Funghi: le zone, i permessi, i consorzi e le sanzioni

Da Umberto Righi, associazione Fi.Ma. riceviamo e pubblichiamo

Nascono i funghi? Dopo le piogge, fermento tra gli appassionati, per cui facciamo il punto su dove cercarli e le regole di raccolta
Dopo parecchi mesi di siccità, le piogge cadute in questi giorni fanno sperare nella nascita di funghi; piogge che anche se tardive, potrebbero essere sufficienti per attivare buone o discrete nascite in questa seconda parte di settembre e per tutto ottobre. Sotto la lente sono i boschi di castagno e di faggio, particolarmente nelle zone più gettonate come quelle in valle Sturla, val d’Aveto e Fontanabuona, che si raggiungono anche in meno di mezz’ora di macchina partendo dalle nostre città del Tigullio.

Dove le nascite. Quando si parla di funghi, non si può dare per certa la nascita, in nessun caso, specie ora dopo mesi di forte siccità, perché il terreno duro e secco, anche se inumidito con le piogge cadute pochi giorni fa, potrebbe non essere pronto per la creazione delle muffe da cui si genera il “micelio” ossia la radice o meglio pianta per la propagazione dei funghi. Per cui occorre fare alcune considerazioni su: altitudine dei boschi, natura dei boschi, tipologia del terreno.

L’altitudine metrica rispetto al livello del mare è significativa, sia per la tipologia della vegetazione, sia per le temperature climatiche, nonché per l’ambiente del sottobosco. Generalmente entro i 600-700 metri sul livello del mare i boschi possono essere formati da castagni, da quercia (cerro), da acacia. Oltre tale altezza queste specie non resistono e si incontrano, da 700-900 metri sul livello del mare, ampie e fitte foreste di faggio, pino e abete.

Boschi di castagno.  Tra questi, i boschi di castagno, sono i più frequentati, grazie anche alla presenza di piante domestiche, che in passato venivano accudite, potandole e privandole dei “ferloni o bastardi” che nascono alla base del fusto, per dare forza alla pianta e al frutto, che raccolto dai contadini, veniva essiccato per farne farina. Tali boschi venivano anche tenuti puliti, con taglio dell’erba e raccolta delle foglie di castagno cadute per distribuirle a terra nelle stalle, tale continua cura e pulizia del terreno andava a favorire la formazione di tappeti di muschio, che aiutava non solo la raccolta delle castagne , ma manteneva umido il terreno, favorendo la nascita dei funghi.

Questi boschi, assolvevano anche ad altre esigenze, come la coltivazione e raccolta dei mirtilli, o la produzione della legna per scaldare la casa nell’inverno, per cui si bonificava il terreno e si consolidava, creando muretti a secco, formando terrazze che aiutavano la raccolta dei frutti Bosco di castagni domestici, piante curate, con taglio dei bastardi, terreno con sfalcio erba e tenuto pulito dalle foglie per agevolare la raccolta delle castagne.
del bosco. Con i “ferloni”(i bastardi giovani verdi) si costruivano i “cavagnà” o le “gabbie” per trasportare il fieno o le foglie di castagno (con i muli o in spalla) , o ancora con i ferloni tagliati a strisce si costruivano cestini “cavagne o gerle” per i funghi o si creava il rivestivano le damigiane. Le foglie di castagno verdi si mettevano a protezione dell’impasto di pane tanto che la campana in ghisa non lo bruciasse mentre coperta di cenere e carbone cuoceva in pane casereccio (buonissimo). Stessa cosa per il castagnaccio, o per i testetti (a quei tempi la carta forno non esisteva).

