Montallegro: don Gianluca, felice di accogliervi al santuario della Madonna

Testo e foto di Marino Scarnati

Don Gianluca Trovato, rettore del santuario NS di Montallegro

Don Gianluca Trovato, 52 anni, rettore del santuario di Montallegro dal 14 gennaio 2018, com’è cambiata la vita a livello spirituale e pratico?  “Bella domanda… intanto, non è come fare il parroco, che è quel che ho fatto fino a poco tempo fa. In quel caso si ha una custodia e una paternità che è legata alle persone, e va un po’ a quelle, perché è vero che siamo preti di tutta la Chiesa, e quindi non esistono figli che non siano tuoi, però è anche vero che quando ti fanno parroco ti affidano una porzione del Popolo di Dio: quelle tot famiglie, quei bambini, quelle persone, quegli anziani, quel catechismo, e quindi c’è un seguire le persone a tu per tu. Ora, qui, nel mondo del santuario, questa cosa la recupero nel senso di quello che mi avevano insegnato quando ancora dovevo diventare prete, ovvero per tutta la Chiesa. E quindi, la fatica che vivo, che è una fatica benedetta, non è una fatica che mi manda in crisi o che, è la consapevolezza che non c’è più una giurisdizione su un territorio, perché Montallegro raccoglie da ogni dove. Chi viene qui si sente a casa, trova la Madonna e anche il custode del santuario che cerca di mediare la parola dei sacramenti. Si torna quindi all’inizio, che si è preti per la Chiesa intera e non per una porzione”.

Il santuario della Madonna di Montallegro non rappresenta solo l’attuale Rapallo ma il suo Capitaneato, che quindi ha un’estensione ben maggiore, e una tradizione plurisecolare, dà una responsabilità maggiore?  “La Madonna di Montallegro ha certamente un culto trasversale, che per Rapallo è il fiore all’occhiello e in diocesi, mi perdonino i tanti santuari che ci sono, è vero anche che non ne esiste uno con le peculiarità di Montallegro. Quindi, quel che accade qui è qualcosa di particolare, forse perché, a parte la suggestione del posto, che è veramente straordinario, è anche la fatica per arrivarci, e non intendo solo a piedi, anche in macchina non è dietro l’angolo, per cui uno deve venire a Montallegro, non capita a Montallegro. E quindi, quando arriva qui, stranamente, c’è come un intercettare quei desideri che la gente porta nel cuore, qualche volte sono evidenti, altre volte sono sopiti, evidentemente il luogo magico tira fuori dall’uomo quelle cose che o verbalizza, o che porta dentro, Si tratta di intercettare questo mondo, cioè di far sentire le persone a casa, di far cogliere che la Madonna, comunque, non ha una risposta per tutti ma è la Madre di tutti, a volte anche senza risposta, perché la gente viene su a Montallegro con le sue domande e poi torna giù con le stesse domande. Però forse ha incontrato un momento di pace, di serenità, di riconciliazione con i drammi della vita. In questo senso è grande la responsabilità, perché io non so le persone che cosa hanno nel cuore quando vengono a Montallegro. Allora l’atmosfera, l’accoglienza, il silenzio del luogo, la preghiera… tutto questo fa emergere un mondo che, comunque, è visitato da Dio”.

La comunità rapallese è sempre molto partecipe a ciò che riguarda la Madonna di Montallegro, come in occasione del tuo insediamento, sempre in occasione della Novena e delle feste in suo onore. Domenica 22 si svolgerà “ecco la Storia”, può servire in un’ottica di turismo e, anche, di fede religiosa?  “Intanto è indubbio che la gente di Rapallo, tutte le manifestazioni che trovano il santuario di Montallegro quale luogo che li ospita, provano una mutua stima, cioè Montallegro stima tutte le iniziative di Rapallo e Rapallo stima Montallegro come luogo più significativo che la città può offrire, non perché non ce ne siano altri significativi ma perché non nasce con noi, è una tradizione che viene tramandata da secoli di padre in figlio. Ogni manifestazione legata al santuario, mi ricollego ora a quella svolta domenica scorsa, Rea Palus Race, sono venuti credo quasi 500 ragazze e ragazzi che han fatto la corsa, una cosa assolutamente sportiva e forse pochissimi sono entrati in chiesa in quel momento. Però, magari, un domani, senza la corsa, qualcuno di loro rifarà il sentiero per entrare in chiesa, luogo in cui non bisognava entrare per la manifestazione, per essere cronometrato. La manifestazione crea l’occasione, quindi è sempre significativa e il santuario non può che accoglierla. Quella di domenica, che vuole valorizzare la mulattiera, la strada detta della Madonna, che hanno percorso già mille volte, credo che abbia un suo senso: viverla in maniera un po’ retrò, vintage, per capire come la vivevano i nostri, forse è anche per intuire come la dovremmo vivere noi”.

