurazione e il trattamento primario e secondario delle acque reflue.

L’impianto è destinato a sostituire quello, risalente al 1938, e limitato al solo trattamento primario dei reflui, localizzato alla via Betti, in pieno centro cittadino, considerato oramai vetusto e non conforme rispetto alla disciplina di settore di cui al D.lgs. n. 152/2006 (che ha recepito la Direttiva 91/271/CEE) e alla normativa tecnica di cui all’Allegato IV della delibera del Consiglio dei Ministri 4 febbraio 1997.

1.1. In considerazione di una procedura di infrazione europea, che aveva imposto il limite del 31 dicembre 2015 per pervenire all’adeguamento dell’impianto, l’amministrazione comunale di Rapallo aveva, dapprima, deciso di edificare l’impianto di trattamento secondario accanto a quello primario già esistente alla via Betti (deliberazione n. 48 dell’11 febbraio 2010), salvo, poi, mutare di intendimento e optare per la collocazione del sito nella diversa località Ronco, area posta sulla sponda destra del Torrente Boate, a margine dei campi da golf e in corrispondenza degli uffici e degli impianti della società Acque Potabili, siti sulla sponda opposta.

2. La determinazione dell’Amministrazione è stata avversata da parte di residenti del luogo e di due associazioni di tutela ambientale, attraverso tre separati giudizi.

2.1. Col giudizio n. 684 del 2011, i signori Ottonello e altri hanno impugnato:

a) con il ricorso principale: la delibera di consiglio comunale n. 256 del 6 aprile 2011, recante l’approvazione di un ordine del giorno per la localizzazione dell’impianto di depurazione delle acque fognarie del comune di Rapallo;

b) con il primo atto di motivi aggiunti del 26 ottobre 2011: la delibera di consiglio comunale n. 275 del 20 luglio 2011, avente ad oggetto il completamento del depuratore delle acque reflue, l’adozione della variante urbanistica e il preventivo assenso all’indizione della conferenza di servizi di per l’approvazione; la delibera di consiglio regionale n. 18/2011, recante il Piano territoriale di coordinamento paesistico (PTCP): la variante di salvaguardia della fascia costiera, nella parte in cui ha modificato da PU a ISMA l’area marginale posta a destra del Torrente Boate, esterna al perimetro del golf; nonché il verbale della conferenza di servizi in seduta referente del 27 luglio 2011; i verbali delle riunioni tenutesi nelle date del 24 gennaio 2011, 16 febbraio 2011, 7 marzo 2011 e 14 marzo 2011; la nota prot. IN/2011/6768 del 21 marzo 2011 del dirigente del Settore amministrazione generale della Regione Liguria; la nota della ASL 4 di Chiavari prot. n. 21519 del 18 maggio 2011; la nota del Comune di Rapallo prot. n. 26310 del 4 giugno 2011;

c) con il secondo atto di motivi aggiunti del 13 marzo 2012: il decreto del dirigente del Dipartimento ambiente della Regione Liguria, n. 3931 del 30 dicembre 2011, recante la verifica screening ex art. 10 della Legge regionale n. 38/1998, il progetto preliminare del depuratore di Rapallo, ‘no VIA con prescrizioni’; le delibere di consiglio comunale nn. 320, 321 e 322 del 22 febbraio 2012, relative alla acquisizione dell’area, all’accettazione delle prescrizioni regionali dettate dallo screening e alle controdeduzioni alle osservazioni dei privati;

d) con il terzo atto di motivi aggiunti dell’11 maggio 2012: le determinazioni formalizzate nella conferenza di servizi in seduta deliberante del 29 febbraio 2012, concernente l’approvazione del progetto di completamento dell’impianto; la deliberazione di consiglio comunale n. 322 del 22 febbraio 2012, avente ad oggetto il completamento del depuratore delle acque reflue – esame delle osservazioni;

e) con il quarto atto di motivi aggiunti del 5 ottobre 2012: la determinazione dirigenziale comunale n. 600 del 25 giugno 2012 , concernente l’area in località Ronco; impianto di depurazione con sistemazioni esterne; la conferenza di servizi indetta ai sensi degli artt. 59 della legge regionale n. 26/1997 per l’approvazione della variante parziale al vigente p.r.g. e 14 della legge n. 241/1990 per l’approvazione dell’opera pubblica e la conclusione del procedimento; la determinazione dirigenziale comunale n. 664 del 12 luglio 2012, concernente la conclusione del procedimento in relazione al progetto di completamento dell’impianto di depurazione sito alla via Betti.

2.2. Col giudizio n. 1107 del 2011, le associazioni ambientaliste W.W.F. e V.A.S. hanno impugnato, anch’esse:

a) con il ricorso principale: la delibera di consiglio comunale n. 275 del 20 luglio 2011, avente ad oggetto il completamento del depuratore delle acque reflue – l’adozione della variante urbanistica e il preventivo assenso all’indizione della conferenza di servizi di per l’approvazione; la delibera di consiglio regionale n. 18/2011, recante Piano Territoriale di Coordinamento Paesistico (PTCP): la variante di salvaguardia della fascia costiera, nella parte in cui ha modificato da PU a ISMA l’area marginale posta a destra del Torrente Boate, esterna al perimetro del golf; il verbale di conferenza di servizi formalizzato in seduta referente del 27 luglio 2011; i verbali delle riunioni tenutesi nelle date del 24 gennaio 2011, 16 febbraio 2011, 7 marzo 2011 e 14 marzo 2011; la nota prot. IN/2011/6768 del 21 marzo 2011 del dirigente del Settore Amministrazione Generale della Regione Liguria; la nota della ASL 4 di Chiavari prot. n. 21519 del 18 maggio 2011; la nota del comune di Rapallo prot. n. 26310 del 4 giugno 2011;

b) con il primo atto di motivi aggiunti del 13 marzo 2012: il decreto del dirigente del Dipartimento Ambiente – Regione Liguria, n. 3931 del 30 dicembre 2011, recante la verifica screening ex art. 10 della Legge regionale n. 38/1998, il progetto preliminare del depuratore di Rapallo, ‘no VIA con prescrizioni’; le delibere di consiglio comunale nn. 320, 321 e 322 del 22 febbraio 2012, relative alla acquisizione dell’area, all’accettazione delle prescrizioni regionali dettate dallo screning e alle controdeduzioni alle osservazioni dei privati;

c) con il secondo atto di motivi aggiunti dell’11 maggio 2012: le determinazioni formalizzate dalla conferenza di servizi in seduta deliberante del 29 febbraio 2012, concernente l’approvazione del progetto di completamento dell’impianto; la deliberazione di consiglio comunale n. 322 del 22 febbraio 2012, avente ad oggetto il completamento del depuratore delle acque reflue – esame delle osservazioni.

2.3. Col giudizio n. 1052 del 2012, la signora Anna Nascimbene – anch’essa residente in loco – ha impugnato:

1) la determinazione dirigenziale comunale n. 600 del 25 giugno 2012, concernente l’area in località Ronco; l’impianto di depurazione con sistemazioni esterne; la conferenza di servizi indetta ai sensi degli artt. 59 della legge regionale n. 26/1997 per l’approvazione della variante parziale al vigente p.r.g. e 14 della legge n. 241/1990 per l’approvazione dell’opera pubblica e la conclusione del procedimento;

2) la determinazione dirigenziale comunale n. 664 del 12 luglio 2012, concernente la conclusione del procedimento in relazione al progetto di completamento dell’impianto di depurazione sito alla via Betti.

3. Il T.a.r. per la Liguria, Genova, Sezione I, con la sentenza resa in forma semplificata, n. 585 dell’8 aprile 2013:

a) ha riunito i giudizi, per ragioni di connessione soggettiva (parziale) e oggettiva;

b) ha dichiarato l’inammissibilità dei gravami per difetto di interesse, in ragione della natura endo-procedimentale e, dunque, non autonomamente impugnabile, di una parte degli atti impugnati e, per la restante parte di essi, per l’assenza dei necessari requisiti di attualità e concretezza dell’interesse azionato, trattandosi di approvazione di un progetto preliminare di opera pubblica;

c) ha dichiarato, sempre in via preliminare, l’inammissibilità dell’intervento svolto dalla signora Anna Nascimbene, nell’ambito del giudizio n. 684/2011, per avere, la stessa, successivamente impugnato i medesimi atti facendo valere la (distinta) legittimazione al ricorso (nel giudizio n. 1052/2012);

d) ha compensato, integralmente tra le parti, le spese di lite.