La morte dei vecchi contadini, il progresso e l’aumento del costo della vita, il poco reddito ed il grosso dispendio di tempo ed energie che tale lavoro portava alle famiglie, ha favorito l’abbandono della campagna, spopolamento dei paesi e l’avvicinarsi alle città che davano con l’industria un posto di lavoro ed uno stipendio mensile sicuro e meno dispersivo. Da qui la cura del bosco e dei castagni è andata via via perdendosi, sino a scomparire del tutto, per cui i grossi castagni non più curati, nel tempo si sono ammalati, il muschio e le piante di mirtillo sono morte soffocate da strati di foglie. I grossi castagni, malati e secchi, tagliati hanno lasciato spazio a decine e centinaia di ferloni, inselvatichendo il bosco, rendendolo scuro, impenetrabile alla luce del sole.

Tali condizioni le viviamo oggi, condizioni di abbandono che hanno ucciso ed impoverito il sottobosco, perdendo anche le potenzialità per una distribuita e massiccia nascita di funghi. Non dico che in tali boschi di funghi non ne nasce più, per fortuna la natura in qualche modo si fa spazio, per cui vuoi il vento o le piogge, le foglie secche muovendosi creano strati più sottili che permettono alle piogge di raggiungere il terreno, ed ai funghi di fare capolino per farsi trovare.

Nei boschi di castagno sono moltissimi i funghi commestibili che potremo trovare, dal classico e prelibato “porcino” nelle varie razze: boletus edulis, boletus pinicola (lombardo), boletus aereus (moro), boletus reticulatus, ma possiamo raccogliere vari tipi di “colombine” come: russula virescens (colombina verde), russula aurea (colombina dorata, giallo-rossa), russula cyanoxantha (colombina maggiore), russula vesca (colombina rosa), oppure i conosciutissimi “galletti o finferli”, cantharellus cibarius, o ancora i dentini, hydnum repandum, e i chiodini armillaria mellea, senza dimenticare gli “ovuli” amanita caesarea (ovolo buono), o ancora l’onnipresente mazza di tamburo macrolepiota procera (tiullo), o i meno conosciuti castagnini tricholoma acerbum, o i peven clitocybe nebularis, e la grifola grifos frondosus (barbigin in liguria), che nasce nei tronchi cavi dei castagni.

Attenzione ai funghi velenosi. Per conoscere e distinguere queste specie commestibili da quelle velenose, vi consiglio leggere i capitoli inseriti sul sito www.fimachiavari.it alla pagina “curiosità”, troverete anche molte ricette e metodi di conservazione. Bosco di castagni selvatici, si noti la crescita di più ferloni, che tolgono luce e nessuna manutenzione umana del suolo.

Boschi di quercia (cerro). Nel nostro entroterra si incontrano anche boschi con querce, conosciuta anche con il nome di cerro. Spesso tali alberi si alternano ai castagni, specie ove l’abbandono del bosco e conseguente taglio della castagno domestico, ha favorito la fioritura di piante più forti e spontanee come la quercia che si riproduce tramite ghiande. Tali boschi di querce favoriscono la crescita degli stessi funghi che troviamo nei castagni, con la differenza che il terreno resta più spoglio o libero da foglie, che essendo più piccole e sottili si distruggono in breve tempo o con facilità spostate dal vento, per cui il terreno restando spesso scoperto assorbe meglio la pioggia ma di conseguenza asciuga più velocemente in presenza di vento o con i raggi del sole.

Boschi di acacia. Purtroppo questa pianta, introdotta dall’America in Europa e poi giunta in Italia intorno al 1665, usata per rimboschimenti in alcune regioni, causa la natura infestante, trasportata dagli uccelli migratori che, nutrendosi dei fiori dolci e bianchi, trattenevano i semi nelle proprie feci, distribuendoli ovunque tanto che in pochi secoli si riscontra abbondante in molte regioni d’Italia. Una pianta che non solo usa il seme per riprodursi, ma pure le radici, per cui da una pianta in pochi anni se ne avranno decine tutte attorno. Infatti in molte zone è stata piantumata per consolidamento di pendii scoscesi e franosi. La veloce crescita ne fa una ottima scorta da legna da ardere, per cui i tagli di interi boschi sono frequenti, ma con essi proliferano anche piante infestanti come i rovi e i rampicanti in gergo “luiassa”, rendendo difficile il solo addentrarsi in tali foreste. Nei boschi di acacia, scegliendo quelli più accessibili e meno scoscesi, nascono alcuni funghi, di rado o quasi mai i porcini, ma si trovano varietà di colombine, galletti e mazze di tamburo.

