Associazioni Ambientaliste: “Difendiamo il Parco di Portofino”

Dall’ufficio stampa di Italia Nostra riceviamo e pubblichiamo

Il Parco di Portofino è da sempre un luogo la cui tutela è convinzione unanime e fatto indiscutibile. Oggi questa realtà è probabilmente a rischio per banali questioni legate sostanzialmente ad una minima ablazione di territorio da dedicare al mondo venatorio. Perché rinunciare a ampliare i confini del nuovo parco nazionale solo per dare una risposta al problema del proliferazione dei cinghiali? La  problematica può ragionevolmente essere superata in diverso modo e, invece, le decisioni che ne conseguono faranno la differenza per i comuni che ricadrebbero nell’area protetta nazionale.

Ma questi i fatti.

Con la legge di bilancio n. 205 del 2017, è stato istituito il nuovo Parco Nazionale di Portofino: il già esistente parco naturale regionale è finalmente divenuto un tutt’uno con l’Area Marina Protetta che lo lambisce.

Italia Nostra  è stata protagonista della nascita di questo Parco e, sin dalle sue origini, (prima della L.R. 40/75) ha ribadito la necessità di allargare i confini al territorio del Comune di Chiavari, area di particolare pregio ambientale coincidente con le Zone Speciali di Conservazione (ZSC) “Pineta-lecceta collina delle Grazie” (IT1332614), e l’area marina denominata “Fondali Golfo di Rapallo” (IT1332673) che comprende il bellissimo Santuario della Madonna delle Grazie del XV sec. Alle bellezze monumentali si unisce una rara presenza faunistica. La Collina delle Grazie è infatti che una zona di pregio paesaggistico, etnoantropologico e storico-monumentale, arricchita dalla presenza di molte specie animali prioritarie per la Direttiva Habitat “Natura 2000”. Lo stesso valore naturale ha la ZSC “Fondali Golfo di Rapallo” che abbraccia senza soluzione di continuità tutta l’area marina protetta di Portofino.

L’unitarietà del parco sotto il profilo dell’assetto vegetazionale e geomorfologico trova riscontro anche nelle previsioni del PTCP (Piano Territoriale Coordinamento Paesistico) regionale dove il sito è inserito nei regimi normativi di “conservazione” e “mantenimento” (non va dimenticato che le peculiarità della macchia mediterranea in questo tratto del Levante Ligure sono purtroppo sempre più rare nell’ambito degli oltre 8.000 Km della costa italiana). In conclusione stiamo parlando forse un unicum nella scala dei valori ambientali del Paese.

L’istituzione del Parco Nazionale costituisce dunque l’occasione irripetibile per ricondurre ad una unità funzionale-operativa (oltre che di conservazione e scientifica) aree di grande valore la cui gestione oggi invece è frammentata tra diverse istituzioni (Ente Parco, Riserva Marina, Comuni, Regione). Ciò rende complessa e farraginosa la realizzazione di progetti di larga prospettiva che consentano una reale tutela e valorizzazione, senza contare le difficoltà oggettive della gestione di fondi che pervengono al territorio in modo parcellizzato e inefficiente.

Il neo costituito Parco Nazionale di Portofino recupera dunque l’ambizione di avere sotto una sola istituzione – l’Ente Parco – l’amministrazione di tutti i territori che rappresentano l’eccezionale valore paesaggistico, naturale e monumentale di Portofino. Un contesto il cui solo nome, ancora oggi, evoca uno dei luoghi più famosi nel mondo, una eccellenza-simbolo per l’intera Liguria.

L’istituzione del parco nazionale ora prevede la definizione dei nuovi confini da parte del Ministero dell’Ambiente con il coinvolgimento della Regione Liguria. Si ha dunque l’occasione irripetibile per ricondurre alla detta opportuna unitarietà di gestione tutti i Comuni (da Recco a Chiavari) posti attorno allo storico Parco Regionale, istituito nel 1935.

Il nascente Parco potrebbe finalmente contare su 4725 ettari di territorio strategici non solo per i Comuni della costa ma anche per la stessa area metropolitana di Genova. In essi potrebbero finalmente essere compresi i 732 ettari delle aree contigue di rilevante pregio paesaggistico-ambientale determinanti per creare una coerente valorizzazione Natura-Cultura tra il patrimonio storico-artistico e delle tradizioni (si pensi alle merlettaie di Santa Margherita o alla tonnarella di Camogli) e quello agro-botanico-faunistico e, speriamo, mettere fine all’irruzione di motoscafi nelle acque  oggi protette dalla riserva marina.