4. La pronuncia è stata oggetto di due separate impugnazioni.

5. Col ricorso n. 5533/2013, la signora Anna Nascimbene, per quanto di interesse rispetto all’originario ricorso n. 1052/2012 dalla stessa instaurato, ha:

a) censurato la declaratoria di inammissibilità, affidandosi ad un unico, articolato, motivo di gravame: “Erroneità della sentenza per violazione e/o falsa applicazione dell’art. 74 del c.p.a. e dell’art. 93, comma 2, del D.lgs. n. 163/06, come modificato dal d.l. n. 1/2012 – Difetto di motivazione ed istruttoria – Difetto di presupposto. Travisamento di atti e fatti decisivi”.

b) riproposto, ai sensi dell’art. 101, comma 2 c.p.a., le doglianze di merito non esaminate in prime cure;

c) reiterato l’istanza istruttoria di acquisizione documentale già dedotta nel primo grado;

d) riproposto la domanda di condanna al risarcimento del danno o, in via subordinata, di condanna generica con riserva di quantificazione in separato giudizio.

5.1. Hanno resistito al gravame la Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici della Liguria; il Ministero per i beni e le attività culturali; il Comando provinciale dei Vigili del Fuoco di Genova; il Ministero dell’Interno; l’Agenzia del Demanio; l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli; l’Agenzia delle Dogane – Ufficio circondariale marittimo di S. Margherita Ligure e la Capitaneria di Porto di Genova; il Comune di Rapallo; la Provincia di Genova; la Regione Liguria; la società Idrotigullio; la società Iren Acqua GAS; la società Mediterranea Acque; la Città metropolitana di Genova, in qualità di successore ex lege della Provincia di Genova.

6. Col ricorso n. 8589/2013, i signori Ottonello e altri, hanno:

a) censurato la declaratoria di inammissibilità per carenza di interesse, articolando sette motivi di gravame, e segnatamente:

a.1) “Violazione dell’art. 35 del c.p.a. – Erroneità della sentenza per errata declaratoria di inammissibilità dei gravami aventi ad oggetto gli atti riguardanti la fase di progettazione preliminare”.

a.2) “Violazione dell’art. 35 del c.p.a. – Erroneità della sentenza per errata declaratoria di inammissibilità dei gravami aventi ad oggetto gli atti riguardanti l’approvazione delle varianti al p.r.g. del comune di Rapallo e al P.T.C.P.”.

a.3) “Violazione dell’art. 132 c.p.c. – Nullità e/o erroneità della sentenza per (assoluto) difetto di motivazione in ordine alla declaratoria di inammissibilità dei gravami aventi ad oggetti singoli atti”.

a.4) “Erroneità della sentenza per errata declaratoria di inammissibilità dei gravami aventi ad oggetto singoli atti”.

a.5) “Erroneità della sentenza per errata declaratoria di inammissibilità dei gravami aventi ad oggetto la contestata compatibilità ambientale e paesistica – Primo profilo”.

a.6) “Erroneità della sentenza per errata declaratoria di inammissibilità dei gravami aventi ad oggetto la contestata compatibilità ambientale – Secondo profilo”.

a.7) “Erroneità della sentenza per errata declaratoria di inammissibilità dei gravami aventi ad oggetto la contestata compatibilità ambientale e paesistica – Terzo profilo”.

b) riproposto, nel merito, i motivi di gravame non esaminati in prime cure.

6.1. Hanno resistito al gravame la Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici della Liguria; l’Agenzia del Demanio; l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli; il Provveditorato interregionale opere pubbliche Lombardia-Liguria, Genova; il Comune di Rapallo; la Provincia di Genova; la Regione Liguria; la società Idrotigullio; la società Iren Acqua GAS; la società Mediterranea Acque; la città metropolitana di Genova, in qualità di successore ex lege della provincia di Genova.

7. Le parti, nell’ambito dei rispettivi giudizi, hanno insistito sulle rispettive tesi difensive mediante il deposito di documenti, di memorie integrative e di memorie di replica.

8. All’udienza pubblica del 12 ottobre 2017, le cause sono state discusse dalle parti e sono state trattenute dal Collegio in decisione.

9. La Sezione, con la sentenza non definitiva n. 2122 del 5 aprile 2018:

a) ha disposto la riunione, ai sensi dell’art. 96, comma 1, cod. proc. amm., del ricorso n. 8589/2013 a quello, previamente iscritto, n. 5533/2013, trattandosi di separate impugnazioni avverso la medesima sentenza;

b) ha respinto l’eccezione, sollevata dalle parti resistenti, di improcedibilità del giudizio di appello per sopravvenuta carenza di interesse alla decisione, ritenendo non decisiva, rispetto al thema decidendum dedotto in giudizio, l’approvazione (con la determinazione comunale n. 680 del 10 luglio 2014) del progetto definitivo del depuratore, anch’essa impugnata e attualmente pendente dinanzi al medesimo T.a.r.;

c) ha accolto i motivi di appello avverso la declaratoria dell’inammissibilità dei ricorsi introduttivi e dei motivi aggiunti;

d) per l’effetto, ha riformato parzialmente, in parte qua, la sentenza impugnata;

e) ha rimesso all’esame dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato, ai sensi dell’art. 99, comma 1, del cod. proc. amm., la questione concernente le conseguenze, sul piano processuale ed in relazione al disposto di cui all’articolo 105 cod. proc. amm., dell’erronea declaratoria di inammissibilità del ricorso da parte del primo giudice;

f) ha formulato, a tal fine, i seguenti quesiti:

– se alle ipotesi di annullamento con rinvio di cui all’art. 105 c.p.a. debba attribuirsi portata tassativa ovvero natura di clausola generale suscettibile di essere riempita, nel contenuto, attraverso l’elaborazione giurisprudenziale;

— nel primo caso, quali siano le ipotesi di annullamento con rinvio da intendersi come tassative;

— nel secondo caso, quali siano i criteri che devono guidare il giudice nell’attività di interpretazione dei fatti processuali, onde qualificarli come cause di annullamento con rinvio;

– se, alla luce del vigente art. 105 c.p.a., l’erronea declaratoria di inammissibilità del ricorso per difetto di interesse debba (o possa) essere ricompresa nella categoria della lesione dei diritti della difesa, come perdita del (normativamente previsto) doppio grado di giudizio nel merito, con conseguente annullamento della sentenza con rinvio al primo giudice;

– anche a prescindere da tale ultima soluzione, se ed entro quali limiti e secondo quali criteri possa riconoscersi al giudice di secondo grado il potere di sindacare il contenuto della motivazione dell’impugnata sentenza, al fine di riqualificare il (formale) dispositivo di declaratoria di inammissibilità per carenza di interesse in un (sostanziale) accertamento della violazione del principio di corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato (art. 112 c.p.c.) o dell’obbligo di motivazione (artt. 74 e 88 c.p.a.), intesa – questa – come elemento essenziale della sentenza, rispetto all’oggetto del processo;

– se dette ultime ipotesi costituiscano (o a quali condizioni possano costituire), rispettivamente, lesione dei diritti della difesa o ipotesi di nullità della sentenza, ai sensi dell’art. 105, comma 1, c.p.a.

g) ha riservato, all’esito della decisione dell’Adunanza Plenaria, ogni ulteriore decisione sui motivi di ricorso riproposti in appello; ovvero, la rimessione della causa al giudice di primo grado, ai sensi dell’art. 105 c.p.a.; la regolazione delle spese di lite del grado.

