Balneari: appello di Stasio ai parlamentari liguri

Dal Sib – Sindacato Italiano Balneari della Provincia di Genova – riceviamo e pubblichiamo

Prot. n. 704/2018

Ai Parlamentari liguri

Loro sedi

Egregio Onorevole,

i recenti eventi calamitosi che hanno interessato le spiagge di diverse regioni (dalla Liguria al Veneto, dalla Sicilia all’Abruzzo) hanno reso evidente a tutti l’assurdità dell’attuale condizione in cui si trovano i balneari del nostro Paese: tutti con scadenza al 31/12/2020 e perciò impossibilitati agli investimenti necessari per la rimessione in operatività ed efficienza delle aziende distrutte o seriamente danneggiate.

Nonostante numerosi pronunciamenti politici non è ancora risolto il problema della durata dei nostri titoli concessori creatosi per una errata applicazione della cd Direttiva Bolkestein che ha comportato l’abrogazione legislativa del cd. diritto di insistenza con l’art. 1, comma 18, della legge n. 25 del 26 febbraio 2010.

La proroga delle concessioni in essere fino al 2020 disposto dall’articolo 34 duodecies della legge 221 del 17 dicembre 2012 a seguito della sentenza Corte di Giustizia dell’Unione Europea del 14 luglio 2016 viene disapplicata dalla giustizia amministrativa in caso di contenzioso (v. sentenza del CdS nr. 873 del 12 febbraio 2018).

Pertanto, a breve e nel corso di questa Legislatura, si potrebbe determinare un esito disastroso per il turismo balneare italiano avendo eliminato  tutte le norme che garantivano la durata continuativa delle imprese e senza aver introdotto alcuna norma di tutela per quelle attualmente operanti.

Auspichiamo che l’iter parlamentare di approvazione della legge di stabilità A.C. 1334 e del decreto fiscale A.S. 886 costituisca l’occasione per affrontare e risolvere alcuni aspetti del turismo balneare italiano.

A tale scopo, impregiudicata la ricerca di soluzioni più organiche, riteniamo di dover chiedere, per l’immediato, il varo di alcune norme per la tutela del settore.

In allegato si inviano alcune ipotesi, frutto di un intenso approfondimento con autorevoli esponenti accademici e delle professioni (Università di Lecce e Roma, giuristi italiani e comunitari) che rimettiamo alle Vs. valutazioni unitamente alla individuazione del “veicolo” legislativo ritenuto più idoneo anche al fine di evitare la loro inammissibilità per estraneità alla materia.

Urge, quindi, una iniziativa legislativa da parte del Parlamento nel quale si è più volte manifestata la comprensione per le ragioni delle imprese che rappresentiamo al fine di salvaguardare il turismo che con il 10 % del PIL e il 12 % dell’occupazione costituisce un settore rilevante per l’economia del nostro Paese.

Siamo certi della Vs. condivisione e confidiamo sulla Vs. concreta iniziativa al riguardo.

Con i più cordiali saluti.

Il Presidente Massimo Stasio

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Bozza  emendament0 facile e difficile sgombero

Dopo il 2° comma dell’art. 49 del R.D. 30 marzo 1942 n. 327 e ss.ii.mm. – Codice della Navigazione. aggiungere il seguente comma:

“3. Sono assimilabili alle opere amovibili e definite come opere di facile sgombero quelle che, pur realizzate con strutture fisse e stabili, possono essere comunque demolite e rimosse con la restituzione dell’area demaniale concessa nel pristino stato in un periodo massimo di 90 giorni”

Motivazione

Le norme che si propongono hanno un effetto finanziario positivo per l’Erario in quanto dirette ad evitare un contenzioso.

Vi è grande incertezza sulla qualificazione delle opere che insistono sul demanio marittimo se di facile o difficile rimozione.

