Portofino: un parco con confini adeguati alla tutela

Da Wwf e Lac riceviamo e pubblichiamo

“L’attuale parco naturale regionale di Portofino, così come il futuro parco nazionale (previsto dalla legge statale di bilancio 2018), devono potersi basare su confini adeguati alle preminenti esigenze di tutela del paesaggio, dei beni  naturali e del patrimonio vegetazionale e faunistico dell’area, senza condizionamenti e regalie ad interessi speculativi o ai capricci del solito gruppetto locale di spara-fucile”.

Lo affermano le sezioni regionali di WWF e LAC (Lega Abolizione Caccia), a seguito di alcune forzature propagandistiche di alcuni esponenti politici della giunta e del consiglio regionale.

Non corrisponde alle previsioni della legge quadro nazionale sulle aree protette (n. 394/91) la ripetuta affermazione che la definizione dei confini del futuro parco nazionale dipenda da fantomatici “tavoli di confronto”,  in cui Regione e Ministero dell’Ambiente dovrebbero mercanteggiare su una presunta dilatazione o sul restringimento dei confini del parco stesso.

L’estensione del parco nazionale da istituire dipende infatti , per legge, dai contenuti di un Decreto istitutivo del Presidente della Repubblica, predisposto su proposta del Ministero dell’Ambiente.

Il parco di Portofino deve poter contare su una estensione basata su confini omogenei, che includa innanzitutto tutto il Promontorio, senza mutilazioni cartografiche di sorta. Aree naturalisticamente simili non possono essere in parte dentro e in parte fuori dal parco.

Quanto alla cosiddetta “area contigua”, si tratta di una superficie esterna all’area parco vera e propria, in cui la caccia è consentita ai soli residenti nei comuni del parco; i ripetuti tentativi (anche bocciati dalla Corte Costituzionale), di far affluire in queste “zone cuscinetto” anche i cacciatori forestieri è una forzatura illegittima; tanto è vero che ora la Regione propone tout- court di restringere l’area contigua in questione, col falso pretesto dei danni da cinghiale.

La verità è che  le norme statali e regionali su caccia e parchi prevedono in ogni caso la possibilità per l’Ente Parco di predisporre interventi di controllo del cinghiale; il restringimento dell’area contigua mira solo a consentire maggiore accesso nell’area dei cacciatori di avifauna migratrice. 

Al solito la scusa del cinghiale viene usata pretestuosamente come grimaldello per altri interessi.

Meglio farebbero le istituzioni a perseguire ben altre priorità di salvaguardia dei valori racchiusi dal Parco, in termini di vigilanza antincendio, maggior decoro della spiaggia di San Fruttuoso ancora occupata d’estate da punti ristoro abusivi, eliminazione dei ruderi di Punta Chiappa, ripristino di un nucleo dedicato di guardiaparco, integrazione con l’area marina protetta (superando il dualismo di un doppio ente gestore per parte terrestre e marina).

 

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