10. L’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato, con la sentenza n. 15 del 28 settembre 2018:

10.1. ha risposto ai quesiti posti dalla Sezione remittente nel seguente modo:

“a) l’art. 105, co. 1, c.p.a. indica talune specifiche categorie inderogabili di casi d’annullamento con rinvio, ognuna delle quali è implementabile nel suo specifico ambito dalla giurisprudenza attraverso una rigorosa interpretazione sistematica del testo vigente del Codice, senza possibilità alcuna di pervenire o di tendere alla creazione surrettizia d’una nuova categoria (e, dunque, d’una nuova norma processuale) o, peggio, all’arbitraria interpretazione motivata senza passare al previo vaglio del Giudice delle leggi, dalla prevalenza del solo principio del doppio grado di giudizio rispetto ad altri parametri costituzionali;

b) la nuova nomenclatura contenuta nel vigente art. 105 c.p.a. non ammette tout court l’erronea declaratoria d’inammissibilità del ricorso per difetto di interesse quale sussumibile nella categoria della lesione dei diritti della difesa, sol perché su talune questioni di merito non si attua il doppio grado di giudizio. Per contro, l’annullamento della sentenza con rinvio al primo Giudice può conseguire, nel caso indicato dalla Sezione remittente, solo a fronte di evidenti ed irrimediabili patologie del complesso della motivazione e non di singole distonie tra il chiesto e il pronunciato, ossia a fronte di quei, per vero, marginali casi in cui è inutilizzabile il decisum (che ridonda quindi nella nullità della sentenza) e sono stati conculcati i diritti di difesa di tutte le parti (P.A. inclusa);

c) è sempre possibile, in linea di principio, riconoscere al Giudice d’appello il potere di sindacare il contenuto della motivazione dell’impugnata sentenza, affinché si possa riqualificare il dispositivo delle sentenze in rito ex art. 35, comma 1, c.p.a., ove s’accerti la patologica eversione del Giudice di prime cure dall’obbligo della corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato (art. 112 c.p.c.) o dall’obbligo di motivazione (artt. 74 e 88 c.p.a.) –trattandosi, com’è noto, di vicende che impingono sulla struttura inderogabile ed essenziale della sentenza, rispetto all’oggetto del processo–, a condizione, però, che tal patologia, foss’anche per evidenti errori sui fatti di causa tali da alterare la stessa possibilità di difesa delle parti, investa il complesso della motivazione stessa e non una sola sua parte (invece emendabile nei modi ordinari) o, peggio, il punto di diritto affermato (specie se questo, al di là della precisione semantica o d’una buona forma espositiva, sia fedele agli indirizzi consolidati o prevalenti della giurisprudenza di questo Consiglio);

b.3) è evidente che dette ultime ipotesi costituiscano, ovviamente alle condizioni testé evidenziate, tanto una lesione dei diritti della difesa sostanziale delle parti nel grado di riferimento, quanto una vicenda di nullità della sentenza ed implicano, per forza di cose, l’annullamento con rinvio ex art. 105, co. 1, c.p.a.”;

10.2. ha rimesso alla Sezione remittente la decisione dell’appello, ai sensi dell’art. 99, co. 4, c.p.c. in relazione alle peculiarità del caso concreto.

11. Le parti hanno ulteriormente contraddetto mediante il deposito di documenti, di memorie difensive e di memorie di replica.

12. All’udienza pubblica del 24 gennaio 2019, la causa è stata discussa dalle parti ed è stata trattenuta per la decisione dal Collegio.

13. Per esigenze di chiarezza nell’esposizione, si procederà con priorità allo scrutinio dell’appello n. 5533/2013 e, in seguito, a quello dell’appello n. 8589/2013, malgrado i motivi riproposti siano, nella sostanza, simili.

14. Per ragioni di economia processuale, inoltre, taluni motivi saranno trattati in maniera congiunta, avuto riguardo agli specifici motivi di connessione logico-giuridica sussistenti tra gli stessi.

15. Quanto ai motivi 1, 2 e 3 dell’appello n. 5533/2013, sono dedotte le seguenti censure:

1) violazione e falsa applicazione dell’art. 14 ter, comma 6 della Legge 7 agosto 1990, n. 241, in relazione alla violazione e alla falsa applicazione dell’art. 93 del D.lgs. 12 aprile 2006, n. 163; violazione del principio di tipicità degli atti amministrativi, difetto di presupposto, eccesso di potere per contraddittorietà, illogicità ed irrazionalità manifeste, per sviamento, manifesta genericità.

2) violazione e falsa applicazione dell’art. 14 ter, comma 6 bis, della Legge 7 agosto 1990, n. 241, anche in relazione alla violazione e alla falsa applicazione dell’art. 93 del D.lgs. 12 aprile 2006, n. 163, difetto di presupposto, eccesso di potere per contraddittorietà, illogicità manifeste;

3) violazione e falsa applicazione dell’art. 14 ter, comma 6 bis, della Legge 7 agosto 1990, n. 241, in relazione alla violazione e alla falsa applicazione dell’art. 93 del D.lgs. 12 aprile 2006, n. 163; difetto di presupposto, eccesso di potere per contraddittorietà, illogicità ed irrazionalità manifeste, sviamento sotto ulteriore profilo.

15.1. Ritiene la Sezione che tali censure – da esaminare congiuntamente – siano infondate.

15.2. La Sezione ritiene dirimenti, nel senso del rigetto dei motivi, le seguenti considerazioni:

a) in termini generali, l’attività di progettazione delle opere pubbliche si articola, sul piano della sequenza procedimentale, in tre successivi livelli di progressivo approfondimento tecnico: il progetto preliminare, il progetto definitivo e il progetto esecutivo;

b) il sistema è congegnato dal legislatore in modo che le scelte operate nella fase precedente condizionino quelle della fase successiva, sotto i profili sia della legittimità, che del merito;

c) il nesso procedimentale che pone le progettazioni in linea di continuità è di natura funzionale, mirando a realizzare un approfondimento di tipo tecnico che comporti: la qualità dell’opera e la rispondenza alle finalità relative; la conformità alle norme ambientali e urbanistiche; il soddisfacimento dei requisiti essenziali, definiti dal quadro normativo nazionale e comunitario;

d) la mancanza di uno dei primi due livelli di progettazione è consentita, purché il livello successivo contenga tutti gli elementi previsti per il livello nel quale non vi è stata la progettazione;

e) nulla osta – ed anzi agevola la soluzione delle questioni che inevitabilmente si pongono – a che un progetto preliminare possa contenere, in relazione a determinati profili, elementi propri di un livello progettuale ulteriore;

f) nulla impedisce che il provvedimento emanato ai sensi dell’art. 14 ter, comma 6 bis, della Legge 241/1990, possa avere ad oggetto anche progetti preliminari, soprattutto se definitivi (come nel caso di specie), in ordine a taluni aspetti;

g) nulla osta a che le Amministrazioni preposte possano, nel superiore livello di progettazione, rivedere le decisioni prese, motivando le ragioni del ripensamento;

h) in tal caso, la progettazione superiore diviene suscettibile di autonoma impugnazione (è quanto accaduto nel caso di specie, ove è stato espresso un nuovo parere agli effetti paesaggistici, la cui impugnazione già pende dinanzi al medesimo Tar);

i) non è condizione dell’esercizio del potere di progettazione dell’opera pubblica la formale titolarità delle aree destinate ad ospitare l’opera, tanto più se le Amministrazioni preposte abbiano già deliberato (come nel caso di specie – con la deliberazione di consiglio comunale n. 320 del 22 febbraio 2012) di disporre l’acquisizione delle aree medesime.

16. Quanto ai motivi 4, 15 e 16 dell’appello n. 5533/2013, sono dedotte le seguenti censure.

4) violazione e falsa applicazione dell’art. 14 ter, comma 6 bi, della Legge 7 agosto 1990, n. 241, in relazione alla violazione e falsa applicazione dell’art. 1.2 dell’allegato 4 alla delibera 4 febbraio 1977 del Comitato dei Ministri per la tutela delle acque dall’inquinamento; eccesso di potere per difetto di presupposti e per irrazionalità ed illogicità manifeste;

15) Violazione e falsa applicazione dell’art. 1.2 dell’allegato 4 alla delibera 4 febbraio 1977 del Comitato dei Ministri per la tutela delle acque dall’inquinamento anche in relazione al disposto dell’art. 3 della L. n. 241/90, difetto assoluto di presupposto;

16) Violazione e falsa applicazione dell’art. 100 e ss. del D.lgs. n. 152/2006 e dell’art. 1.2. dell’allegato 4 alla Delibera 4/2/1977 del Comitato dei Ministri per la tutela delle acque dall’inquinamento, in relazione e in violazione e dell’art. 1 della L. n. 241/90 e dell’art. 191 del trattato sul funzionamento dell’Unione Europea, difetto di presupposto, carenza di istruttoria e motivazione, violazione del principio di precauzione.