Diverse Regioni stanno legiferando in maniera diversa ed opposta invadendo una competenza statale in quanto, per le importanti ripercussioni di ordine giuridico sui concessionari di beni demaniali, questa materia rientra in quella riservata allo Stato, ex art. 117 c. 2 lett. l, in quanto questione riguardante l’’”ordinamento civile”.

Infatti la Regione Puglia con la legge 10 aprile 2015 n. 17, art. 14 c. 14 ha stabilito che “per opera di “facile rimozione” va inteso ogni manufatto realizzato con l’assemblaggio di elementi componibili, integralmente recuperabili, senza utilizzo di materiali cementanti di qualsiasi genere e senza lavori di scavo e, comunque, trasportabile senza compromettere significativamente la possibilità del riuso”.

Di contro la Regione Toscana con il DPGR n. 52\R del 24 settembre 2013 ha disposto che “ sono classificate di facile rimozione e sgombero le costruzioni e le strutture utilizzate ai fini dell’esercizio di attività turistico-ricreative, realizzate sia sopra che sotto il suolo in aree demaniali marittime oggetto di concessione che, in relazione ai materiali utilizzati ed alle tecnologie costruttive, in coerenza con le disposizioni del piano d’indirizzo territoriale (PIT), possono essere completamente rimosse utilizzando le normali modalità offerte dalla tecnica, con conseguente restituzione in pristino dei luoghi nello stato originario, in non più di novanta giorni”.

A ciò si aggiunga che il massimo Organo tecnico dello Stato e cioè il Consiglio superiore dei LL.PP., Sezione III, interpellato proprio su questa questione, con la decisione n. 84\2011 del 21 settembre 2011 ha chiarito che “in base alla attuale evoluzione intervenuta negli ultimi anni sia nell’uso di nuovi materiali che nella tipologia costruttiva dei manufatti edilizi è ormai difficile dettare criteri oggettivi per definire compiutamente e correttamente la facile o la difficile rimozione di un manufatto”.

Di rilevo è anche la considerazione fatta da questo Autorevole organo tecnico che “tale distinzione esiste solo nell’Ordinamento italiano e non trova riscontro in altri ordinamenti dei paesi Europei” ed inoltre che sia “necessario un momento di superamento della definizione tecnica di facile o in alternativa di difficile rimozione”.

Del resto il Senato della Repubblica, nella precedente legislatura, con l’odg del 5 maggio 2011 approvato all’unanimità, constatato “le difficoltà legate all’interpretazione giuridica del concetto di facile e difficile rimozione” ha impegnato il Governo “ a tenere in considerazione, nella definizione delle opere di facile e difficile rimozione, del progresso tecnologico legato a tali opere”.

Testo delle norme a seguito delle modifiche proposte (in rosso le integrazioni)

Art. 49.
(Devoluzione delle opere non amovibili).

Salvo che sia  diversamente  stabilito  nell’atto  di  concessione, quando venga a  cessare  la  concessione,  le  opere  non  amovibili, costruite sulla zona demaniale, restano acquisite allo Stato,  senza alcun  compenso  o  rimborso,  salva   la   facoltà  dell’autorità concedente di ordinarne la demolizione con la restituzione  del  bene demaniale nel pristino stato.

In quest’ultimo caso, l’amministrazione, ove il concessionario  non esegua l’ordine di demolizione, può provvedervi d’ufficio a  termini dell’articolo 54.

Sono assimilabili alle opere amovibili e definite come opere di facile sgombero quelle che, pur realizzate con strutture fisse e stabili, possono essere comunque demolite e rimosse con la restituzione dell’area demaniale concessa nel pristino stato in un periodo massimo di 90 giorni.

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Bozza emendamento indennità

Art.

All’articolo 37 del R.D. 30 marzo 1942, n. 327 e ss.ii.mm. – Codice della Navigazione – sono aggiunti i seguenti commi

4.Nel caso in cui l’area sia stata già oggetto di concessione demaniale marittima per uso turistico ricreativo, al concessionario uscente spetta un corrispettivo per il trasferimento coattivo dell’azienda ivi insistente,  pari al valore commerciale della stessa.

