Regione: autonomia, il dibattito in Consiglio

Dall’ufficio stampa del Consiglio regionale, riceviamo e pubblichiamo la cronaca della seduta riguardo al riconoscimento alla Regione Liguria di forme e condizioni particolari di autonomia

La seduta monotematica è stata richiesta dai gruppi di minoranza Pd,  Movimento5Stelle, Liguri con Paita

Giovanni Lunardon (Pd) ha illustrato i motivi che hanno spinto i gruppi di minoranza a richiedere la seduta monotematica.

«La scelta relativa all’autonomia differenziata della Liguria va discussa e affrontata con consapevolezza nella sede più idonea, che è il Consiglio regionale, e ci sembrava sorprendente che si arrivasse ad avviare il confronto con il Governo senza un passaggio nell’Aula». Secondo il consigliere il metodo adottato dalla giunta è stato, quindi, inadeguato perché occorreva partecipazione e condivisione sul progetto di autonomia: «Abbiamo assistito a più delibere di giunta e sono stati attivati i tavoli tematici ma una minima parte degli argomenti presentati nei tavoli sono stati inseriti nella delibera e non c’è stata la volontà di coinvolgere i soggetti politici, economici e sociali che avrebbero dovuto essere i protagonisti. Quello sottoposto al governo – ha aggiunto – è sostanzialmente il documento della giunta». Lunardon ha ribadito: «Non c’è nessun pregiudizio sull’autonomia differenziata, ma questa va organizzata bene, con solide basi e con una logica che vada nell’interesse del nostro territorio». Il consigliere ha proseguito: «Noi abbiamo posto il problema della sostenibilità finanziaria. Io credo che una Regione che rivendica l’autonomia deve farlo a ragion veduta, cioè se ritiene di poter esercitare davvero l’autonomia sulle materie che indica». Il consigliere ha rilevato, infatti, che il residuo fiscale della Liguria, è negativo in quanto la Liguria è debitrice da tempo nei confronti dello Stato da 1,5 o 2 miliardi di euro. «Su questo aspetto – ha aggiunto – andava fatta una valutazione preliminare altrimenti la Liguria non sarebbe in grado di gestire l’autonomia». Critiche sono state espresse anche sulla procedura di approvazione, in sede parlamentare, della proposta di autonomia: secondo il consigliere «i tempi di attuazione  non saranno brevi e il percorso sarà accidentato». Sui temi specifici, Lunardon ha espresso perplessità sulla regionalizzazione del demanio portuale e sulla modifica della natura giuridica delle Autorità di sistema in società: «In questo modo esse perdono la funzione di regolazione e diventano – ha detto – attori economici» rischiando la perdita di finanziamenti statali e l’indebolimento del sistema portuale italiano, rispetto alla concorrenza degli altri scali europei. Critiche sono state espresse anche sulla proposta di «passaggio alle Regioni della potestà concessoria delle autostrade, che rischia di portare ad un aumento delle tariffe per garantire la manutenzione della rete ligure e gli interventi strutturali». Analoghe critiche anche sulla proposta di riportare in capo alla Regione la rete ferroviaria: secondo Lunardon non ci sono le competenze per garantire l’innovazione e la gestione mentre i costi per l’innovazione, gestita a livello regionale e non nazionale, aumenterebbero. Il consigliere, infine, ha ribadito il proprio parere positivo sull’autonomia finanziaria dei porti con il mantenimento in Regione degli introiti IVA pari al 3%.