Boschi di faggio. Oltre i 600-800 metri sul livello del mare, incontriamo i faggi, e la ricchezza di opportunità che tali foreste regalano al cercatore di funghi. Come tutti gli alberi anche il faggio, trova una diversa distribuzione o densità, in base all’ambiente, conformazione del terreno o alla manutenzione che l’uomo apporta in tali foreste. Infatti il faggio ha la caratteristica di moltiplicare le fronde, allargandosi con tanti ferloni, tanto da oscurare in modo evidente il sottobosco. Per cui in tempi cadenzati i proprietari ottengono l’autorizzazione del taglio, lasciando a distanze convenzionali alcuni alberi che in poco tempo aumenteranno le fronde, e dal ceppo tagliato già l’anno successivo avremo nuovi ferloni, che se non potati daranno vita a decine di tronchi.

La flora del sottobosco si differenzia molto dal tipo di terreno e della densità delle fronde, infatti in boschi luminosi con faggi curati dall’uomo (con asportazione dei ferloni) si vede la nascita di piante spontanee come mirtilli, felci o lamponi (cercate bene in queste zone perché solitamente nascondono vere fungaie), mentre in presenza di boschi fitti e non curati, la penombra impedisce il proliferare della flora, ma lo spesso strato di foglie protegge comunque il micellio (la radice del fingo) e nasconde per giorni la crescita del frutto (il fungo), spesso facendo capolino già in dimensioni adulte. Molti appassionati riescono a percepire la presenza del fungo anche se totalmente nascosto sotto le foglie, grazie al leggero rialzamento delle stesse (montagnetta), che al leggero contatto con la punta del bastone, si va a scoprire la testa ancora bianca del porcino o della colombina.

Mai raspare per non guastare il micellio dei funghi, e mai mettere le mani prima di essersi sincerati che non vi sia qualche vipera pronta a mordere. Ritengo che il faggio, grazie alle piccole e ovali foglie, crea i presupposti per una accogliente proliferazione di “miceli”, infatti gli strati di foglie mantengono la giusta umidità del terreno, e lo proteggono dagli sbalzi climatici, dal vento e dalle forti piogge, come dalle improvvise grandinate o nevicate.

Quanto detto, dovrebbe far riflettere l’attento cercatore di funghi, e se andiamo ad aggiungere le condizioni climatiche che si incontrano intorno ai 1000 m slm, possiamo capire come anche in assenza di piogge, ma con il ripetersi di giornate di nebbia, si possano avere abbondanti raccolti di funghi. Raccolti di funghi che, anche con qualsiasi condizione climatica, rispetto a castagneti e quercie, sono sempre quintuplicati, una ragione per cui nelle faggete si radunano sempre migliaia di cercatori ogni giorno a fine estate. Che poi alcuni dicano che i porcini dei faggi non hanno odore, questo è vero, ma la quantità di raccolta, la consistenza del corpo, la quasi totale mancanza di vermi, a volte o quasi sempre vince sul gusto……

Foreste di abete o pino.  A partire dall’ 800 sino oltre 1900 in Liguria tramite progetti del Corpo Forestale si sono realizzati ampi rimboscamenti con abeti, a partire da altezze metriche intorno agli 800 metri sul livello del mare sino ad oltre 1500 metri sul livello del mare, vere e proprie foreste oggi quasi tutte racchiuse in parchi o aree demaniali. Oppure le pinete, anch’esse oggetto di progetti di piantumazione proseguiti sino al 1970 circa, si incontrano a livelli metrici anche inferiori (tra 500-800 metri sul livello del mare) qui e là disseminate, alcune ancora integre e compatte, altre distrutte da incendi e sostituite da flora mista di
castagni, faggi e querce. In questi boschi, solitamente ombrosi, i cercatori di funghi a fine stagione trovano porcini, colombine, galletti, mazze di tamburo e specificatamente nelle pinete si incontrano anche sterminate distese di sanguinin.