5.A tal fine entro sei mesi dal termine ultimo di durata della concessione,  il concessionario in scadenza consegna all’Autorità concedente una perizia asseverata relativa al valore dell’azienda, che tenga conto anche dell’avviamento, redatta sulla base di corretti metodi di valutazione aziendale.

6.La consegna dell’area demaniale è condizionata all’avvenuto pagamento del corrispettivo da parte del concessionario entrante.

Motivazione

La norma non determina alcun aggravio per le Erario ma determina un effetto finanziario positivo per lo stesso in quando è diretto ad evitare il contenzioso

E’ da sottolineare che in capo agli attuali titolari di concessioni demaniali marittime sono presenti due posizioni giuridiche entrambe meritevoli di tutela: il legittimo affidamento nella normativa previgente sulle ccc.dd.mm. ad uso turistico ricreativo e il diritto di proprietà dell’azienda realizzata sulla base di tale provvedimento (v.  sentenza CdS. n 4837 del 30.8.2011).

Ciò impone una disciplina che riconosca il diritto al corrispettivo pari al valore dell’azienda che si viene a perdere al fine di evitare un contenzioso devastante e la palese ingiustizia di un indebito arricchimento del subentrante in un’area già assegnata a un precedente titolare che l’ha valorizzata e sulla quale vi ha creato l’azienda che di fatto viene trasferita.

Diversamente si avrebbe un contrasto sia con l’art. 42 Cost., sia con l’art. 1 del Primo Protocollo Addizionale alla Convenzione per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà fondamentali, sia con l’art. 17 della Carta di Nizza.

Infatti è stato, da tempo, giudiziariamente in sede civile, amministrativo, tributario e contabile, accertata la proprietà superficiaria del concessionario sui beni che insistono sulla porzione di demanio marittimo oggetto di concessione (v., tra l’altro, Cass. n. 9935 del 2008, 15470 del 2010 e n. 17434 del 2013; Corte dei Conti n. 29 del 2008; CdS nn. 626 e 3196 del 2013 e, da ultimo, TAR Toscana n. 328 del 27 febbraio 2015).

A ciò si aggiunga quanto chiarito dalla CGUE con la sentenza del 28 giugno 2016  C-375/14, Laezza sulla contrarietà al Trattato europeo artt. 49 e 56 di una confisca senza indennizzo in danno di un concessionario.

Per cui, al fine di evitare un rovinoso contenzioso per l’Erario sussiste la necessità di introdurre il diritto all’equo indennizzo, in favore dei soggetti privati e a carico non dello Stato ma di altri privati.

Testo della norma a seguito delle modifiche proposte (in rosso le integrazioni)

Art. 37.
(Concorso di più domande di concessione).

Nel  caso  di  più  domande  di  concessione,  è   preferito   il richiedente che offra maggiori  garanzie  di  proficua  utilizzazione della concessione e si proponga di avvalersi di  questa  per  un  uso che, a giudizio dell’amministrazione, risponda ad un  più  rilevante interesse pubblico.

Al fine della tutela dell’ambiente costiero,  per  il  rilascio  di nuove  concessioni  demaniali  marittime  per  attività   turistico- ricreative  è  data  preferenza   alle   richieste   che   importino attrezzature non fisse e completamente amovibili.

Qualora non ricorrano le ragioni di preferenza di cui ai precedenti commi, si procede a licitazione privata.

Nel caso in cui l’area sia stata già oggetto di concessione demaniale marittima per uso turistico ricreativo, al concessionario uscente spetta un corrispettivo per il trasferimento coattivo dell’azienda ivi insistente,  pari al valore commerciale della stessa.

A tal fine entro sei mesi dal termine ultimo di durata della concessione,  il concessionario in scadenza consegna all’Autorità concedente una perizia asseverata relativa al valore dell’azienda, che tenga conto anche dell’avviamento, redatta sulla base di corretti metodi di valutazione aziendale.