16.1. I motivi sono infondati.

16.2. La Sezione osserva che:

a) in punto di fatto, l’impianto dista in linea d’aria circa 160 metri dai condomini di Via Torino e di Via Mameli e meno di 100 metri da altre abitazioni sparse;

b) in punto di diritto, il decreto interministeriale del 4 febbraio 1977 dispone che: “nel caso di impossibilità di rispettare integralmente le norme riguardanti la scelta del sito, la realizzazione o l’ampliamento degli impianti deve essere effettuata con tutti gli accorgimenti tecnici necessari a garantire il rispetto delle norme di carattere igienico-sanitario riportate nella presente normativa e delle finalità che le norme stesse si prefiggono. Tale impossibilità deve essere documentata e la documentazione stessa deve essere messa a disposizione dell’Autorità che deve accertarla”;

c) il principio di precauzione non impone un sistema basato sul rigido rispetto delle norme tra le costruzioni, ma al contrario consente, in presenza della valutazione tecnica di ogni possibile rischio per la collettività di riferimento, un sistema ispirato al bilanciamento tra i contrapposti interessi: quello privato, al rispetto della distanza minima tra le costruzioni; e quello pubblico, alla deroga di siffatto limite, nel perseguimento dell’interesse pubblico generale alla migliore allocazione possibile dell’opera pubblica;

d) la prevalenza dell’interesse pubblico alla realizzazione dell’opera si può ravvisare quando sussistono i seguenti presupposti: impossibilità di rispettare integralmente le norme riguardanti la scelta del sito; predisposizione degli accorgimenti tecnici necessari a consentire il rispetto delle norme di carattere igienico-sanitario; procedimentalizzazione della fase istruttoria volta a documentare ed accertare tali fatti;

e) nel caso di specie, il progetto ha previsto la realizzazione di un unico punto di emissione con un camino posto oltre il limite dei 100 metri dai due edifici di abitazione più vicini; è stato effettuato uno studio di simulazione di ricaduta al suolo di sostanze odorigene; l’impianto è chiuso e in depressione e risulta dotato di sistemi di aspirazione e di trattamento delle emissioni odorigene;

f) la determinazione dell’altezza del camino di dispersione delle emissioni è stata rimessa alla sede della progettazione definitiva, sicché -limitatamente a questo aspetto- il provvedimento impugnato difetta, all’attualità, dell’interesse a ricorrere, essendo autonomamente impugnabile, invece, l’atto recante l’approvazione della progettazione definitiva.

17. Con i motivi 5, 18 e 19 dell’appello n. 5533/2013, sono dedotte le seguenti censure.

5) Violazione e falsa applicazione dell’art. 85, comma 1, lett. A) della L.R. 4 settembre 1997, n. 36, dell’art. 146 del D.lgs. 22 gennaio 2004, n. 42, difetto di presupposto e di motivazione, eccesso di potere per manifesta illogicità ed irrazionalità.

18) Violazione e falsa applicazione dell’art. 142 del D.lgs. n. 42/2004 e degli artt. 1 e 3 della L. n. 241/90 e dell’art. 12 delle NTA del vigente P.R.G. di Rapallo.

19) Violazione e falsa applicazione degli artt. 1, 2, 10, 11, 13, 14 e 15 e dell’all. 3, n. 11, lett. e), della L.R 30 dicembre 1998, n. 38, e degli artt. 6, 23, 24 e 32 del D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152, in relazione alla violazione del punto 7, lett. v, dell’allegato IV alla parte H del medesimo D.Lgs. n. 152; manifesta carenza di istruttoria e di motivazione.

17.1. Ritiene la Sezione che tali censure vanno dichiarate improcedibili per sopravvenuta carenza di interesse.

17.2. La Sezione prende atto che:

a) con deliberazione dirigenziale provinciale n. 2609 del 27 giugno 2014, è stata rilasciata una nuova autorizzazione paesaggistica, “comportante modifica dell’autorizzazione paesaggistica già rilasciata dalla Provincia di Genova in occasione della precedente Conferenza di Servizi”, in considerazione delle variazioni progettuali apportate all’impianto (doc. 7, depositato dalla Città Metropolitana di Genova, in atti);

b) la nuova autorizzazione paesaggistica è stata già impugnata dalle parti nel giudizio pendente dinanzi al medesimo Tar, al numero di ruolo generale 1096 del 2014;

c) pertanto, in conseguenza del rinnovato esercizio del potere amministrativo nella sede della progettazione definitiva ed esecutiva dell’opera, in senso non meramente confermativo rispetto a quanto in precedenza deciso (progettazione preliminare) sotto il profilo ambientale e paesaggistico, sarà dinanzi al medesimo Tar che dovranno essere valutati i profili concernenti la legittimità del rilascio della nuova autorizzazione paesaggistica e la decisione di non sottoporre a VIA il progetto, alle luce delle modifiche progettuali apportate all’opera pubblica; delle prescrizioni imposte; dell’impatto dell’opera sull’ambiente circostante.

18. I motivi 6 e 7 dell’appello n. 5533/2013, con i quali si afferma la violazione e la falsa applicazione dell’art. 55 del Codice della Navigazione.

18.1. I motivi sono improcedibili per sopravvenuta carenza di interesse.

18.2. La Sezione osserva che:

a) con provvedimento prot. n. 9421, in data 15 novembre 2011, il Provveditorato Interregionale per le OO.PP. per la Lombardia e la Liguria ha rilasciato parere favorevole alla realizzazione dell’opera, evidenziando tuttavia che la realizzazione delle opere in parola potrebbe avere rilevanza con riferimento a possibili inquinamenti del Demanio che possono essere indotti dall’opera proposta; alla vicinanza dell’opera proposta alla linea di costa per i riflessi negativi che il moto ondoso potrebbe causare (eccessiva vicinanza); a problematiche eventuali di opere marittime di difesa che all’opera potrebbe comportare. Il rilascio del parere favorevole, pertanto, è stato subordinato, per un verso, alla circostanza che il progettista fornisca “in fase di progettazione definitiva ed esecutiva un’analisi completa dal punto di vista idrogeologico e geotecnica” e, per un altro verso, che “venga acquisito l’impegno da parte del Comune richiedente a sollevare le Amministrazioni dello Stato interessate al pubblico demanio, da qualsiasi intervento, di qualsiasi genere e natura, che le opere avessero a subire od arrecare direttamente o indirettamente a terzi o in genere a subire per effetto di cause contingenti, assumendosi tutti gli oneri e le responsabilità; in particolare dovrà evitare fin d’ora il crearsi di presupposto a chiedere in futuro l’intervento di quest’Amministrazione per opere protettive che qualora necessarie dovranno essere ad esclusivo carico del Comune richiedente”;

b) essendosi oramai perfezionata la fase della progettazione definitiva ed esecutiva, come già detto impugnata dinanzi al medesimo Tar mediante la sostanziale riproposizione dei motivi già dedotti, è in tale sede che andrà valutata la fondatezza o meno degli stessi.

19. Il motivo 8 dell’appello n. 5533/2013, con il quale si afferma la violazione e la falsa applicazione dell’art. 85, comma 3, della L.R. Liguria n. 36/1997 in relazione al disposto di cui all’art. 6 della L.R. Liguria n. 30/1992 e in relazione all’art. 2 della L.R. Liguria n.9/1983:

8) Violazione e falsa applicazione dell’art. 85, comma 3, della L.R. 4 settembre 1997, n. 36, in relazione e con violazione e/o falsa applicazione del disposto dell’art. 6 della L.R. 10 novembre 1992, n. 30, nonché in relazione e con violazione e/o falsa applicazione dell’art. 2 della L.R. 24 marzo 1983, n. 9. Difetto di presupposto. Difetto di istruttoria e motivazione. Eccesso di potere per manifesta contraddittorietà estrinseca e per sviamento dalla causa tipica.