Le zone da funghi. Vedendola così sembra tutto facile, ma tra un bosco e l’altro anche se simili, spesso ci sorprende vedere che in uno si raccoglie porcini in buon numero, mentre nell’altro di porcini manco l’ombra e a malapena qualche colombina. Spesso è dovuto al tipo di terreno, se pietroso o terroso, se più acido o meno, come se esposto ai venti, più ombroso o meno. Purtroppo sono infinite le variabili, e se, per la pesca si deve avere il “senso dell’acqua”, anche nella ricerca dei funghi si deve seguire il “sesto senso” che matura solo con l’esperienza, con la passione, con il ragionamento, con l’attenta osservazione del sottobosco, della luce, della consistenza degli alberi, posizione, e tanti piccoli ma significativi segnali.

Tutto questo si chiama “Passione funghi” Passione della ricerca dei funghi che però deve portare rispetto per le regole ovunque, sia nei boschi liberi e sia nei boschi consorziati, per esempio le quantità giornaliere ovunque sono vincolate al massimo di 3 kg di funghi a persona (salvo nel proprio bosco) e occorre seguire le modalità di ricerca, ossia munirsi di permesso di raccolta nei consorzi, e ovunque utilizzare idoneo cestino forato per contenere i funghi raccolti.

Seguiamo le regole. Per cui andiamo ad illustrare le regole imposte dalla Legge Regionale n° 17/2014 e le modifiche apportate dalla LR 8/2015, nell’insieme dei testi disciplinando maggiormente non solo la raccolta, ma pure la gestione dei consorzi e regole per la commercializzazione dei funghi.

La Regione Liguria con l’apposita legge, dispone l’individuazione degli enti gestori del patrimonio boschivo, i consorzi e le associazioni che regolamentano la raccolta e commercializzazione dei prodotti del sottobosco, gli ambiti di raccolta, i limiti quantitativi della raccolta, la stagione di raccolta, modalità di raccolta e divieti, controlli micologici e regolamentazione, corsi di formazione micologica, requisiti e condizioni per la commercializzazione e autorizzazioni, lavorazione e confezionamento funghi, individuazione del personale di vigilanza e funzioni per il controllo della raccolta e conseguenti sanzioni e sequestri. Con le LR 17/2014 e 8/2015 vanno a decadere le precedenti leggi regionali: 27/1991 – 55/1994 – 27/2007 – 33/2007, mentre per quanto non espressamente previsto nel presente testo resta valida la legge 352/1993 e il DPR 376/1995.

Riepiloghiamo le regole per la raccolta.

1. Ambiti di raccolta e organizzazione: Come ambiti di raccolta si distinguono 3 diverse tipologie, i boschi liberi, i boschi consorziati, i boschi demaniali.
Nel caso di boschi liberi, non è previsto alcuna autorizzazione ed il quantitativo di raccolto non deve superare (per tutti) la quantità di 3 chili previsti dalla legge.
Nei boschi privati consorziati, definiti da apposita tabellazione che ne traccia i confini in modo visibile, ci si deve munire di apposita autorizzazione a pagamento con specifica osservanza del regolamento di raccolta. Nei boschi demaniali la raccolta sarebbe vietata, fatto salvo se l’Ente pubblico gestore ne autorizza la raccolta con permesso a pagamento nei giorni e quantità definiti, seguendo un apposito regolamento che può essere maggiormente restrittivo rispetto alla legge in oggetto. Ogni consorzio comunale, privato o ente ha facoltà di agevolare la raccolta a pensionati o giovani, specificando clausole e modalità nel proprio regolamento.