Montallegro, nonostante la tradizione plurisecolare, la bellezza del monastero, del luogo e del panorama, il servizio di una funivia moderna e funzionale, non ha un afflusso di turisti e di pellegrini all’altezza del contesto generale. Cosa si potrebbe fare qualcosa per incentivare l’affluenza?  “Mi inoltro in punta di piedi, sono l’ultimo arrivato e di Rapallo conosco poco o niente… Ci sono evidentemente delle criticità: una è la strada, che non consente la percorrenza ai grandi pullman turistici, che si devono quindi fermare in piazza Cile, che è distante almeno dalla funivia, magari si potrebbe pensare a dei bus navetta.
Un’altra criticità, mi perdonino i responsabili, sono gli orari delle corriere, che sono risicati e spesso non collimano con gli orari del santuario. Sono disponibilissimo anche a cambiare gli orari delle messe, se questo può favorire una persona, sopratutto gli anziani, chi viene su in corriera e poi ritorna con la corriera. Ecco, non sta a me indicare le soluzioni, è comunque auspicabile che si faccia quanto possibile per portare le gente a Montallegro e al suo santuario. C’è da dire che, con la collaborazione di tanti enti, a cominciare dal Comune, è stato fatto un ascensore che è una benedizione, una grazia insperata. Il santuario, da parte sua, cerca di favorire al massimo, tipo la nuova apertura dalle 8 del mattino alle 18, prima si chiudeva nella pausa pranzo. In definitiva, bisogna darsi tutti una mano per valorizzare il sito”.

Don Stefano e don Beppe sono stati questa settimana in Siria, c’è questo legame particolare tra Rapallo e Aleppo, con padre Ibrahim e tutto quello che fa per quella comunità in zona di guerra. La Madonna di Montallegro ha vegliato sui viaggiatori?  “Credo proprio di sì, credo che la Madonna vegli anche quando le cose non vanno bene. Non posso ipotizzare che protegga Stefano e Giuseppe e poi non protegga quei bambini e quelle persone che là muoiono. Credo che ci sia un desiderio, da parte della comunità ecclesiale di Rapallo, di toccare con mano, a volte non basta semplicemente dare l’offerta. Ci sono questi preti che si sono impegnati a raccogliere in una domenica, diciamo così, importante, la domenica delle palme è una delle giornate in cui con maggior afflusso il Popolo di Dio viene in chiesa e quindi, se dobbiamo essere venali, anche dal punto di vista economico si fa di più in questa occasione che in una domenica normale come oblazioni. Non potevano mandarci un vaglia ad Aleppo? Certo che sì, però non è la stessa cosa. E questo vale anche per la fede, che non è semplicemente qualcosa che mi arriva dall’alto, la devo toccare con mano. È molto bello come San Giovanni comincia la sua prima lettera, dice che quello che noi abbiamo visto, quello che noi abbiamo toccato con le nostre mani,  della vita, ecco questo vi posso raccontare. Allora, l’ho detto anche per Rapallo, c’è una tradizione legata alla Madonna di Montallegro dei nostri vecchi, però se i giovani e le persone del 2018 non la toccano con mano anche loro, non basta più, non può bastare più. Questo gesto di andare ad Aleppo segue questo criterio, se non tocchiamo con mano non è fede, il viaggio è un valore aggiunto perché non si sono moltiplicati i soldi ma si è aperto qualcosa nel loro cuore e ora possono raccontare con più credibilità quello che è accaduto”.

Chi contribuisce molto a raccogliere fondi per le iniziative di padre Ibrahim è la compagnia teatrale “Il portico di Salomone”, parteciperai ad agosto come spettatore?  “Certamente sì, da quello che sento dire “Il portico di Salomone” fa delle cose molto belle, quindi non soltanto il rettore di Montallegro ma chiunque, se c’è una cosa bella e uno non ci va, peggio per lui”.

Dopo questi primi tre mesi, cosa dire alla popolazione del Capitaneato di Rapallo, e ai rapallesi in particolare, dopo questa esperienza di comunione con la Madonna di Montallegro? “Gli dico che, intanto è tutto un mondo da scoprire, che il santuario è loro, che vengano a farsi conoscere che sono felice di accoglierli qui, al santuario”.