19.1. Il motivo è infondato.

19.2. La Sezione ritiene decisive, nel senso del rigetto del motivo, le seguenti considerazioni:

a) con determinazione dirigenziale n. 1153 del 27 febbraio 2012, la Provincia di Genova ha approvato, ai sensi dell’art. 85, comma 1, lett. a) della L.R. 36/97, la variante di PRG sottesa al progetto per cui è causa;

b) la legge regionale consente, per i piani scaduti, l’approvazione delle sole varianti parziali;

c) la variante parziale presuppone l’interesse esclusivamente locale alla modifica;

d) come tale, può intendersi l’impugnata variante, giacché l’impianto è sito esclusivamente all’interno del Comune di Rapallo;

e) il fatto che l’impianto sia di utilità anche per un altro comune (nella specie, il Comune di Zoagli) è circostanza estrinseca rispetto alla modificazione del piano (che continua a riguardare il solo territorio di Rapallo) e oggettivamente dipendente da un’evenienza (le nuove modalità di gestione del servizio idrico integrato, ex lege n. 36/1996 e D.lgs. n. 152/2006) non strettamente dipendente o correlata all’esercizio del potere pianificatorio da parte del Comune, il quale non può certamente incidere sul concetto di “ambito territoriale ottimale”;

f) tale concetto, di natura meramente gestoria, non può sortire effetti negativi sul potere di governo del territorio da parte dell’Amministrazione comunale, nel cui precipuo interesse è, comunque, realizzato l’impianto.

20. I motivi 9, 10, 11, 12 e 20 dell’appello n. 5533/2013:

9) Violazione degli artt. 2, comma 1 e 44 della L.R. 4 settembre 1997, n. 36, in relazione alla violazione per mancata applicazione dell’art. 1.1. della Delibera 4 febbraio 1977 del Comitato dei Ministri per la tutela delle acque dall’inquinamento. Difetto di presupposto. Difetto di istruttoria e motivazione. Eccesso di potere.

10) Violazione e falsa applicazione dell’art. 44 della L.R. n. 36/1997, in relazione alla violazione e mancata applicazione dell’art. 2, comma 1, della L.R. medesima, nonché dell’art. 1.1. della Delibera 4 febbraio 1977 del Comitato dei Ministri per la tutela delle acque dall’inquinamento. Difetto di presupposto sotto ulteriore profilo. Difetto di istruttoria e motivazione sotto ulteriore profilo.

11) Violazione e falsa applicazione dell’art. 44 della L.R. n. 36/1997, in relazione alla violazione dell’art. 2, comma 1 della medesima legge regionale e dell’art. 1.1. della Delibera 4 febbraio 1977 del Comitato dei Ministri per la tutela delle acque e dell’inquinamento. Difetto di presupposto e carenza di istruttoria e motivazione sotto ulteriore e diverso profilo. Eccesso di potere per manifesta contraddittorietà intrinseca ed estrinseca e per travisamento di atti e fatti decisivi.

12) Violazione e falsa applicazione dell’art. 44 della L.R 4 settembre 1997, n. 36, in relazione alla violazione e mancata applicazione dell’art. 2, comma 1, della L.R. 36/97 e dell’art. 1.1. della Delibera 4 febbraio 1977 del Comitato dei Ministri per la tutela delle acque e dell’inquinamento. Difetto di presupposto. Eccesso di potere per manifesta illogicità.

20) Violazione e falsa applicazione dell’art. 78 del D.Lgs. n. 267/2000. Violazione dell’obbligo di astensione.

20.1. I motivi sono infondati.

20.2. La Sezione ritiene decisive, nel senso del rigetto dei motivi, le seguenti considerazioni:

a) la conformità urbanistico-edilizia di un progetto va valutata al momento dell’approvazione del medesimo;

b) la presentazione di un progetto, al fine della sua successiva approvazione, non osta all’adozione e all’approvazione di una previa variante allo strumento urbanistico generale, sussistendone le condizioni e i presupposti;

c) l’approvazione della variante è intervenuta con l’atto provinciale n. 1153 del 27.2.2012 e, quindi, successivamente all’approvazione della variante al P.T.C.P.;

d) non sono ravvisabili vizi di macroscopica illogicità o di irrazionalità nella scelta allocativa sottesa alla variante urbanistica, avuto riguardo alle caratteristiche dell’opera (si tratta di un impianto di trattamento secondario dei reflui cd. “chiuso”, necessario per completare il trattamento primario già esistente, all’interno del medesimo Comune, alla via Betti) e alla natura del sito destinato ad ospitarla (la località Ronco si caratterizza, rispetto alla via Betti, che è sita in pieno centro cittadino, per essere un’area scarsamente urbanizzata, posta sulla sponda destra del Torrente Boate, a margine dei campi da golf, e in corrispondenza degli uffici e degli impianti della società Acque Potabili, siti sulla sponda opposta);

e) la censura relativa al tempus della pubblicazione della deliberazione di adozione della variante non è decisiva, avendo avuto, le parti, la possibilità di contraddire e di presentare osservazioni;

f) la condizione di asserita incompatibilità di un consigliere comunale rispetto alla votazione della variante è rimasta indimostrata e non può dipendere, comunque, dalla mera titolarità formale di una particella in località Ronco, in assenza del riscontro di ulteriori condizioni idonee a palesare un suo interesse alla decisione.

21. I motivi 13 e 21 dell’appello n. 5533/2013:

13) Violazione e/o falsa applicazione degli artt. 100 e 144 del D.Lgs. n. 152/2006 e dell’allegato 4 alla delibera 4 febbraio 1977, del Comitato dei Ministri per la tutela delle acque dall’inquinamento, in relazione al disposto e con violazione e/o falsa applicazione, dell’art. 96, lettera f) del R.D. 25 luglio 1904, n. 523 e dell’art. 8 delle N.d.A. dell’Ambito 15 del Piano di Bacino della Provincia di Genova. Difetto di istruttoria e motivazione. Travisamento di atti e fatti decisivi.

21) Violazione e falsa applicazione dell’art. 100 e ss. del D.Lgs. n. 152/2006, in relazione alle NTA dell’Ambito 15 del Piano di bacino della Provincia di Genova. Difetto di presupposto. Carenza di istruttoria e motivazione. Manifesta illogicità.

21.1. I motivi sono improcedibili per sopravvenuta carenza di interesse.

21.2. In relazione al profilo concernente la criticità idrogeologica, la Provincia di Genova, a fronte di alcune modifiche del progetto, ha reso un nuovo parere in seno alla conferenza di servizi per l’approvazione del progetto definitivo dell’opera, sicché i motivi di doglianza dovranno essere prospettati in sede di impugnazione degli atti di approvazione del progetto definitivo e di quello esecutivo, anche avuto riguardo alla possibilità della deviazione dei rivi o della loro declassificazione.

Del resto, nella sede della progettazione preliminare, la risoluzione pratica delle problematiche legate ai rivi e al loro deflusso era stata riservata e rinviata alla successiva fase della progettazione definitiva ed esecutiva.

22. I motivi 14 e 17 dell’appello n. 5533/2013:

14) Violazione e falsa applicazione degli artt. 100 e ss. del D.Lgs. n. 152/2006 e del’allegato 4 della Delibera 4/2/77 del Comitato dei Ministri per la tutela delle acque dall’inquinamento, in relazione e con violazione e falsa applicazione dell’art. 94 del D.Lgs. n. 152/06 ed in relazione all’art. 3 della L. n. 241/90. Difetto di istruttoria e motivazione. Eccesso di potere per contraddittorietà estrinseca.

17) Violazione e falsa applicazione degli artt. 100 e ss. del D.Lgs. n. 152/06 e dell’allegato 4 della Delibera del 4/2/1977 del Comitato dei Ministri per la tutela delle acque dall’inquinamento, in relazione alla violazione e mancata applicazione della normativa tecnica in materia di gasdotti ex D.M. 24.11.1984 e ss.mm.ii. ed ex D.M. 17.04.2008. Manifesta carenza di istruttoria e motivazione. Eccesso di potere per travisamento di atti e fatti decisivi. Violazione del principio di precauzione sotto diverso ed ulteriore profilo.

22.1. I motivi sono improcedibili per sopravvenuta carenza di interesse.

22.2. Come già sopra osservato, tali aspetti attengono alla fase della progettazione definitiva ed esecutiva dell’opera pubblica, sicché le eventuali doglianze dovranno essere esaminate in sede di impugnazione (già pendente) avverso tali atti, anche avuto riguardo alle prospettazioni delle parti, secondo cui sarebbero stati presi accordi con la società Italgas per lo spostamento delle tubazioni al fine di rispettare la fascia di inedificabilità.