Il parco nazionale di Portofino  potrebbe diventare il modello di fruizione che fa perno sull’eccezionalità e unicità dei luoghi che lo costituiscono. Una lettura mirata a evidenziare la storia culturale locale dei manufatti storico-artistici (santuari, monasteri, eremi, manufatti rurali) creatisi nel corso dei secoli. Un nesso fra patrimonio naturalistico e patrimonio antropologico-culturale unico nel suo genere. Un collegamento tra costa ed entroterra attraverso la valorizzazione degli itinerari storici e turistici anche nell’ottica di una prevenzione del dissesto idrogeologico.

Le aree “contigue” che circondano Portofino sono infatti considerate di tale pregio (ambientale, paesistico, geomorfologico, etno-antropologico etc…) da essere inserite in Zone di Protezione Speciale ed, in gran parte, ricadono in zone di vincolo ai sensi del Codice dei Beni Culturali, ovvero sono soggette a regime di conservazione da parte del PTCP.

Sono questi i motivi che portano a ritenere necessario l’allargamento dei confini del nuovo parco nazionale di Portofino. Ciò consentirebbe di renderlo capace di drenare interessi collegati alle molteplici attività scientifiche per la conservazione paesaggistica e della biodiversità locale ma anche propositivi per lo sviluppo di iniziative economiche che trovino nel “brand Portofino” il punto di forza e riconoscibilità a livello mondiale.

Purtroppo recentemente abbiamo invece assistito a prese di posizione da parte della Regione Liguria che non sembrano voler andare nella direzione sperata.

Critiche in tal senso sono la delibera G.R. 532/2018, che “… a parziale modifica della deliberazione 22 marzo 2012, n. 333” stralciano definitivamente “dalle aree contigue del Parco di Portofino la porzione ricadente nel Comune di Santa Margherita Ligure oggetto della sospensione di efficacia della classificazione di area contigua, disposta con la deliberazione 20 settembre 2016, n. 836..”, un provvedimento che trova l’unica giustificazione in una apparente soluzione per il problema collegato alla presenza dei cinghiali. Aggiungiamo inoltre che tale provvedimento mette a rischio dalla trasformazione manufatti architettonici nei quali venivano ospitate le attività artigianali liguri (mulini, ambienti x la tessitura ecc..indicativo l’articolo sulla collina delle Grazie di Vaccaro del Secolo XIX Levante del 6 agosto scorso).

Di fatto ci troviamo di fronte al primo pronunciamento in controtendenza rispetto all’esigenza di allargamento dei confini del nuovo parco Nazionale.

Ma troviamo altrettanto preoccupante l’approvazione del disegno di legge regionale n. 210 (18/07/2018) che modifica la legge regionale 22 febbraio 1995, n. 12 (Riordino delle aree protette) e la legge regionale 10 luglio 2009, n. 28 (Disposizioni in materia di tutela e valorizzazione della biodiversità) dove si rinuncia di fatto alle aree protette di interesse provinciale di Savona e si rinuncia all’istituzione del parco regionale Finalese a dimostrazione che non si coglie l’importanza che ha questo patrimonio di aree protette per la salvaguardia del paesaggio naturale e monumentale del savonese e, più  in generale, per tutta la Liguria.

Tutto questo si inserisce in un quadro nazionale dove bisogna moltiplicare le azioni per dimostrare quanto sia importante per l’Italia disporre di realtà come i parchi nazionali dove sperimentare modelli di amministrazione competitivi basati sulla sostenibilità e affidati a competenti professionalità tese a preservare il territorio nazionale grazie a politiche di conservazione, promozione e valorizzazione culturale e economica non distruttive ma di reale preservazione del nostro patrimonio nazionale (naturale e culturale)

Con il nuovo Parlamento, da marzo, hanno ripreso vita le ambizioni delle diverse realtà politiche che intendono modificare la legge quadro 394 del ‘91 che ha sancito la nascita dei parchi nazionali italiani. Una legge che sicuramente ha bisogno “di un tagliando” per funzionare meglio (soprattutto nella scelta degli organi di gestione) ma che, se interpretata e riscritta male, può segnare la fine di quel mondo della tutela degli ambienti naturali e di alto valore paesaggistico italiano che, in Liguria, hanno trovato fino ad oggi un esempio felicemente riuscito.

Ci appelliamo al Presidente Toti perché non disperda questo “tesoro” per i suoi concittadini e per noi italiani ma lo aiuti a crescere e prosperare.

Ci appelliamo al Governatore perché non compia un inspiegabile passo indietro rispetto a quanto deciso oltre 80 anni fa.

Le Associazioni nazionali

Federazione Nazionale Pro Natura

Italia Nostra Onlus

Legambiente

Lipu

Mountain Wilderness

Wwf

 

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