Chiavari: Andrea G. Pinketts, un ricordo dalla “Tigulliana”

Dalla Tigulliana riceviamo e pubblichiamo. Di Marco Delpino

Se n’è andato a soli 57 anni di età lo scrittore Andrea G. Pinketts, pseudonimo di Andrea Giovanni Pinchetti, morto ieri all’hospice dell’ospedale Niguarda di Milano in un modo molto diverso da come probabilmente avrebbe desiderato. Lui, il “Fred Buscaglione della letteratura”, avrebbe preferito una fine scenica, come del resto è stata tutta la sua esistenza.

Fondatore, nel 1993, della “Scuola dei duri”, una sorta di movimento che riuniva intorno a sé giallisti e aveva dato un certo impulso al noir, Pinketts abitava nel capoluogo lombardo, nel quartiere periferico del Lorenteggio, dove aveva sempre vissuto. Da circa un anno si era ammalato di tumore e le sue condizioni si sono via via aggravate. Ma fino all’ultimo era rimasto attivo e graffiante, tanto che il 18 novembre scorso, già in carrozzina, aveva organizzato un “flash-mob” letterario dall’ospedale di Niguarda.

Lo conobbi qualche anno fa, grazie all’amicizia della professoressa Maria Bianca Barberis, e presentai alcuni suoi libri a Rapallo, a Chiavari e a Torino. In particolare, a Chiavari Pinketts fu protagonista di una indimenticabile serata alla “Tigulliana Estate” in compagnia di altri tre scrittori “giallisti”: Bruno Morchio, Franco A. Ferri e Giuseppe Sciascia. Lui, quella sera, fu il grande mattatore: prima, durante e dopo l’evento, ingurgitando birre e Whisky a go-go che però gli consentivano di essere ancor più lucido e graffiante.

Amava scrivere soltanto nei locali (uno dei suoi libri si intitolava appunto “Mi piace il bar”); anzi: solo al “Trottoir” di Milano, dove la sua penna scorreva attenta e veloce, in uno stile inconfondibile e con l’abilità di chi sa abilmente “giocare” con le parole.

Al piano superiore di quel locale, una sala porta il suo nome, e l’odore del “toscano” (sua grande passione insieme alle donne, tutte bellissime) è ancor oggi talmente denso da restare aggrappato ai muri.

Andrea G. Pinketts, oltre che scrittore, era stato un giornalista d’inchiesta. Ricordiamo la sua “settimana da clochard” per Esquire, o quando, da infiltrato, riuscì a sgominare la setta dei “Bambini di satana”, o ancora quando indagò sul “mostro di Foligno”.

Quando lo incontrammo l’ultima volta al Salone del Libro di Torino, ci confidò che stava ultimando il suo ultimo libro, che fu pubblicato con il titolo “La capanna dello zio Rom”, edito da Mondadori. Nel testo, si racconta l’ultima avventura che vedeva protagonista la sua creatura investigativa, Lazzaro Santandrea.

Andrea G. Pinketts era una persona perbene, che amava vivere di notte, ma che aveva un senso profondo della giustizia. Per questo, più volte, fu anche minacciato.

Mi scrisse qualche bella dedica col candore di un’amicizia degna di una reciproca stima. Lo ricordo con simpatia.

Addio, “vecchia quercia”!