2. Limiti quantitativi di raccolta: in tutto il territorio della regione Liguria, compreso boschi liberi, boschi consorziati e foreste demaniali, la raccolta dei funghi è consentita soltanto per le specie commestibili e per una quantità giornaliera nei seguenti limiti – per la specie “porcino” (boletus reticulatus, edulis, aereus e pinicola) fino a un massimo di 3 (tre) chili per persona; di cui per la specie “ ovolo buono” (amanita caesarea) fino ad un massimo di 1 chilo per persona; di cui per tutte le altre specie fino ad un massimo di 3 chili per persona. Il quantitativo complessivo per persona non può superare il peso massimo di 3 chili, mentre sono esclusi i “chiodini”(armillaria mellea) la cui raccolta non è soggetta a limiti. I limiti di raccolta non si applicano a proprietari del fondo (che ne dimostrino il diritto) o soci del consorzio con apposito permesso. Esclusivamente nelle foreste demaniali gestite dal Parco Aveto sussiste anche la misura minima del cappello del porcino che deve essere non inferiore a 4 cm.

3. Periodi e giorni di raccolta: I comuni, gli Enti e i consorzi gestori, possono stabilire la data di inizio e chiusura della stagione di raccolta nei boschi da loro gestiti. Altresì possono imporre dei giorni la settimana di riposo vegetativo vietando la raccolta ai non soci. Nei boschi demaniali del Parco Aveto non sono previste agevolazioni per residenti che devono osservare sia i giorni di chiusura sia le quantità di raccolta, compreso dimensioni minime del cappello del fungo porcino (4 cm).
4. Modalità di raccolta e divieti: La raccolta dei funghi deve essere effettuata cogliendo esemplari interi e completi di tutte le parti necessari alla determinazione della specie. E’ consentito durante la ricerca l’uso di un bastone, purchè non venga impiegato per raspare il terreno, svellere i funghi o danneggiarli. I funghi raccolti devono essere riposti in contenitore idoneo, con fondo retinato per consentire la diffusione delle spore.

Vietato l’uso di rastrelli, uncini o altri attrezzi che possano danneggiare lo strato umifero, il micelio fungino e l’apparato radicale della flora. Vietato riporre e trasportare funghi in sacchetti di plastica o contenitori stagni, o zaini e borse senza il fondo retinato. Vietato raccogliere o danneggiare funghi non commestibili o velenosi. Vietato raccogliere l’ammanita cesarea allo stato di ovolo chiuso. Vietato raccogliere
o trasportare funghi senza il tesserino di autorizzazione ove previsto o nei giorni di chiusura. Vietata la raccolta dei funghi nelle ore notturne. Nei boschi gestiti da consorzi e nelle foreste demaniali è fatto divieto la raccolta di castagne, mirtilli e frutti del bosco senza la dovuta autorizzazione.

5. Organi di vigilanza: Vigilano sull’osservanza della legge regionale e delle norme ambientali, Corpo Forestale, Polizia Locale, le guardie micologiche private del consorzio e particolarmente organizzate le Guardie Volontarie Ambientali (FIPSAS-ARCIENAL). Tutti questi organi di controllo possono operare sull’intero territorio provinciale, in squadre o in singolo agente, in base alle esigenze, ad esclusione delle guardie private del Consorzio che possono svolgere il servizio esclusivamente all’interno del territorio gestito dal consorzio di appartenenza.