La consegna dell’area demaniale è condizionata all’avvenuto pagamento del corrispettivo da parte del concessionario entrante.

***

Proposta di norma per l’occupazione e lo sviluppo economico nel settore della balneazione

Art.

1. I piani di utilizzazione delle aree del demanio marittimo di cui all’articolo 6, comma 3, del decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 400, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 1993, n. 494, assicurano che le aree concesse a soggetti privati siano sottoposte a un piano di ammodernamento delle attrezzature e delle strutture in conformità a criteri di edilizia sostenibile ed ecocompatibile e in adattamento con i cambiamenti climatici.

2. Nell’assegnazione delle nuove aree demaniali concedibili a privati, sarà data priorità alle imprese giovanili e femminili come definite dall’articolo 5 comma 1 della legge 11 novembre 2011 n. 180.

3. Le concessioni disciplinate dal comma 1 dell’articolo 01 del decreto legge 5 ottobre 1993 n. 400, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 1993 n. 494, hanno una durata non inferiore a trenta anni e non superiore a cinquanta anni.

4. Le concessioni di cui al comma precedente, vigenti al momento dell’entrata in vigore del decreto legge nr. 194 del 31 dicembre 2009, convertito con legge n. 25 del 26 febbraio 2010, nonchè quelle rilasciate successivamente a seguito di una procedura amministrativa attivata anteriormente al 31 dicembre 2009 e per le quali il loro rilascio è avvenuto nel rispetto dell’articolo 18 del D.P.R. 15 febbraio 1952 n. 328 o il loro rinnovo è avvenuto nel rispetto dell’art. 02 della legge 4 dicembre 1993 n. 494 di conversione del decreto legge 5 ottobre 1993 n. 400, hanno una durata non inferiore a trenta anni aumentata a quaranta nel caso di gestione diretta della concessione da parte del titolare e a cinquanta se il reddito del concessionario è esclusivamente o prevalentemente prodotto dall’attività esercitata a mezzo della concessione con decorrenza dall’entrata in vigore della presente legge.

5. Entro cinque anni dall’entrata in vigore della presente legge, le Regioni e i Comuni conformano alla presente disposizione i piani di utilizzazione degli arenili e gli strumenti urbanistici vigenti  in materia di utilizzazione delle aree di demanio marittimo e degli arenili.

Motivazione

La norma che si propone consegue un duplice obbiettivo di riforma economico sociale: sbloccare gli investimenti ora (e sicuramente nei prossimi anni anche per il possibile contenzioso) paralizzati dal venir meno di una durata ragionevole per le imprese attualmente operanti e, nel contempo, favorire nuove intraprese, specie femminili e giovanili.

Il nostro Parlamento, tradizionalmente ha utilizzato i beni per creare sviluppo e occupazione (v. legge n. 841 del 21 ottobre 1950 cd Riforma agraria).

Se il Legislatore del Secondo Dopoguerra guardava all’agricoltura oggi è possibile determinare lo stesso risultato di allora (da taluni economisti considerato decisivo per il cd miracolo economico italiano) puntando sui servizi e il turismo.

I beni del demanio marittimo possono, pertanto, fornire un contributo importante per il conseguimento dell’obbiettivo della crescita economica e per contrastare il grave fenomeno della disoccupazione, specie, femminile e giovanile.

Le aree che risultano concesse per finalità turistico ricreative sono circa il 25 % del totale (Società nazionale di salvamento nella ricerca effettuata nel dicembre 2005 – negli ultimi anni la situazione è rimasta sostanzialmente immutata – per conto del Dipartimento della protezione civile).

Nella regione Puglia, per esempio, su una costa di Km 970  e un’area demaniale complessiva di mq 40.408.070 sono state rilasciate solo n.1.081 per un’area complessiva concessa di mq 3.442.040 pari a 9,00 % (Piano regionale delle coste approvato con delibera di G.R. n. 2273 del 13 ottobre 2011 e pubblicato sul BURP n. 31 del 29 febbraio 2012).

