Rapallo: pesto patrimonio mondiale con Ascom e Civ

Da Loriana Rainusso e  Ornella Traverso, presidenti rispettivamente di Ascom Rapallo-Zoagli e Civ Rapallo, riceviamo e pubblichiamo

I negozi, i bar, i ristoranti e le attività di Rapallo sono entusiasti della candidatura del Pesto Genovese al Mortaio come patrimonio mondiale Unesco.

Grazie al loro impegno e coadiuvati dal Civg e Ascom si moltiplicano le iniziative, i piatti proposti e le vetrine si colorano di verde basilico, c’è gran fermento in attesa di domenica 18, quando la “pestata” diventerà realtà.

Vestiti, borse e accessori da cucina rigorosamente verdi colorano le vetrine dei negozi di Rapallo dove il mortaio, il basilico, il sale, l’olio extravergine, l’aglio e il formaggio hanno una posizione di riguardo e incuriosiscono i passanti e i turisti che entrano a chiedere informazioni.

I bar e i ristoranti danno giustamente risalto alla cucina genovese tradizionale o inventano piatti nuovi come panino al pesto del Bar Il Languorino in via Mazzini o le acciughe impanate fritte con patate al vapore al pesto genovese dell’Hostaria Vecchia Rapallo di via Cairoli.

Loriana Rainusso presidente Ascom Rapallo-Zoagli: “In questi giorni entrando nei negozi, il profumo degli ingredienti, soprattutto del basilico, mi riporta con la memoria alla vecchia cucina, quando la domenica ci si ritrovava a magiare tutti insieme e il mortaio era lì a fare il suo dovere, nelle mani sapienti della nonna che magicamente trasformava quelle foglioline verdi in una cremina profumatissima, e mentre pestava, mia nonna Tilde, mi chiedeva della scuola: “com’è andata? Cos’hai imparato questa settimana?”. Ma io rispondevo distrattamente perché non riuscivo a distogliere lo sguardo dal pestello che nelle sue mani diventava magia e perché il profumo dell’aglio era profumo di buono, era profumo di casa… Un profumo che sentivi già nell’ingresso e seguivo come un cane da tartufi fino alla cucina, quasi non salutavo gli zii in sala o i cuginetti in cameretta a giocare, perché il centro della casa era la cucina, con la tavola dove c’era appoggiata la méizoa infarinata per fare la pasta.

Da noi la domenica si mangiavano gli gnocchi, e la madia era una distesa infinita di gnocchetti… io arrivavo sempre che avevano già impastato e sulla madia c’erano delle strisce lunghissime di pasta che la nonna aveva arrotolato passandoci sopra le mani, poi con un coltello le tagliava in pezzetti tutti uguali, e in un attimo diventavano gnocchi; non ho mai capito come, mia nonna, potesse creare dei gnocchetti così piccoli, tutti perfettamente uguali con le sue dita grandi da lavoratrice, le guardavo le mani e il movimento rapido del dito indice prima arrotolava la pasta e poi spingeva in fondo alla madia, un pezzetto dopo l’altro, una striscia dopo l’altra, fino a riempirla completamente. Spesso mi diceva: “vuoi provare?” ma io timida com’ero, scappavo in cameretta a giocare coi cugini, ma la tenevo d’occhio e appena usciva dalla cucina, io provavo di nascosto a fare i gnocchi… ovviamente si riconoscevano subito i miei, le prime volte la nonna ritornava e dalla cameretta la sentivo esclamare: “Chi l’è che l’ha fætu”, e io zitta, ridevo tra me e me.

Canevari

Quando arrivava la chiamata: “E’ pronto, tutti a tavola”, correvamo a lavarci le mani e andavamo in sala. Noi bambini avevamo il tavolinetto a parte, mentre i grandi erano seduti alla tavola principale, venivamo serviti per primi visto la fame, e alla richiesta: “Gnocchi verdi o rossi?” sempre rispondevamo: “Tutti e due”.

La nonna mi portava sempre il piatto per prima e mi guardava con un sorriso sornione, a volte mio cugino tentava di intenerirla per avere il primo piatto:” ma io sono più piccolo”, ma lei sempre col sorriso faceva finta di nulla e mi metteva il piatto davanti… sì, quello era il “mio” piatto e mangiando ti accorgevi che quel pugnetto di gnocchi malfatti e diversi dagli altri erano proprio lì, nel piatto giusto… sì che erano riconoscibili, ma come facesse a darli sempre a me era un mistero e il nostro piccolo segreto.”

Fazzini M&C

Ornella Traverso presidente Civ: “Firma e pesta, che meraviglia; mi sembra di ritornare bambina, avevamo l’orto dove, con la mia nonna andavamo a raccogliere il basilico, un profumo indescrivibile condividendo quella vita all’aperto che oggi abbiamo perso, erano belle sensazioni. Poi rientravamo in casa e preparavamo tutti gli ingredienti genuini, tirava fuori il mortaio e mi insegnava a “strofinare” col pestello di legno, guai a pestare! Mi ci vedo ancora adesso che ero piccina col grembiulino e l’immancabile panchetto dove salivo “bella dritta” altrimenti non arrivavo al tavolo. Adoro il pesto, mi piace ogni piatto a base di basilico, col suo profumo, è come tornare indietro col tempo e riprendere una tradizione che non dobbiamo perdere.”

g&p abbigliamento

 

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