6. Sanzioni: Le sanzioni amministrative vanno da un minimo di 16 euro sino ad un massimo di 100 euro secondo la norma violata. La legge regionale impone la confisca dei funghi raccolti indistintamente per tutte le violazioni. Andiamo brevemente ad esporre le violazioni più ricorrenti: Raccogliere funghi in quantità superiore al consentito, euro 50 + confisca raccolto (nel Parco Aveto anche ritiro tesserino giornaliero); raccogliere o trasportare funghi senza il tesserino di autorizzazione in zona ove richiesto euro 100 + confisca raccolto (Parco € 50 + confisca funghi anche x residenti); Raccogliere funghi in periodo chiuso o giornata di riposo euro 100 + confisca raccolto (Parco € 50 + confisca funghi e ritiro tesserino giornaliero anche residenti); raccogliere funghi raspando il terreno usando rastrelli, uncini o semplice bastone euro 30 + confisca raccolto (Parco € 50 + confisca attrezzi e funghi + ritiro tesserino giornaliero); riporre e trasportare funghi in sacchetti di plastica, borse, zaini o contenitori stagni, euro 30 + confisca raccolto (Parco 50 € + confisca contenitore e funghi + ritiro tesserino giornaliero); raccogliere funghi velenosi, o danneggiare funghi non raccolti, euro 30 + confisca raccolto (Parco € 50); raccogliere “amanita caesarea” allo stato di ovolo chiuso euro 16,66 + sequestro raccolto (Parco € 50 + confisca funghi e ritiro tesserino giornaliero); ricerca e raccolta funghi durante le ore notturne con utilizzo di torce, euro 30 + confisca raccolto (Parco € 50 + confisca funghi e ritiro tesserino giornaliero); raccogliere funghi del genere boletus “porcino” con dimensioni del cappello inferiori a 4 cm euro 50 + confisca raccolto e ritiro tesserino giornaliero (sanzione prevista solo nei boschi gestiti dal Parco Aveto). Le sanzioni amministrative andranno riscosse dal comune territoriale di competenza tramite ccp, mentre i funghi sequestrati saranno consegnati al consorzio gestore che farà l’uso previsto dalla legge. Le sanzioni elevate nelle foreste del Parco Aveto saranno incassate dallo stesso Ente, mentre i funghi confiscati saranno consegnati all’Ente gestore o distrutti sul posto dagli agenti e in presenza del verbalizzato.

7. Rispetto del bosco e dell’ambiente: Troppo spesso l’uomo si dimentica il rispetto dell’ambiente, e confonde il bosco per una pattumiera. Teniamo a precisare che ogni oggetto gettato a terra, vi resta per mesi o per anni, difendiamo la natura portandoci a casa i nostri rifiuti. Mangiare una merendina, dissetarsi con una bibita in lattina, gettare a terra un mozzicone di sigaretta o l’intera confezione vuota, genera sporcizia ed inquinamento. Simili azioni, molto spesso fatte senza riflettere e soprapensiero possono generare “multe” molto salate se pizzicati dalle guardie di controllo, infatti l’importo del verbale amministrativo è fissato in 600,00 € in applicazione del Decreto Legislativo 152/2006 art 192 e 255. Evitate quindi, tenetevi in tasca o nello zaino il vostro rifiuto, ne avrete vantaggio voi stessi oggi e in futuro.
Chiudiamo con un ulteriore suggerimento, molto spesso accade di trovare vetture posteggiate all’interno di boschi (fuori strada), magari seguendo piste di trattori tracciate per il taglio degli alberi fatti negli anni e poi abbandonati e ricoperti dalla vegetazione. In questi casi, molto frequenti, si è passibili di verbale amministrativo di 102,00 € (LR 38/92 art 3 e 8). (Umberto Righi)
Si allega elenco giorni chiusura consorzi e prezzi permessi

Consorzi funghi Levante 2016-2017 Giorni di chiusura per non residenti – prezzi tesserini giornalieri o annuali:

Parco Aveto (Foreste Demaniali Lame – Penna – Zatta) Giorno di Chiusura: Lunedì / Venerdì (stagione di raccolta 1/5 -30/12) Tesserino non residenti: 10 € giornaliero, 35 € settimanale, 100 € mensile, 150 € annuale; Autorizzata la Raccolta senza tesserino: per i minori di 14 anni (se accompagnati da un adulto con tesserino) e concorre al quantitativo giornaliero dell’adulto; per le persone con più di 75 anni (munite di documento d’identità).

