Golfo Paradiso: i lupi sono tra noi, cavallo sbranato al Cornua

A Camogli c’è un palazzo chiamato “cian-da- lu” che secondo uno storico derivava da “piano del lupo”. La scorsa settimana Levante News ha dato notizia, secondo quanto riferito da un esperto cacciatore, che un capriolo era stato ucciso e divorato da almeno un paio di lupi in valle della Ne a Recco; località sotto il santuario di Caravaggio nel monte Orsena, a pochi chilometri da Uscio. Oggi il Secolo dà notizia di un cavallo sbranato da lupi nei pressi del monte Cornua che si trova in una zona al confine tra i Comuni di Sori, Uscio e Lumarzo.

Nel caso del capriolo gli “esperti” non avevano confermato la tesi dei lupi pur non trovando serie alternative a tanto scempio del corpo. Non sappiamo se esperti abbiano esaminato i resti del cavallo. Certo i lupi non passeranno all’anagrafe per farsi registrare. E nessuno al momento ha piazzato foto trappole per documentarne il discreto passaggio.

Sappiamo che questi predatori possono percorrere decine di chilometri al giorno per spostarsi; che il loro olfatto può portarli a inseguire una preda fino a raggiungerla.

La domanda è: perché i lupi scendono sempre più verso la costa? E certamente interessante sarebbe la risposta degli esperti. Oggi si ascoltano solo ipotesi. Le prede e gli altri animali selvatici in estate scendono più a valle in cerca di acqua; più probabilmente si avvicinano ai centri urbani in cerca di cibo come per altro fanno anche i gabbiani.