Rapallo. La storia di Adele (4)

di Paolo Marchi

A guardarla, mentre riceve dalle mani del Ministro della Difesa Roberta Pinotti la Medaglia della Liberazione, la storia vissuta da Adele si può solo immaginare.

Una storia iniziata il 19 luglio del 1923 a Calamandrana, un piccolo paese dell’astigiano non distante da Nizza Monferrato dove Adele è nata. Figlia del rapallese Carlo Pastene e della piemontese Anna Maria Lovisolo (galeotta fu una vacanza di lei a Rapallo che li fece conoscere) conclusi gli studi iniziò presto a lavorare.

Quando la guerra scoppiò, Adele era in forze all’Ufficio Bilanci della Fiat, azienda a quel tempo guidata da Vittorio Valletta. Presto, Romana Adelia si unì ai partigiani della 2° Divisione Partigiana “Rocca D’Arazzo nelle Langhe. Adele il nome con cui battezzò la sua scelta.

La maggiore libertà di movimento permessa al personale impiegatizio, favorì il suo impiego come staffetta per portare ordini e comunicazioni tra i diversi comandi delle divisioni delle Langhe. Agì agli ordini di diversi comandanti: Giovanni Toselli (Otello), Giuseppe Gerbi (Leo) e Piero Balbi (Poli).

“Avevo sempre con me un lasciapassare speciale rilasciato dal comando regionale tedesco di Torino, ma non ero certo tranquilla”, ricorda Adele. “Per muovermi nelle vallate delle Langhe usavo la bicicletta o calessi di fortuna. Ricordo quella volta quando, insieme al Partigiano Luigi, per ordine del comandante Leo facemmo sessanta chilometri per prendere due grossi sacchi di farina e riso insieme a documenti importanti, con un calesse e un cavallo da corsa rubato ai tedeschi. Il viaggio durò sei ore, trovammo due pattuglie di tedeschi e Brigate nere. Per fortuna andò bene. E poi erano molte le persone che ci aiutavano”.

Adele (a destra) durante un incontro tra militari e partigiani nei giorni successivi alla fine della guerra

Circa un anno durò la sua permanenza tra i partigiani, dal giugno 1944 fino allo stesso mese dell’anno successivo quando il sogno di “vedere l’Italia liberata e avere la tanto sognata democrazia” si avverò con il 25 Aprile. Andò a vivere ad Asti dove sposò Giuseppe Gerbi, il comandante Leo. Nel marzo 1947, il Distretto Militare di Torino riconobbe ad Adele la qualifica di “Partigiano combattente”.

Leo divenne vice Questore di Asti fino alle elezioni politiche del ’48. Nel 1949 Adele e Leo si trasferirono in Argentina. Dalla loro unione nacquero tre figlie: Carla Anna Maria, Maria Cristina (Mariella, a Rapallo nota per essere stata, fino al 2014, consigliere comunale) e Daniela Susanna.

Nel 1980 la famiglia Gerbi tornò a Rapallo – per chi non era allineato non era certo facile la vita durante il periodo della feroce dittatura militare argentina guidata da Videla – nella casa dove tutt’ora risiede. Al comandante Leo, scomparso nel 2011, il comune di Isola d’Asti ha recentemente dedicato una piazza.

Mettere in gioco la propria vita per conquistare la libertà non solo per se stessi è una lezione che resta viva. Anche se la lezione arriva da lontano, anche se appare sfumata nel tempo. Dimenticarlo (o peggio negarlo) significa rinnegare ciò, che nel bene o nel male, siamo. In quest’epoca di trasformazioni epocali, dove tutto è rimesso in gioco, l’essenza di quelle vite e di storie come questa resta una luminosa certezza.

Resistenza, Libertà, Costituzione. Parole che i partigiani come Adele, hanno legato le une alle altre con un doppio intreccio. Rimuoverne anche una sola significa depennarle tutte.

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