23. I motivi 22 e 23 dell’appello n. 5533/2013:

22) Violazione e falsa applicazione dell’art. 100 e ss. del D.Lgs. n. 152/2006 e dell’Allegato 4 della Delibera 4 febbraio 1977 del Comitato dei Ministri per la tutela delle acque dall’inquinamento, in relazione alla violazione e falsa applicazione dell’art. 36, 49 e 82 del vigente P.T.C.P.. Difetto di presupposto. Carenza di Istruttoria e di motivazione. Eccesso di potere per illogicità manifesta.

23) Violazione e falsa applicazione dell’art. 68 della L.R. 4 settembre 1997, n. 36, in relazione all’art. 3 della L. n. 241/90. Difetto di presupposto. Difetto di motivazione. Manifesta illogicità e contraddittorietà.

23.1. I motivi sono infondati.

23.2. La Sezione ritiene decisive, nel senso del rigetto dei motivi, le seguenti considerazioni:

a) il piano del 1990 assoggettava l’area interessata al regime ISMA (cd. regime di mantenimento);

b) in sede di adozione della variante di salvaguardia della fascia costiera (luglio 2009) la Regione riclassificava l’area in regime PU (Parchi Urbani);

c) tuttavia, in sede di definitiva approvazione della variante regionale (D.C.R. n. 18/2011), veniva ripristinata l’originaria previsione;

d) si appalesano generiche e non supportate da idonea prova le asserzioni dell’appellante in ordine: 1) alla necessità di imporre un regime di conservazione; 2) alla pretesa incompatibilità del sito anche in regime di mantenimento;

e) resta salva ogni valutazione, da parte del medesimo Tar già adito in sede di impugnazione degli atti relativi alla progettazione definitiva ed esecutiva, relativa alla presenza di vincoli ambientali e paesistici, alla legittimità della rilasciata autorizzazione paesaggistica e alla mancata sottoposizione del progetto a VIA.

24. Il motivo 24 dell’appello n. 5533/2013, con il quale si afferma la violazione dell’art. 1.5 dell’allegato 4 della Deliberazione del 4 febbraio 1997 del Comitato dei Ministri.

24.1. Il motivo è inammissibile.

24.2. Vengono censurate scelte concernenti il merito amministrativo (sotto il profilo dell’opportunità di mantenere l’impianto di via Betti unitamente alla realizzazione ex novo di quello in località Ronco) e comportanti valutazioni del tutto generiche e non circostanziate (sotto il profilo dell’asserito mancato risparmio di spesa per il contemporaneo mantenimento di due impianti).

25. In relazione all’impugnata determinazione dirigenziale n. 664 del 12 luglio 2012 del Comune di Rapallo, la Sezione perviene ad analoghe considerazioni, trattandosi dei medesimi vizi proposti dalla parte ricorrente, in via derivata e propria, rispetto all’impugnazione della deliberazione n. 600 del 2012.

26. I motivi A1, A2, A3 e B6 dell’appello n. 8589/2013:

A1) Violazione e falsa applicazione degli artt. 100 e segg. del D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 156 e dell’allegato IV alla Delibera 4 febbraio 1977 del Comitato dei Ministri per la tutela delle acque dall’inquinamento, in relazione agli artt. 1 e 3 della Legge 7 agosto 1990, n. 241. Violazione dei principi di buon andamento e di imparzialità dell’azione amministrativa di cui all’art. 97 Cost. Eccesso di potere per difetto di motivazione e contraddittorietà intrinseca ed estrinseca manifeste, nonché per irrazionalità ed illogicità manifeste. Sproporzionalità. Travisamento. Perplessità ed indeterminatezza. Sviamento.

A2) Violazione e falsa applicazione degli artt. 100 e segg. del D. Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 e dell’Allegato 4 alla Delibera 4 febbraio 1977 del Comitato dei Ministri per la tutela delle acque dall’inquinamento, in relazione alla violazione degli artt. 1 e 3 della Legge 1990, n. 241. Violazione dei principi di imparzialità e buon andamento dell’amministrazione di cui all’art. 97 Cost. Violazione dei principi in materia di giusto procedimento. Eccesso di potere per difetto del presupposto e di motivazione e per contraddittorietà, irrazionalità ed illogicità manifeste. Travisamento. Sviamento. Perplessità.

A3) Violazione e falsa applicazione degli artt. 100 e segg. del D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 e dell’Allegato 4 alla Delibera 4 febbraio 1977 del Comitato dei Ministri per la tutela delle acque dall’inquinamento, in relazione alla violazione e falsa applicazione degli artt. 1 e 3 della Legge 7 agosto 1990, n. 241. Eccesso di potere per difetto di motivazione e di istruttoria, Illogicità ed irrazionalità manifeste. Contraddittorietà intrinseca ed estrinseca. Indeterminatezza e sproporzionalità.

B6) Violazione e falsa applicazione dell’art. 44 della L.R. 4 settembre 1997, n. 36, in relazione alla violazione e mancata applicazione dell’art. 2, comma 1, della L.R. medesima nonché dell’art. 1.1 della Delibera 4 febbraio 1977 del Comitato dei Ministri per la tutela delle acque dall’inquinamento. Eccesso di potere per difetto di presupposto di istruttoria e di motivazione. Sviamento.

26.1. I motivi sono infondati.

26.2. La Sezione ritiene dirimenti, nel senso del rigetto dei motivi, le seguenti circostanze:

a) non sussiste contraddittorietà estrinseca tra la scelta di localizzare il depuratore in area Ronco e quella di abbandonare il progetto relativo all’ampliamento del sito di via Betti;

b) attiene al merito amministrativo la contestazione dell’asserita mancata ottimizzazione e riduzione dei costi di gestione e di manutenzione dei due impianti;

c) l’Amministrazione può sempre, nell’esercizio della propria discrezionalità, rivedere le proprie decisioni, anche eventualmente quelle già prese, qualora si verifichi un mutamento della situazione di fatto o ciò corrisponda al migliore perseguimento dell’interesse pubblico generale;

d) non sussiste contraddittorietà intrinseca tra la scelta di allocare il sito in località Ronco e la previsione di affrontare determinate problematiche in sede di progettazione definitiva o esecutiva, corrispondendo, siffatto modus procedendi, al normale sviluppo logico sotteso al grado sempre più consistente dell’approfondimento progettuale.

27. I motivi A4, A6, B12, B13 e D2 dell’appello n. 8589/2013.

A4) Violazione e falsa applicazione degli artt. 100 e segg. del D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 e dell’Allegato 4 alla Delibera 4 febbraio 1977 del Comitato dei Ministri per la tutela delle acque dall’inquinamento, in relazione alla violazione e falsa applicazione dell’art. 36 e 82 del vigente P.T.C.P. Eccesso di potere per difetto del presupposto, di istruttoria e di motivazione. Illogicità ed irrazionalità manifeste.

A6) Violazione e falsa applicazione degli artt. 100 e segg. del D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 e dell’Allegato 4 alla Delibera 4 febbraio 1977 del Comitato dei Ministri per la tutela delle acque dall’inquinamento, in relazione alla violazione e falsa applicazione dell’art. 11 delle Norme di Attuazione del vigente P.T.C. Provinciale. Eccesso di potere per difetto del presupposto, di istruttoria e di motivazione. Illogicità ed irrazionalità manifeste. Perplessità.

B12) Violazione e falsa applicazione dell’art. 100 e ss del D.lgs. 3 aprile 2006, n. 152 e dell’Allegato 4 alla Delibera 4 febbraio 1977 del Comitato dei Ministri per la tutela delle Acque dall’inquinamento, in relazione alla violazione e falsa applicazione dell’art. 36 e 82 del vigente P.T.C.P. nonché dell’art. 49 del P.T.C.P. medesimo. Eccesso di potere per difetto del presupposto di istruttoria e di motivazione. Illogicità ed irrazionalità manifeste.

B13) Violazione e falsa applicazione dell’art. 68 della L.R. 4 settembre 1997, n. 36, in relazione alla violazione e falsa applicazione dell’art. 3 della Legge 7 agosto 1990, n. 241. Eccesso di potere per difetto assoluto di presupposto, di istruttoria e di motivazione. Contraddittorietà estrinseca, illogicità ed irrazionalità manifeste. Sviamento.

D2) Violazione e falsa applicazione degli artt. 3 e 10 della Legge 7 agosto 1990 n. 241. Eccesso di potere per difetto di istruttoria e di motivazione.