Sussistono pertanto ampi margini per l’utilizzo del demanio marittimo italiano, specie nel Sud del Paese, al fine di suscitare nuove intraprese e rafforzare i servizi destinati alla balneazione.

Si ritiene che l’apertura di questo mercato venga effettuato prioritariamente in favore della imprenditorialità giovanile e femminile sia per la gravità dei livelli occupazionali in queste categorie sia, anche, per consolidare l’attuale caratteristica di questo settore economico.

Infatti, le imprese che forniscono servizi per la balneazione sono quasi esclusivamente a conduzione familiare (dati Infocamere) e come tali rientranti nella politica sollecitata dalla UE con la Comunicazione della CE COM (2008) 394 del 25 giugno 2008 cd Small business act.

Al fine di mantenere questa caratteristica nelle imprese che intendono continuare ad operare in questo mercato e per favorire la scelta lavorativa di chi intende entrarvi si ritiene di dover assicurare una durata adeguata, anche nel minimo, delle concessioni demaniali marittime che la legge di settore 4 dicembre 1993 n. 494 prevede in anni sei e che, invece si reputa congruo stabilire in anni trenta nel minino e cinquanta nel massimo.

Si tratta, in definitiva, di una concessione di beni per il lavoro diversa e in alternativa a una concessione di beni per il capitale  il cui parametro sia per l’individuazione dei destinatari che per la determinazione della durata, è l’ammontare dell’investimento di capitale.

Le concessioni vigenti scadono il 31.12.2020 a seguito dell’entrata in vigore dell’articolo 34 duodecies della legge n. 221 del 17.12. 2012 che ha ampliato la proroga al 31.12.2015 stabilita dal d.l. n.194 del 30.11.2009 convertito con la legge n. 25 del 26.02.2010 che ha abrogato il cd diritto di insistenza disciplinato dall’articolo 37 comma secondo del codice della navigazione.

A seguito di tanto tutte le imprese turistiche che attualmente operano nel settore della balneazione hanno bloccato ogni forma di investimento e di ammodernamento delle loro aziende.

Tale circostanza sta comportando gravi conseguenze in termini occupazionali e anche di competitività nel mentre altri Paesi europei (Spagna, Portogallo, Croazia) nostri diretti competitori nel settore, hanno mantenuto la durata delle loro concessioni (30, 75 o 99 anni) o l’hanno prorogata per un tempo di gran lunga superiore alla normativa italiana (v. articolo secondo della legge 30 maggio 2013 n. 2 e artt. 172 e segg. Del Regolamento attuativo 10 ottobre 2014 n. 876 della Spagna).

A ciò si aggiunga che il legittimo affidamento nella normativa previgente riguardante queste concessioni nonché il diritto di proprietà dell’azienda realizzata sulla base di tali provvedimenti (v.  sentenza CdS. n 4837 del 30.8.2011) giustificano una specifica disciplina transitoria, in favore delle imprese attualmente operanti, che ragionevolmente estenda anche a queste imprese la durata minima che si intende assicurare a quelle che intendono entrare in questo mercato.

La necessità di tutelare il legittimo affidamento trova il suo fondamento, come chiarito dalla CGUE, nei “motivi imperativi di interesse generale” (ex art 12 comma 3 della cd Direttiva Bolkestein).

A tal proposito la recente sentenza del Consiglio di Stato (nr.  5157 del 3 settembre 2018), ha chiarito che, proprio sulla base della cd Direttiva Bolkestein (suoi Considerando 40 e art. 4) si afferma la “deroga al principio della gara pubblica in ragione della rilevanza storico-culturale dell’attività esercitata”.

Il Consiglio di Stato, in questa sentenza (punto 18), ha precisato che “il principio di evidenza pubblica è suscettibile di eccezionale deroga …. in presenza di esigenze imperative connesse alla tutela di un interesse generale: ….. per un’esigenza stimata in sé superiore, di derogare al principio della gara perché si riferiscono ad interessi prioritari che prevalgono sulle esigenze stesse che sono a base della garanzia di concorrenza”.

