‘Santa’: ricordo della Tigulliana di Camillo Sbarbaro

Da Marco Delpino un ricordo della Tigulliana del poeta Camillo Sbarbaro, nato a Santa Margherita Ligure, di cui domani ricorrono i 50 anni dalla morte, ricordata domani in Regione

1888 a Santa Margherita Ligure e morì il 31 ottobre 1967, giusto 50 anni fa proprio domani.

Genova lo ricorda con un Convegno promosso in collaborazione con la Fondazione Novaro.

A Santa Margherita Ligure vogliamo ricordarlo noi della “Tigulliana”.

Figlio di un tecnico delle ferrovie, rimase poco nel luogo natale e anche da adulto vi ritornò rare volte. Fu un uomo umile ma, come tutti i semplici, persona di grande valore. Abitò e compì i suoi studi a Genova ma, conseguita la maturità classica, non volle proseguire e non si laureò. Per vivere diede lezioni private di materie letterarie e svolse una intensa e apprezzata attività di traduttore dal francese e dal greco.

Nei contatti giovanili con la natura e il paesaggio ligure nacque in Sbarbaro l’interesse per i muschi e i licheni. La simpatia iniziale prese rapidamente corpo, l’interesse divenne studio.

Il poeta raccolse in casa, catalogò, selezionò queste trascurate forme di vita vegetale; in questo campo specifico divenne un’autorità indiscussa e i suoi erbari gli vennero richiesti, e pagati, anche da grandi musei.

Sbarbaro, sia di prosa che di poesia, ha scritto poco ma ha controllato molto. Tutta la sua opera è una meticolosa e amara confessione. Stimato come poeta e studioso, rifiutò sempre le proposte di scrivere articoli critici e di partecipare a trasmissioni radiofoniche, che gli avrebbero reso molto sul piano economico, ma non erano conformi alla sua condotta di vita.

Così scriveva il poeta Sbarbaro a proposito di Santa Margherita Ligure in una pagina da noi ritrovata alcuni anni fa: “A Paraggi talora mi rifugio e nella felicità d’essere pescatore. Il mare! A nominarlo, entra nei miei pensieri, folata che forza un’imposta”.

E ancora: “Accorro sulla spiaggia dove la rete deposita il suo carico d’argento vivo. Nella barca che approda nottetempo spio il bruno ammasso che palpita e traluce”.

“Gli abitanti del mare! Ingombranti alcuni; labili altri come schiuma, minuti come conterie. Le loro fogge, i loro colori! E le giogaie sommerse! i salsi giardini! le foreste d’alga! i roveti di corallo! Meraviglie che gli occhi si chiuderanno avanti di toccare”.

Questo variare della superficie già poteva bastare allo spirito del poeta, perché “il mare parla più alto dell’uomo e copre con la voce il ronzio dei suoi inutili pensieri”.

Una canna sarebbe bastata alla sua felicità e uno scoglio a Paraggi.

Paraggi, per Sbarbaro, era un “golfo d’ombra, baia di pietra verdone. Irritato contro le scogliere che l’addentano, anche in bonaccia il mare vi brontola, schiaffeggiando la magra spiaggetta”.

In disparte sta l’abitato, quasi per non turbare, con le sagome tremolanti, il lucidissimo specchio che la vegetazione delle rive abbuia.

Il poeta avrebbe desiderato una stanza piena di mare. E sarebbe campato del ricavo della pesca, scottato sulla brace.

“Oh, con la canna sullo scoglio riposante esistenza! In luogo di pensieri si avvicenderebbero nel mio capo occhi di sole, slucciolìo d’onde notturne…”.

Poi c’era il Monte (di Portofino) che Sbarbaro definì “ingombrante” («Il Monte ingombra con il suo dorso possente»), salvo poi dire che: «in linea col Monte ci sono io e il “Primero”, il battello che ogni dì lo veleggia».

Nel decennale della morte (1977) il Comune di S. Margherita Ligure dedicò a Sbarbaro (su indicazione di Nino Palumbo, Arturo Mencacci e di chi scrive queste note) la strada che da San Siro porta al “Peep”.

Nel ventennale della scomparsa, il Comune di Santa pubblicò un bel libro e, a 25 anni dalla morte, l’allora Sindaco Gianfranco Ferrini (su indicazione dei soliti Arturo Mencacci, Mariella Risi e dello scrivente) fece murare la targa che è in bella mostra nell’atrio dell’edificio della sua casa natale.

Nel 1997, a trent’anni dalla scomparsa, fu promosso un grande Convegno a Villa Durazzo e l’inaugurazione di un’altra targa (sempre grazie alle solite “soffiate”) questa volta alla stazione sammargheritese, per rievocare le origini “ferroviarie” paterne, ma soprattutto per dire (anche) che la sua vita (al pari di un treno) “passò come un barbaglio”… (come recita la sua poesia visibile sulla targa alla stazione di Santa Margherita Ligure).

Camillo Sbarbaro, al pari di altri scrittori, poeti e artisti, è stato ricordato nel recente libro “Santa Margherita Ligure vista da vicino”, pubblicato dalla “Tigulliana” lo scorso settembre e in uscita già in seconda edizione nei prossimi giorni.