Traffico illecito internazionale di rifiuti pericolosi

Dall’ufficio stampa del Comando Provinciale di Genova dei Carabinieri riceviamo e pubblichiamo 

Nel corso della mattinata, i Carabinieri del Noe di Genova, con il supporto di carabinieri del Gruppo Tutela Ambientale di Milano nonché del Comando Provinciale di Genova, in esecuzione di  provvedimento richiesto dalla Procura della Repubblica di Genova (Procuratore della Repubblica Dott. Francesco Cozzi e Sostituto Procuratore della Repubblica Dott. Michele Stagno) e disposto dal Giudice per le Indagini Preliminari Dott.ssa Maria Teresa Rubini, hanno sottoposto a sequestro preventivo:

·  tre forni fusori con relativo impianto di abbattimento dei fumi della società genovese “S. Erasmo Zinkal srl”, fonderia di seconda fusione di metalli non ferrosi che produce pani di zinco;

· la somma di 1.500.000 euro, ritenuta il profitto del traffico di rifiuti dal 2013 al 2017.

Nel corso di approfondite indagini derivanti da un controllo effettuato con ARPAL presso la società “S.Erasmo Zinkal srl” di Genova[1], i Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico CC del capoluogo ligure hanno accertato che le ceneri, derivanti dal doppio sistema di abbattimento dei fumi in uscita dai forni fusori, invece di essere classificate come rifiuti pericolosi con codice CER 10.05.05* (rifiuti solidi prodotti dal trattamento dei fumi), sono state, dapprima classificate come rifiuti non pericolosi con codice CER 10.05.04 (altre polveri e particolato) e, a partire dal giugno 2017, gestite addirittura come sottoprodotti.

Le analisi condotte da ARPAL sulle ceneri hanno rilevato, altresì, elevati valori di diossine non dichiarate dal produttore che, mandando a recupero detti rifiuti come non pericolosi, ha violato anche il Reg. 850/2004/CE sulla distruzione dei rifiuti contenenti diossina.

Tale gestione ha consentito di evitare i costi di smaltimento e conseguentemente di trarre, in aggiunta, ingiusti profitti dalla vendita di tali materiali.

E’ stato, dunque, verificato ed accertato che centinaia di tonnellate di detti rifiuti sono stati avviati illecitamente a recupero presso impianti dell’Unione Europea e di paesi extra europei, in violazione del Reg. 1013/2006/CE sul trasporto dei rifiuti transfrontalieri, quali Germania, Polonia, Belgio, Austria, Paesi Bassi, Turchia, Stati Uniti, Giappone.

Tale condotta è stata agevolata dal dirigente del settore ambiente della città Metropolitana di Genova il quale, pur a conoscenza della natura dei rifiuti, ha consentito  con autorizzazione integrata ambientale la gestione dei rifiuti illecitamente classificati e, anche di fronte alle evidenze analitiche circa il contenuto di diossine, non ha adottato i necessari provvedimenti amministrativi.

Ipotizzando a carico dei vertici aziendali, in concorso con il dirigente della città Metropolitana, un traffico illecito di rifiuti pericolosi, ed evidenziando anche la responsabilità amministrativa della società (art. 25 undecies del d.lgs 231/2001), è stato disposto, oltre al sequestro dei forni, anche il menzionato provvedimento di sequestro preventivo dell’illecito profitto conseguito.

[1] fonderia di seconda fusione di metalli non ferrosi che produce “pani di zinco”