Si ritiene che il comma 4 della proposta di legge rispetti quanto chiarito dalla CGUE con la sentenza del 14 luglio 2016 Promoimpresa.

Nella sentenza si legge, infatti, che

“55 Pertanto l’articolo 12, paragrafo 3, della direttiva in questione non può essere interpretato nel senso che consente di giustificare una proroga automatica di autorizzazioni allorché, al momento della concessione iniziale delle autorizzazioni suddette, non è stata organizzata alcuna procedura di selezione ai sensi del paragrafo 1 di tale articolo.

56 Inoltre, come rilevato dall’avvocato generale ai paragrafi 92 e 93 delle conclusioni, una giustificazione fondata sul principio della tutela del legittimo affidamento richiede una valutazione caso per caso che consenta di dimostrare che il titolare dell’autorizzazione poteva legittimamente aspettarsi il rinnovo della propria autorizzazione e ha effettuato i relativi investimenti. Una siffatta giustificazione non può pertanto essere invocata validamente a sostegno di una proroga automatica istituita dal legislatore nazionale e applicata indiscriminatamente a tutte le autorizzazioni in questione.

In definitiva la sentenza della Corte, nel negare l’automaticità della proroga ammette la tutela del legittimo affidamento delle imprese attualmente operanti:

a) che questa tutela avvenga “caso per caso”;

b) se al momento del rilascio vi sia stata una pubblica evidenza.

Su quest’ultimo punto si osserva che questa circostanza è stata sempre osservata, nel nostro Paese in quanto prescritto dal Codice della Navigazione e dal suo Regolamento per l’esecuzione (art. 18).

Mentre il “caso per caso” è necessario evitare che vi sia un’opera di supplenza della giustizia amministrativa nel caso di inerzia legislativa.

Spetta quindi al Legislatore individuare le fattispecie di una disciplina normativa certa ancorchè articolata e differenziata.

Il termine di cinque anni per l’adeguamento degli atti di programmazione e pianificazione vigenti è dettato dalla necessità di effettuare una revisione degli strumenti di programmazione e pianificazione adattandoli alle nuove esigenze di tutela ambientale considerando, nel contempo, i cambiamenti climatici e i loro effetti già manifestatosi anche recentemente sulle coste italiane con gli eventi di questo novembre.

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Norma per incentivare la destagionalizzazione nel settore turistico balneare

Articolo

I titolari delle concessioni demaniali marittime ad uso turistico ricreativo che utilizzino manufatti amovibili di cui alla lettera e.5) del comma 1 dell’articolo 3 del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380 possono mantenere installati i predetti manufatti fino al 31 dicembre 2020 nelle more del riordino della materia prevista dall’articolo 1 comma 18 del decreto legge 30 dicembre 2009 n. 194 convertito, con modificazioni, con la legge 26 febbraio 2010, n. 2.

Motivazione

A seguito dei cambiamenti  climatici e delle abitudini dei vacanzieri si assiste alla tendenza di destagionalizzare le attività della balneazione o anche solo di quelle finalizzate alla prestazione di servizi collaterali.

Siffatta tendenza merita di essere assecondata e incentivata al fine anche di aumentare il periodo di lavoro degli addetti e quindi di incrementare l’occupazione nel settore.

In diversi casi le norme stagionali (v. L.R. Puglia 10 aprile 2015 n. 17) per il mantenimento delle strutture ed attrezzature oltre il periodo stagionale sono state contraddette dai pareri contrari delle Sovrintendenze ai beni architettonici e paesaggistici con conseguente esteso contenzioso anche per la contraddittorietà dei comportamenti della P.A..

I vari Sovrintendenti  hanno dato pareri divergenti per lo smontaggio di tali attrezzature balneari così come la Giustizia amministrativa interessata alla problematica ha fornito soluzioni opposte.