27.1. Ai fini del rigetto dei motivi, la Sezione si riporta alle considerazioni già esposte al punto 23 che precede.

28. Il motivo A5 dell’appello n. 8589/2013.

A5) Violazione e falsa applicazione degli artt. 100 e segg. del D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 e dell’Allegato 4 alla Delibera 4 febbraio 1977 del Comitato dei Ministri per la tutela delle acque dall’inquinamento, in relazione alla violazione degli artt. 20 e ss del vigente P.R.G. del Comune di Rapallo e all’art. 3 della Legge 7 agosto 1990, n. 241, nonché in relazione all’art. 2 della L.R. 4 settembre 1997, n. 36. Eccesso di potere per difetto del presupposto, di istruttoria e di motivazione. Illogicità ed irrazionalità manifeste.

28.1. Ai fini del rigetto del motivo, la Sezione si riporta alle considerazioni già esposte al punto 20 che precede.

29. I motivi A7, A8, A9 e A10 dell’appello n. 8589/2013:

A7) Violazione e falsa applicazione degli artt. 100 e segg. del D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 e dell’Allegato 4 alla Delibera 4 febbraio 1977 del Comitato dei Ministri per la tutela delle acque dall’inquinamento, in relazione alla violazione e falsa applicazione dell’art. 96, lettera f, del Regio Decreto 25 luglio 1904, n. 523 e all’art. 8 delle N.T.A. dell’Ambito 15 del Piano di Bacino della Provincia di Genova. Eccesso di potere per difetto di istruttoria e di motivazione. Irrazionalità ed illogicità manifeste. Sproporzionalità. Indeterminatezza.

A8) Violazione e mancata applicazione degli artt. 100 e segg. del D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 e dell’Allegato 4 alla Delibera 4 febbraio 1977 del Comitato dei Ministri per la tutela delle acque dall’inquinamento, in relazione alla violazione e falsa applicazione dell’art. 94 del medesimo D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 in relazione alla violazione e falsa applicazione degli artt. 1 e 3 della Legge 7 agosto 1990, n. 241. Violazione art. 32 Cost. Eccesso di potere per difetto di istruttoria e di motivazione. Irrazionalità ed illogicità manifeste. Contraddittorietà estrinseca manifesta. Violazione del principio di proporzionalità degli atti amministrativi.

A9) Violazione e mancata applicazione degli artt. 100 e segg. del D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 e dell’Allegato 4 alla Delibera 4 febbraio 1977 del Comitato dei Ministri per la tutela delle acque dall’inquinamento, in relazione alla violazione e falsa applicazione degli artt. I e 3 della Legge 7 agosto 199131 n. 241. Violazione del diritto alla salute di cui all’art. 32 Cost. Eccesso di potere per difetto di istruttoria e di motivazione. Irrazionalità ed illogicità manifeste. Contraddittorietà estrinseca manifesta. Sproporzionalità. Violazione del principio di precauzione.

A10) Violazione e falsa applicazione degli artt. 100 e segg. del D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 e dell’Allegato 4 alla Delibera 4 febbraio 1977 del Comitato dei Ministri per la tutela delle acque dall’inquinamento, in relazione alla violazione e mancata applicazione della normativa tecnica in materia di gasdotti (D.M. 24 novembre 1984 e s.m.i.; D.M. 17 aprile 2008). Violazione del principio di precauzione. Eccesso di potere per difetto di istruttoria e di motivazione. Illogicità e irrazionalità manifeste. Violazione del principio di proporzionalità degli atti amministrativi.

29.1. I motivi sono improcedibili per sopravvenuta carenza di interesse, per le ragioni esposte al punto 21 che precede.

30. I motivi A11, C1, C2, C3 dell’appello n. 8589/2013:

A11) Violazione e falsa applicazione degli artt. 100 e segg. del D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 e dell’Allegato 4 alla Delibera 4 febbraio 1977 del Comitato dei Ministri per la tutela delle acque dall’inquinamento, in relazione alla violazione e falsa applicazione dell’art. 142 del D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 e degli artt. 1 e 3 della Legge 7 agosto 1990, n. 241 e dell’art. 12 del vigente P.R.G. del Comune di Rapallo. Eccesso di potere per difetto di motivazione e per illogicità ed irrazionalità manifeste.

C1) Violazione e falsa applicazione degli artt. 2, 10, 11, 13, 14 e 15 e dell’allegato 3, n.11lett. c), della L.R. 30 dicembre 1998 n. 38 e degli artt. 23, 24 e 32 del D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152. Violazione del principio di precauzione. Eccesso di potere per difetto di presupposti, di istruttoria e per contraddittorietà ed illogicità manifeste. Sviamento di potere.

C2) Violazione e falsa applicazione degli artt. 1, 2, 10, 11, 13, 14 e 15 e dell’allegato _3, n. 111 lett. c), della L.R. 30 dicembre 1998 n. 38 e degli artt. 6 19 e 20 del D.Lgs. 3 Aprile 2006, n. 152. Violazione del principio di precauzione. Eccesso di potere per difetto di presupposti, di istruttoria e per contraddittorietà ed illogicità manifeste. Sviamento di potere. Sotto altro profilo.

C3) Violazione e falsa applicazione degli artt. 1, 2, 10, 11, 13, 14 e 15 dell’allegato 3, n. 11, lett. c), della L.R. 30 dicembre 1998 n. 38 e degli artt. 6, 19 e 20 del D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152, in relazione alla violazione dell’art. 3 della Legge 7 agosto 1990, n. 241. Eccesso di potere per difetto di motivazione.

30.1. I motivi sono improcedibili per sopravvenuta carenza di interesse, per quanto esposto ai punti 17, 20 e 23, che precedono.

31. Il motivo A12 dell’appello n. 8589/2013:

A12) Violazione e falsa applicazione degli artt. 100 e segg. del Dlgs. 3 aprile 2006, n. 152 e dell’Allegato 4 alla Delibera 4 febbraio 1977 del Comitato dei Ministri per la tutela delle acque dall’inquinamento, in relazione alla violazione e falsa applicazione degli artt. 1 e 3 della Legge 7 agosto 1990, n. 241. Violazione e falsa applicazione dell’art. 97 Cost. Eccesso di potere per difetto di motivazione e per illogicità ed irrazionalità manifeste.

31.1. Il motivo va respinto per quanto esposto al punto 24 che precede.

32. Il motivo B2 dell’appello n. 8589/2013:

B2 Violazione e mancata applicazione dell’art. 85, comma 3 della L.R. 4 settembre

1997, n. 361 in relazione alla violazione e falsa applicazione dell’art. 6 della L.R. 10 novembre 1992, n. 30, nonché in relazione alla violazione e falsa applicazione dell’art. 2 della L.R. 24 marzo 1983, n. 9. Eccesso di poter per difetto di presupposto, istruttoria e di motivazione, nonché per contraddittorietà estrinseca manifesta. Sviamento. Primo profilo.

32.1. Il motivo va respinto per quanto esposto al punto 19 che precede.

33. I motivi B3, B4, B5 dell’appello n. 8589/2013:

B3) Violazione degli artt. 2 comma 1 e 44 della L.R. 4 settembre 1997. n. 36 in relazione alla violazione per mancata applicazione dell’art. 1.1 della Delibera 4 febbraio 1977 del Comitato dei Ministri per la tutela delle acque dall’inquinamento. Eccesso di potere per difetto del presupposto, di istruttoria e di motivazione. Sviamento.

B4) Violazione e falsa applicazione dell’art. 44 della L.R. 4 settembre 1997, n. 36, in relazione alla violazione e mancata applicazione dell’art. 2, comma 1, della L.R. medesima, nonché dell’art. 1.1 della Delibera 4 febbraio 1977 del Comitato dei Ministri per la tutela delle acque dall’inquinamento. Eccesso di potere per difetto del presupposto, di istruttoria e di motivazione. Sviamento.

B5) Violazione e falsa applicazione dell’art. 44 della L.R. 4 settembre 1997, n. 36, in relazione alla violazione e mancata applicazione dell’art. 2, comma 1, della L.R. medesima, nonché dell’art. 1.1 della Delibera 4 febbraio 1977 del Comitato dei Ministri per la tutela delle acque dall’inquinamento. Eccesso di potere per difetto del presupposto, di istruttoria e di motivazione e per contraddittorietà estrinseca ed intrinseca manifeste. Sviamento. Sotto altro profilo.

