Chiavari. Il segretario Sappe: “Bene la visita di Forza Italia in carcere”

Dalla Segreteria generale Sappe, Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria – Roma, riceviamo e pubblichiamo

“La visita della autorevole delegazione parlamentare di Forza Italia nel carcere di Chiavari a Ferragosto, composta dai parlamentari Roberto Cassinelli e Roberto Bagnasco e dal consigliere regionale Claudio Muzio, ci fa sperare che il Parlamento assumerà presto provvedimenti per le carceri liguri. Da tempo denunciamo infatti che ci si dovrebbe vergognare per come viene lasciato allo sbando il Personale di Polizia Penitenziaria, in condizioni insalubri, indecenti e vergognose”, dichiara Donato Capece, Segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE. “Il carcere di Chiavari sarà forse un’isola felice per i detenuti che vi sono ristretti, ma certo non lo è per i poliziotti, almeno quelli non allineaticome gli aderenti al SAPPE, se si considera che sono state accertate in sede di Commissione Arbitrale Regionale palesi violazioni in ordine all’organizzazione del lavoro degli Agenti in carcere da parte della Direzione. Così come a Marassi il Tribunale del Lavoro ha condannato la Direzione del carcere per condotta antisindacale.  Il paradosso è che proprio a Marassi qualche giorno fa alcuni nostri Agenti hanno trovato un topo morto nel carcere. Una situazione assurda, da tempo ben nota a tutti e che non può essere ulteriormente trascurata, visto che sono state numerose nel tempo le segnalazioni di topi in carcere”.

Capece denuncia che “da tempo il SAPPE denuncia che la sicurezza interna delle carceri liguri, dove oggi sono detenute più di 1.450 persone rispetto ai circa mille posti letto, con oltre il 60% stranieri, è stata annientata da provvedimenti scellerati voluti dai precedenti Governi di centrosinistra come la vigilanza dinamica e il regime aperto, l’aver tolto le sentinelle della Polizia Penitenziaria di sorveglianza dalle mura di cinta delle carceri, la mancanza di personale – visto che le nuove assunzioni non compensano il personale che va in pensione e che è dispensato dal servizio per infermità -, il mancato finanziamento per i servizi anti intrusione e anti scavalcamento, o le scelte sciagurate dell’ex Ministro Orlando di chiudere carceri, come quello di Savona, e uffici del Provveditorato regionale dell’Amministrazione regionale. Non si può promettere più sicurezza e poi chiudere presidi di legalità come le carceri o lasciarli nel degrado in cui è Marassi, come conferma il ritrovamento di topi morti. Altro che trattamento rieducativo: chiudere un carcere vuol dire interrompere ogni attività finalizzata alla rieducazione del reo. Che senso ha avuto, ad esempio, chiudere un carcere senza prima averne uno nuovo, operativo, sul territorio savonese?”.

“Lasciare le celle aperte più di 8 ore al giorno senza far fare nulla ai detenuti – ne lavorare, ne studiare, ne essere impegnati in una qualsiasi attività – è controproducente perché lascia i detenuti nell’apatia: non riconoscerlo vuol dire essere demagoghi ed ipocriti”,prosegue Capece. “La realtà è che sono state smantellate le politiche di sicurezza delle carceri preferendo una vigilanza dinamica e il regime penitenziario aperto, con detenuti fuori dalle celle per almeno 8 ore al giorno con controlli sporadici e occasionali, con detenuti di 25 anni che incomprensibilmente continuano a stare ristretti in carceri minorili. Mancano Agenti di Polizia Penitenziaria e se non accadono più tragedie più tragedie di quel che già avvengono è solamente grazie agli eroici poliziotti penitenziari, a cui va il nostro ringraziamento. Auspico allora che la visita di Ferragosto nel carcere di Chiavari dei parlamentari Roberto Cassinelli e Roberto Bagnasco e del consigliere regionale Claudio Muzio favorisca un netto cambio di passo sulle politiche penitenziarie della Liguria. Nelle carceri c’è ancora tanto da fare: ma senza abbassare l’asticella della sicurezza e della vigilanza, senza le quali ogni attività trattamentale sarebbe fine a sè stessa e, dunque, non organica a realizzare un percorso di vera rieducazione del reo”.