Sussiste, pertanto, l’interesse pubblico al mantenimento delle strutture e attrezzature amovibili sia per evitare ulteriori evitabili costi a carico delle imprese balneari e sia anche per incentivare la destagionalizzazione delle loro attività.

Per cui appare opportuno nelle more del riordino del settore di sospendere lo smontaggio di tali attrezzature anche al fine di evitare un inutile quanto costoso contenzioso con danno all’Erario.

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Bozza  emendament0 salvo conguaglio

Art.

All’articolo 39 del R.D. 30 marzo 1942 n. 327 e ss.ii.mm. – Codice della Navigazione.

aggiungere il seguente comma

3. La determinazione del canone contenuta nei provvedimenti di concessione deve intendersi definitiva e senza facoltà di conguaglio.

Motivazione

La norma ha effetti fiscali positivi per l’Erario in quanto è diretta ad evitare l’insorgenza di un contenzioso.

A seguito dell’emanazione della legge  27 dicembre 2006 n. 296, articolo  1 comma 251 il canone determinato dalle Autorità marittime competenti è stato sempre accompagnato dalla clausola “salvo conguaglio” stante l’incertezza sulla sua effettiva quantificazione.

A distanza di anni una sua eventuale rideterminazione sarebbe fonte esclusivamente di contenzioso con l’Erario in quanto per pacifica e consolidata giurisprudenza essendo il canone un elemento certo contrattuale non può essere indeterminato.

Testo a seguito delle modifiche proposte

Art. 39.
(Misura del canone).

La misura del canone è determinata dall’atto di concessione.

Nelle  concessioni  a  enti  pubblici  o  privati,  per   fini   di beneficenza o per altri fini  di  pubblico  interesse,  sono  fissati canoni di mero riconoscimento del carattere demaniale dei beni.

La determinazione del canone contenuta nei provvedimenti di concessione deve intendersi definitiva e senza facoltà di conguaglio.

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A.S. n. 886

Emendamento per la tutela delle imprese balneari nei confronti della cd Direttiva Bolkestein

1. È considerata impresa balneare italiana, caratterizzante l’utilizzo a scopi turistico ricreativi della costa italiana, l’impresa che esercita l’attività di conduzione dello stabilimento balneare e rientra nella definizione della micro o piccola impresa ai sensi del decreto del Ministero delle Attività Produttive 18 aprile 2005.

2. Ai sensi e per gli effetti dell’articolo 2 del decreto legislativo 26 marzo 2010, n. 59 e successive modificazioni e integrazioni le imprese balneari italiane, così come definite al comma 1, in quanto connotanti il paesaggio costiero, costituiscono un elemento del patrimonio storico culturale e del tessuto sociale dello Stato italiano.

Motivazioni

La recente sentenza del Consiglio di Stato (nr.  5157 del 3 settembre 2018), ha chiarito che, proprio sulla base della cd Direttiva Bolkestein (suoi Considerando 40 e art. 4) si afferma la “deroga al principio della gara pubblica in ragione della rilevanza storico-culturale dell’attività esercitata”.

Il Consiglio di Stato, in questa sentenza (punto 18), ha precisato che “il principio di evidenza pubblica è suscettibile di eccezionale deroga …. in presenza di esigenze imperative connesse alla tutela di un interesse generale: ….. per un’esigenza stimata in sé superiore, di derogare al principio della gara perché si riferiscono ad interessi prioritari che prevalgono sulle esigenze stesse che sono a base della garanzia di concorrenza”.

A tali fini, la presente norma (analoga a quanto disposto dalla Regione Liguria con la legge regionale nr. 25\2017) riconosce le peculiari caratteristiche dell’impresa balneare italiana in considerazione delle specifiche caratteristiche delle aree demaniali a uso turistico ricreativo e dell’importanza del ruolo delle attività balneari nella vita e nell’economia delle località costiere, nonché del vero e proprio modello tipico di insediamento balneare, con le sue funzioni organizzative.

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