‘Santa’: ex ospedale via Roma, le osservazioni di Italia Nostra

Da Italia Nostra, Associazione Nazionale per la tutela del Patrimonio Storico, Artistico e Naturale della Nazione –  Sezione Tigullio – riceviamo e pubblichiamo (Si ripeterà quanto accaduto per la villa della strettoia di San Michele? m.m.)

Oggetto: Intervento Edilizio relativo al complesso immobiliare dell’ex Ospedale di Santa
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Italia Nostra esprime le proprie forti preoccupazioni riguardo al l’intervento edilizio in oggetto.
Il progetto riguarda rilevanti modifiche nonché il cambio di destinazione d’uso del complesso architettonico dell’ex-Ospedale ed ex Convento Agostiniano di S.Margherita Ligure e, nella sua massima parte, consiste sostanzialmente in una grossa operazione immobiliare.
Si interviene pesantemente su edifici che furono originariamente costruiti, adattandoli alla natura del suolo, tra il 1585 e il 1630 come Convento Agostiniano, grazie ad un lascito del sammargheritese Nicolò Quaquaro, poi integrato da una serie di finanziamenti e da una raccolta pubblica, in virtù dei benefici apportati alla comunità dai frati, che ospitavano una scuola per giovani meno abbienti.
Nel 1799 il complesso fu confiscato , con tutti i suoi beni mobili, al pari degli altri monasteri degli Ordini monastici, colpiti dai provvedimenti della Repubblica Ligure di matrice napoleonica. Il Convento ed il terreno di pertinenza furono venduti nel 1807, ma riacquistati dal sacerdote Gio
Batta Gimelli. Il Comune di S.Margherita tra il 1819 e il 1820 deliberò di acquistarlo per farne inizialmente la propria sede.
Questo progetto non si concretizzò, ma si trasformò quando sopraggiunsero difficoltà, da parte dell’Ospedale genovese di Pammatone, nell’accoglienza di malati delle Riviere ed intervenne la donazione, nel 1829, di Giuseppe Debernardi, della propria villa, della Chiesa e di parte del Convento al fine di fondarvi un ospedale.
Contribuì alla trasformazione in struttura di accoglienza ospedaliera un altro benefattore, Michele Gimelli, che dispose che, alla sua morte, vi fossero versate 3000 lire annue. La costruzione fu infine accelerata con l’anticipo, da parte del Comune e con pubbliche raccolte, della somma
destinata dal Gimelli e così nel 1835, anno dell’epidemia di colera, iniziarono i lavori e l’Ospedale fu inaugurato il 1° agosto 1841, frutto di un grande impegno solidale di tutta una comunità.
Nei suoi 130 anni di apertura, dal 1841 al 1971, ha assistito generazioni di sammargheritesi e di abitanti del circondario, oltre che molti ospiti della cittadina, e dal 1949, con l’innalzamento di un piano della ex-struttura conventuale per ospitarvi il reparto maternità, ha anche fatto nascere i ‘baby boomer’ di S.Margherita e non solo.
L’elevazione di un piano, quella sì motivata da un interesse pubblico, ha generato quell’effetto di soffocamento dello storico campanile, che non dovrebbe consentire, come invece è purtroppo previsto nel progetto attuale, di superare, neanche minimamente, l’attuale altezza.
Al di fuori dei due corpi originari, esiste attualmente una sola pertinenza architettonica che, dopo la dismissione dell’Ospedale, ospitava la sede della locale Croce Rossa. Tra tale basso edificio ed il sovrastante cortile corre una caratteristica ‘creuza’, residuo di quegli impervi sentieri, che precedettero la strada del 1709 e molto probabilmente ad essa un tempo collegata.
Appena al di sotto della ‘creuza’, si trova oggi un bel prato destinato a  sparire per essere scavato in profondità al fine di ricavare tre piani di parcheggi e altrettanti di abitazioni residenziali, grazie agli ampliamenti volumetrici consentiti dal “piano casa”.
L’attuale struttura verrà completamente rimodellata nei suoi volumi interni per ospitare abitazioni, che saranno servite da un ascensore collocato nel pur tutelato campanile.
Solamente l’area della ex-Chiesa, poi trasformata in corsie, cappella e ambienti ospedalieri, sarà sottoposta a tutela integrale e destinata a pubblica fruizione con la realizzazione di un Auditorium.
Sussistono inoltre legittimi interrogativi sulla possibilità di salvaguardare, ai piani bassi e seminterrati dell’ex-Convento, le testimonianze rimaste delle antiche cantine, dove c’era anche un frantoio per olive di cui resta ancora la base e non lontano la cisterna utilizzata dagli Agostiniani.
La ristrutturazione che si prospetta appare molto in contrasto con il “recupero e riutilizzo con previsioni di destinazioni d’uso compatibili con il riconoscimento dell’immobile quale bene culturale”, auspicato dall’arch. Rossini, già Soprintendente ai Beni Architettonici e al Paesaggio, nel
suo documentato e interessante saggio contenuto nel volume: “Santa Margherita Ligure. Documenti di storia, arte e architettura”.
Il PTCP inserisce l’area interessata in zona denominata “strutture urbane qualificate” (SU), la quale trova disciplina nell’art. 35 delle Norme Tecniche di Attuazione del PTCP stesso. Vige, per tali zone, un regime di “mantenimento” in virtù del quale “non sono consentiti interventi che
compromettano l’identità e l’identificazione” delle testimonianze dell’assetto preesistente.
L’intervento edilizio che si prospetta si pone in contrasto con la suddetta disciplina (il che, peraltro, dovrebbe rendere inapplicabile il cd. “piano casa”).
Il sito costituisce testimonianza materiale di un’identità culturale collettiva legata al vissuto particolarmente intenso della degenza ospedaliera e della malattia e quindi è tutelabile anche ai sensi dell’art. 7bis del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, che recepisce la Convenzione UNESCO
del 2003 per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale.
A confermare questa forte impronta di impegno pubblico a beneficio della comunità sammargheritese sono le citate vicende costruttive che lo hanno caratterizzato dalla fine del XVI secolo fino ai primi anni 2007, quando ospitava la Croce Rossa, contrassegnate da una ininterrotta continuità di interventi a destinazione di pubblico interesse, resi possibili da tanti lasciti privati e da raccolte coordinate dal Comune.
Constatare oggi, nel progetto di ristrutturazione, il prevalere dell’interesse privato a scapito dell’integrità ambientale e architettonica dell’area ha decisamente il sapore della beffa per i cittadini sammargheritesi e per chi ha a cuore la tutela del patrimonio ambientale e culturale e della storia e
della memoria di cui sono espressione.
Italia Nostra Tigullio, per tutte le suddette ragioni, auspica che il progetto sia radicalmente trasformato nel senso di un maggior rispetto della cornice paesaggistica del manufatto oggetto di tutela e di una importante riduzione dei nuovi volumi.

Italia Nostra Onlus
Sezione Tigullio