Portofino: i tempi del turismo-lavoro e quelli dello Stato

Il Tigullio ha bisogno di ripartire entro Pasqua; per evitare che i tempi del governo avviino un moltiplicatore negativo che, ai danni materiali subiti dalla mareggiata e dal vento, aggiunga il mancato arrivo dei turisti: quelli che non hanno un porto sicuro dove ormeggiare lo yacht e quelli altrettanto importanti che raggiungono Portofino, tappa d’obbligo come le Cinque Terre per chi arriva nel Levante, in auto. Il turismo è la vita economica per il territorio.

I danni maggiori li hanno subiti due porti, una strada, i concessionari demaniali.

I gestori degli stabilimenti balneari, servizio che caratterizza le coste italiane, sono disposti a rimettersi in piedi in cambio di una proroga della concessione per poter ammortizzare il costo dei lavori che varia da stabilimento a stabilimento. Il governo potrebbe legiferare in una settimana.

Il porto Carlo Riva di Rapallo rappresenta un punto di forza per la sicurezza del litorale e della città, per il turismo, per l’indotto e l’occupazione; il concessionario è disposto a ripartire immediatamente. Bene la chiarezza nei confronti degli Enti che approvarono i progetti e del Demanio che diede la concessione; cercare di mettere i bastoni nelle ruote alla ricostruzione immediata è però inqualificabile. Se non altro per chi grazie a quel porto lavora.

Il porto di Santa Margherita, che al momento è un porto pubblico e “rifugio”, dovrà essere messo in grado di garantire sicurezza con l’immediato intervento del Provveditorato interregionale opere pubbliche che quella diga aveva rafforzato lo scorso anno. La breccia che si è procurata nella diga provoca danni non solo alle strutture portuali, ma anche alla città.

La strada carrozzabile 227 per Portofino è vita non solo per il Borgo, anche per il comprensorio. La Città metropolitana non sembra avere idee chiare sulla ricostruzione. Forse il Genio militare avrebbe potuto sistemare un ponte provvisorio. Ma sarebbe un errore perché ciò rinvierebbe una soluzione definitiva. Un Governo vicino al territorio, che capisca che quella strada è un moltiplicatore di risorse, potrebbe chiedere un progetto e stanziare la cifra necessaria in una settimana. Potrebbe essere lo stesso Provveditorato ad eseguire i lavori necessari.

Zoagli ha perso i lungomare e lo Stato dovrebbe anche in questo caso stanziare i tre milioni indispensabili.

Poi ci sono gli innumerevoli danni subiti in tutto il litorale, da Moneglia a Bogliasco; i Comuni potranno affrontare con proprie risorse e contributi regionali ed europei.

Il fatto è che occorrono immediate risorse. L’idea del sindaco Carlo Bagnasco che i Comuni trattengano la quota Imu da inviare allo Stato è stata largamente apprezzata e condivisa, ma va ufficializzata in un decreto; occorre anche pensare ai Comuni che hanno danni ben superiori alla quota Imu. Gli aiuti europei arrivano dopo anni e nessuna banca farebbe un fido basandosi su questo rimborso; gli aiuti dello Stato sappiamo già che sono un’elemosina.

Poi c’è la lotta contro il tempo, fatto che Governo non recepisce; il caso Ponte Morandi ne è la prova. (m.m.)

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