Sestri: migranti, scendono in campo i 5 Stelle

Dal Movimento 5 Stelle riceviamo e pubblichiamo

In queste ore è esploso lo scontro politico su una norma contenuta nel “Decreto Sicurezza”, recentemente approvato dal Parlamento, norma che stabilisce l’impossibilità per il Comune di dare la residenza anagrafica agli stranieri titolari di permesso di soggiorno per richiesta asilo.

La nuova legge infatti stabilisce che, finché dura il procedimento per l’eventuale riconoscimento dell’asilo politico, lo straniero non va iscritto all’anagrafe dei residenti del luogo di dimora.

Alcuni sindaci di grandi città hanno dato disposizioni ai propri uffici di disapplicare la norma, ritenendola “razzista”. A parte l’evidente scopo propagandistico e un po’ “eversivo” dell’iniziativa, atteso che si tratta di una legge approvata da un Parlamento, fino a prova contraria, democraticamente eletto: chi non conosce la materia difficilmente può capire quanto sia giusta questa regola.

Innanzitutto, i sindaci di cui sopra vorrebbero far credere che, fino a oggi, tutti i Comuni italiani davano la residenza anagrafica ai richiedenti asilo e ora non potrebbero più farlo.

Nulla di più falso.

Fino ad oggi, anzi, trattandosi di una questione dibattuta e mancando una disciplina chiara sull’argomento, la maggioranza dei Comuni italiani non iscriveva i richiedenti asilo in anagrafe. Questo perché, si diceva, le generalità e nazionalità di tali stranieri non erano certe, essendo da essi autocertificate. Infatti, per legge, è l’ufficio immigrazione della Questura che, soltanto una volta riconosciuto l’asilo o la protezione sussidiaria, fornisce agli stranieri, oltre al relativo permesso di soggiorno, un documento d’identità sostitutivo, chiamato “titolo di viaggio”. La tesi contraria all’iscrizione anagrafica sosteneva, appunto, l’impossibilità di rilasciare la carta d’identità, che consegue obbligatoriamente alla residenza, a stranieri di cui non abbiamo generalità certe.

Tanto più se si pensa che la legge anagrafica in vigore, per gli italiani privi di documenti e che richiedono la carta d’identità, pretende che presentino due testimoni a conferma delle generalità dichiarate. Mentre ai richiedenti asilo neanche questo sarebbe richiesto, con una discriminazione, al contrario, a danno degli italiani.

La nuova legge, quindi, non fa altro che eliminare una lacuna normativa, che finora aveva solo creato confusione e disparità di comportamenti dei Sindaci sul territorio. Con l’aggravante che molti stranieri, dopo la negazione dell’asilo politico, continuavano a girare per l’Italia con carte d’identità, di durata decennale, non basate neppure su un permesso di soggiorno.

Un vero pasticcio, che generava non indifferenti problemi di sicurezza e complicazioni al lavoro delle Forze dell’Ordine. Come si vede, la nuova norma, lungi dall’essere “razzista”, è sacrosanta sotto il profilo giuridico, della sicurezza e dell’uniformità di comportamenti tra gli Enti territoriali locali, il che dovrebbe essere una priorità per uno Stato serio.

Ma come al solito, in Italia sembra non essere così.