33.1. I motivi vanno respinti per quanto esposto ai punti 20 e 23 che precedono.

34. Il motivo B7 dell’appello n. 8589/2013:

B7) Violazione e mancata applicazione dell’art. 6 del D.Lgs. 3 aprile 2006, n.152, in relazione alla violazione del punto 7, lett. y, dell’Allegato IV alla Parte II del D.Lgs. medesimo. Eccesso di poter per difetto di istruttoria e di motivazione. Sviamento.

34.1. Il motivo va dichiarato improcedibile per quanto esposto al punto 17 che precede.

35. I motivi B8 e B9 dell’appello n. 8589/2013:

B8) Violazione e mancata applicazione dell’art. 44, commi 3 e 4, della Legge 4 settembre 1997, n. 36, in relazione ala violazione e falsa applicazione dell’art. 10 della legge 7 agosto 1990, n. 241. Violazione dei principi in materia di giusto procedimento. Eccesso di potere per difetto assoluto di istruttoria e di motivazione.

B9) Violazione dell’art. 78 del D.Lgs. 18 agosto 2000 n, 267. Sviamento di potere.

35.1. I motivi vanno respinti per quanto esposto al punto 20 che precede.

36. I motivi B10 e B11 dell’appello n. 8589/2013:

B10) Illegittimità propria e derivata dall’illegittimità degli atti impugnati con ricorso R.G.R. n. 684/2011 (criticità idrogeologiche e idriche).

B11) Violazione e falsa applicazione degli artt. 100 e seggi del D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 in relazione alla violazione e nelle N.T.A. dell’Ambito 15 del Piano di Bacino della Provincia di Genova. Eccesso di potere per difetto di presupposti, di istruttoria e di motivazione, nonché per illogicità e irrazionalità e contraddittorietà manifeste.

36.1. I motivi vanno respinti per quanto esposto ai punti 20, 21 e 22 che precedono.

37. I motivi E2, E3, E4 dell’appello n. 8589/2013:

E2) Violazione e falsa applicazione dell’art. 14 ter, comma 6 della Legge 7 agosto 1990, n. 241, in relazione alla violazione e falsa applicazione dell’art. 93 del D.lgs. 12 aprile 2006, n. 163. Violazione del principio di tipicità degli atti amministrativi. Eccesso di potere per carenza di presupposto e per contraddittorietà, illogicità ed irrazionalità manifeste. Sviamento. Indeterminatezza.

E3) Violazione e falsa applicazione dell’art. 14 ter, comma 6 bis, della Legge 7 agosto 1990, n. 241, anche in relazione alla violazione alla falsa applicazione in relazione alla violazione e falsa applicazione dell’art. 93 del D.lgs. 12 aprile 2006, n. 163. Eccesso di potere per difetto dei presupposti e per contraddittorietà, illogicità ed irrazionalità manifeste.

E4) Violazione e falsa applicazione dell’art. 14 ter, comma 6 della Legge 7 agosto 1990, n. 241, in relazione alla violazione e falsa applicazione dell’art. 93 del D. Lgs. 12 aprile 2006, n. 163. Eccesso di potere per carenza di presupposto e per contraddittorietà, illogicità ed irrazionalità manifeste. Sviamento. Sotto altro profilo.

37.1. I motivi vanno respinti per quanto esposto al punto 15 che precede.

38. Il motivo E5 dell’appello n. 8589/2013:

E5) Violazione e falsa applicazione dell’art. 14 ter, comma 6 bis, della Legge 7 agosto 1990, n. 241, in relazione alla violazione e falsa applicazione dall’art. 1.2 dell’Allegato 4 alla Delibera 4 febbraio 1977 del Comitato dei Ministri per la tutela delle acque dall’inquinamento. Eccesso di potere per difetto dei presupposti e per irrazionalità ed illogicità manifeste.

38.1. Il motivo va respinto per quanto esposto al punto 16 che precede.

39. Il motivo E6 dell’appello n. 8589/2013:

E6) Violazione e falsa applicazione dell’art. 85, comma t lett. A) della L.R. 4 settembre 1997, n. 36. Violazione e falsa applicazione dell’art. 146 del D. Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42. Eccesso di potere per difetto dei presupposti e di motivazione e per illogicità ed irrazionalità manifeste. Sviamento.

39.1. Il motivo va dichiarato inammissibile per quanto esposto al punto 17.

40. I motivi E7, E8 dell’appello n. 8589/2013.

E7) Violazione e falsa applicazione dell’art. 55 del Codice della Navigazione. Eccesso di potere per difetto dei presupposti, di istruttoria e per illogicità ed irrazionalità manifeste. Perplessità.

E8) Violazione e falsa applicazione dell’art. 14 ter, comma 6 bis, della Legge 7 agosto 1990, n. 24 in relazione alla violazione e falsa applicazione dell’art. 55 del Codice della Navigazione. Eccesso di potere per difetto dei presupposti e per illogicità irrazionalità manifeste. Perplessità.

40.1. I motivi vanno dichiarati inammissibili per quanto esposto al punto 18.

41. In definitiva, pertanto:

a) ferme le statuizioni di cui alla precedente sentenza non definitiva n. 2122/2018 in ordine:

a1) alla procedibilità degli appelli n. 5533/2013 e n. 8589/2013;

a2) all’accoglimento dell’unico motivo dell’appello n. 5533/2013 e dei sette motivi dell’appello n. 8589/2013;

a3) per l’effetto, alla riforma della sentenza impugnata nella parte in cui ha dichiarato l’inammissibilità dei ricorsi introduttivi e di quelli per motivi aggiunti;

b) i motivi di primo grado riproposti nel presente grado di appello vanno, in parte, dichiarati improcedibili per difetto di interesse (fermo il loro esame, nei limiti dell’impugnazione proposta avverso gli atti definitivi, dinanzi al medesimo Tar) e, in parte, respinti, nei limiti e nei sensi di quanto sopra meglio precisato;

c) per l’effetto, in riforma della sentenza impugnata, vanno respinti i ricorsi di primo grado, nei limiti e nei sensi di quanto sopra meglio precisato;

d) di conseguenza, va respinta la connessa domanda risarcitoria.

42. La complessità delle questioni trattate costituisce giusto motivo per l’integrale compensazione delle spese di lite del doppio grado del giudizio.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione Quarta, definitivamente pronunciando sugli appelli riuniti n. 5533/2013 e n. 8589/2013, come in epigrafe proposti:

a) ferme le statuizioni di cui alla precedente sentenza non definitiva n. 2122/2018 in ordine:

a1) alla procedibilità degli appelli n. 5533/2013 e n. 8589/2013;

a2) all’accoglimento dell’unico motivo dell’appello n. 5533/2013 e dei sette motivi dell’appello n. 8589/2013;

a3) per l’effetto, alla riforma della sentenza impugnata nella parte in cui ha dichiarato l’inammissibilità dei ricorsi introduttivi e di quelli per motivi aggiunti;

b) in relazione ai motivi di primo grado riproposti nel presente grado di appello, in parte li dichiara improcedibili per difetto di interesse (fermo il loro esame, nei limiti dell’impugnazione proposta avverso gli atti definitivi, dinanzi al medesimo Tar) e, in parte, li respinge, nei limiti e nei sensi di cui in parte motiva;

c) per l’effetto, in riforma della sentenza impugnata, respinge i ricorsi di primo grado, nei limiti e nei sensi di cui in parte motiva;

d) respinge la connessa domanda risarcitoria;

e) compensa integralmente tra le parti le spese di lite del doppio grado di giudizio.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’Autorità amministrativa.

Così deciso in Roma, nel palazzo di piazza Capo di Ferro, nella camera di consiglio del giorno 24 gennaio 2019, con l’intervento dei magistrati:

 

 

Luigi Maruotti, Presidente

Fabio Taormina, Consigliere

Leonardo Spagnoletti, Consigliere

Daniela Di Carlo, Consigliere, Estensore

Roberto Caponigro, Consigliere

 

 

 

 

 

L’ESTENSORE

IL PRESIDENTE
Daniela Di Carlo

Luigi Maruotti

IL SEGRETARI