Il presidente della giunta Giovanni Toti ha replicato: «Ritengo che quello di oggi sia un dibattito benvenuto e doveroso. Abbiamo sempre detto di condividere questo percorso perché sarà certamente non brevissimo, assolutamente articolato e comporta il rispetto e anche la partecipazione di più poteri del nostro Stato in una decisione che deve essere il più possibile condivisa». Toti ha assicurato che il Consiglio sarà coinvolto anche nella fasi successive, ma ha avvertito: «Io mi auguro che questo possa essere davvero un momento di confronto pragmatico e non diventi un momento di propaganda politica. E questo significa anche che, ogni volta che ci confrontiamo su questo tema, in un percorso che sarà assolutamente articolato, non bisogna  ricominciare daccapo rispetto ad alcune cose che sono già state discusse». Nel merito Toti ha specificato: «La costruzione del percorso parte dal costo storico regionalizzato, la medesima costruzione dei livelli di prestazioni essenziali e del corso standard definitivo, che terrà conto dei parametri oggi costitutivi della divisione delle rimesse romane verso le Regioni». Secondo il presidente, «la sostenibilità economica di questo percorso non riguarda solo la Liguria, ma tutte le Regioni che sono interessate». Toti ha aggiunto:. «Ritengo che non ci sia un tema di allarme sulle risorse, così come non credo che vi sia ad oggi la possibilità di dire – ha aggiunto – un’assoluta convenienza sulle riforme. Mi piacerebbe assistere ad un dibattito laico che seguirà i vari passaggi e poi alla fine, quando sarà il momento di siglare un’intesa, con tutte le carte sul tavolo e tutti i numeri, decideremo cosa è più conveniente per la nostra regione. Ma è abbastanza evidente che questa è una scommessa circa la responsabilità e la capacità delle Regioni di adattare al proprio territorio in modo migliore rimesse di finanza derivata del Governo centrale». Sui temi specifici Toti ha spiegato: «Credo che si possa ragionare sui temi della portualità, delle infrastrutture, della gestione dei demani e io  sono assolutamente laico, ma da presupposti di una qualche verità. Non ritengo – ha aggiunto –  che la politica portuale nazionale abbia avvantaggiato i porti del nostro territorio, così come non ha avvantaggiato i porti più efficienti del sistema italiano ma, al contrario, ha spalmato risorse in modo perequativo rispetto anche ad esigenze territoriali legittime, ma non direttamente collegate e connaturate all’attività della portualità, verso scali che non si sono dimostrati efficaci ed efficienti nel ridare ritorni al Paese». Sul tema delle concessioni autostradali ha aggiunto: «Il tema della concessionaria, che spalma sul territorio nazionale e riversa sui territori locali piani di investimento e canoni concordati con il Governo centrale, non ha prodotto la migliore allocazione delle risorse sul nostro territorio. Della Gronda, si pagano aumenti di pedaggio da molto tempo senza aver realizzato nulla».  Rispetto al confronto in Consiglio sul tema dell’autonomia Toti ha ricordato che il primo dibattito è stato quasi un anno fa attraverso una mozione votata all’unanimità: «La mia intenzione è di continuare in questo modo, purché cerchiamo di essere pratici e pragmatici perché, se tutte le volte si riparte con la domanda se è utile o non è utile il tema dell’autonomia differenziata secondo la Costituzione, credo che non faremmo un favore a noi stessi e al Paese».

Dibattito

Gianni Pastorino (Rete a sinistra&liberaMENTE Liguria) ha aggiunto: «Occorre valutare la diversa capacità economica delle Regioni per cui compararci a realtà come Veneto, Lombardia diventa difficile perché da un punto di vista della capacità finanziaria e Pil la Liguria non partecipa ugualemente al prodotto di questo paese e occorre, quindi, capire come si colloca la Liguria in questo dibattito». Pastorino ha manifestato perplessità anche sull’autonomia portuale: «Su questo tema ho sostenuto in tempi non sospetti che ci vorrebbe una regia regionale ma in tutta la discussione manca un ragionamento: qual è il miglior sistema di allocazione delle risorse? Occorre chiedersi se il sistema che abbiamo è il migliore e se pensiamo che in Regioni con maggiore autonomia la situazione vada bene». A questo proposito Pastorino ha rilevato che spesso l’autonomia «viene scambiata come capacità gestionale e occupazionale, con un incremento delle spese di personale senza valutare l’efficienza della macchina». Il consigliere ha espresso preoccupazione anche sull’ipotesi di una  gestione regionale dei trasporti ferroviari e autostradali: «Non credo che saremmo in grado di gestire questo processo».