Consorzio Comunale Ne Val Graveglia (ex Comunità Montana) Giorno di Chiusura: Lunedì / Mercoledì / Venerdì (stagione di raccolta 1/5 -30/11) Tesserino non residenti: giornaliero 7 euro, settimanale 20 euro, mensile 60 euro e annuale 100 euro. Per i residenti nel comune di età superiore ai 70 anni non è richiesto alcun tesserino.

Per i minori di anni 14 è consentita la raccolta senza tesserino, se accompagnati da adulto munito di tesserino e concorre alla quantità giornaliera dell’adulto. Consorzio Comunale Mezzanego – Valle Sturla (ex Comunità Montana) Giorno di Chiusura: Lunedì / Mercoledì / Venerdì (stagione di raccolta 1/5 -30/11) Tesserino non residenti: giornaliero 8 Euro, settimanale 25 euro, mensile 70 Euro e annuale 120 Euro. Per i residenti nel comune di età superiore ai 70 anni non è richiesto alcun tesserino. Per i minori di anni 14 è consentita la raccolta senza tesserino, purché accompagnati da persona adulta munita di tesserino e concorre al quantitativo massimo giornaliero dell’adulto Consorzio Monte Aiona ( Monte Aiona, Prato Mollo, Monte Ghiffi tutti nel versante tirrenico) Giorno di Chiusura: Lunedì / Giovedì / Venerdi Tesserino: giornaliero 10 €; stagionale per non residenti 130 euro, mentre 65 € per proprietari e affittuari.

Consorzio Alta Valle Sturla Borzonasca (M. Ramaceto, Giacopiane, Bocco, Giaiette, Zatta) Giorno di Chiusura: Giovedì / Venerdì Tesserino non residenti: giornaliero 8 euro; “stagionale” 130 euro. Le persone di età inferiore a 12 anni e superiore a 75 anni, sono autorizzati alla raccolta funghi senza possesso di tesserino purchè muniti di documento di identità.

Consorzio Favale- Lorsica- Orero – Val Fontanabuona Giorno di chiusura: Martedì e Venerdì (stagione di raccolta 1/5 -30/12) Tesserino non residenti: giornaliero euro 10, stagionale euro 140. Nessun obbligo del permesso per minori di anni 12 e maggiori di anni 75.

Consorzio Neirone – Val Fontanabuona Giorno di Chiusura: Mercoledì Tesserino Non residenti: giornaliero 8 euro, anche con versamento ccp n°83672535. annuale (100 euro);

Consorzio di Lumarzo – Val Fontanabuona (non sono previsti giorni chiusura)

Tesserino giornaliero: 8 euro Consorzio Rezzoaglio Giorno di Chiusura: Martedì e Venerdì Tesserino giornaliero 10 euro, stagionale non residenti euro 140,

Consorzio Monte Orama (Vicosoprano, Vicomezzano, Lovari, Alpepiana) (non sono previsti giorni di chiusura) Tesserini non residenti: giornaliero 10 euro, settimanale 30 euro, stagionale 70 euro.

Consorzio Valpenna (Comune S. Stefano d’Aveto) Gavadi, Villa Neri, Casoni, Alpicella, Monte Grosso, Amborzasco, M. Aiona versante padano, M. Penna sino al m. Martincano : (non sono previsti giorni di chiusura) Tesserini non residenti: giornaliero 10 euro, settimanale 42 euro, stagionale 120 euro.

I Consorzi in osservanza delle disposizione di legge, congiuntamente all’atto costitutivo, hanno redatto un proprio regolamento “Disciplina della