Alice Salvatore (Mov5Stelle) ha denunciato l’assenza di dibattito sulla proposta: «Occorreva calendarizzare meglio gli incontri su questa delibera». Il consigliere ha rilevato che i porti sono la voce economica più attiva: «Le opposizioni avevamo chiesto a suo tempo – ha ricordato – che una parte del gettito fiscale della portualità restasse sul territorio per essere reinvestita. Mi domando se a noi, come Regione, conviene chiedere l’autonomia su tutte queste altre materie a 360 gradi, l’impressione – ha detto – è che la Regione vada a caricarsi di ulteriori oneri». Secondo Salvatore, infatti, difficilmente ci sarebbe un adeguato trasferimento di risorse statali su tutti i settori: «Certe proposte risultano sovradimensionate». Il consigliere ha quindi annunciato la presentazione di alcuni ordini del giorno fra cui uno, in particolare, chiede di inserire nella proposta di autonomia di investire una quota parte del gettito fiscale del porto sul territorio, in particolare sul trasporto pubblico locale.

Sergio Rossetti (Pd) ha espresso forti perplessità soprattutto sulla gestione della partita socio-sanitaria in caso di autonomia differenziata. «Ritengo che la discussione rischia di diventare politica e ideologica: o definiamo o costi standard a cui ci dobbiamo attenere per cui chi è più bravo definisce meglio l’offerta ai cittadini oppure seguiamo solo un’onda». Secondo Rossetti , infatti, «mancando il quadro economico in cui ci stiamo muovendo è imprudente fare questa cosa. Io dico – ha aggiunto – che è meglio aspettare e vedere quello che faranno le altre Regioni che, fra l’altro, producono più di quanto lo Stato gli attribuisce e hanno una potenza di fuoco enorme che già ora gli permette di determinare dei processi e di difendersi meglio nei confronti di uno Stato che è loro debitore. Siamo quindi così convinti che, alla fine, ne avremo un vantaggio? Dobbiamo fare dei conti economici – ha concluso  – perché noi non possiamo produrre gli stessi processi virtuosi di altre Regioni».  Secondo Rossetti il percorso dell’autonomia differenziata, se non interverrà con una fiscalità regionale, rischia di destabilizzare l’attuale sistema sociosanitario.

Marco De Ferrari (Mov5Stelle) ha espresso forti critiche al fatto che nella proposta di autonomia ligure sia stata inserita anche la gestione della fauna selvatica: «Questo tema specifico non ha nulla a che vedere con l’autonomia differenziata, che deve riguardare altri temi come la questione fiscale e i servizi ai cittadini».

Paolo Ardenti (Lega Nord Liguria-Salvini) ha ribattuto: «È vero che questa è una scelta politica, un’assunzione di responsabilità. Sulla sanità – ha aggiunto replicando a Rossetti – i nostri sistemi regionali sono già in competizione e non andranno in competizione con una maggiore autonomia locale». Il consigliere ha aggiunto: «La capacità di affrontare la sfida riguarda  la preparazione delle nostre strutture ma, quando si comincia a gestire qualcosa di nuovo, se ne assumono le competenze. La sfida è portare la nostra Regione ad avere le competenze che sono necessarie per governare il proprio territorio. In un mondo che ha bisogno di dinamicità  e di cambiamenti, a volte essere piccoli aiuta e io – ha concluso – prevedo che un percorso sull’autonomia, anche se  è tutto da definire, porterà fattori positivi alla nostra Regione, per lo meno in competenza».

Luca Garibaldi (Pd) ha dichiarato: «Dobbiamo compiere una riflessione sulle nostre criticità e la fretta è una cattiva consigliera. Copiare quello che hanno fatto  altri è un errore di metodo». Secondo il consigliere occorre esercitare maggiore cautela: «Non è detto che un meccanismo che funziona altrove funzioni anche qua: noi dovremo guardare con maggiore cautela i temi del governo del territori e mi perplime una competenza esclusiva regionale sul demanio marittimo». Garibaldi ha manifestato perplessità sull’eventuale gestione delle politiche  ambientali in particolare sullo smaltimento dei rifiuti, per l’attuale carenza impiantistica, e sul ciclo delle acque, dove incombono anche procedure di infrazione Comunitarie. Un altro tema su cui, secondo, il consigliere non si può procedere con una gestione regionale, sono le politiche dei diritti e il contrasto alle povertà.

Il vicepresidente Sonia Viale, valutando la presentazione da parte dei gruppi di diversi ordini del giorno, ha proposto, come già avvenuto in Piemonte, una riunione per arrivare ad «un documento condiviso per accompagnare il percorso dell’autonomia» e ha ricordato che questo percorso è «previsto dalla Costituzione e stiamo, dunque, lavorando in un contesto istituzionale e non partitico».

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