Chiavari: Preli, la replica di Levaggi a Segalerba

Dallo staff del candidato sindaco Roberto Levaggi riceviamo e pubblichiamo una dichirazione dello stesso Levaggi (omettiamo la pubblicazione degli allegati)

Lo scorso 18 Aprile, parlando del progetto dell’ex cantiere di Preli, l’ex assessore all’Urbanistica Antonio Segalerba e il candidato sindaco Marco Di Capua hanno usato queste parole: “Progetto invadente, impattante ed eccessivo”. E Segalerba ha aggiunto: “Non ho mai voluto firmare nei confronti dei chiavaresi questo progetto”. E ancora: “Il mostro approvato a Chiavari”.

La coppia Segalerba-Di Capua, entrambi assessori di un sindaco che proprio su questo tema è stato condannato in via definitiva (è sempre bene ricordarlo), si vantano poi di aver bocciato per tre volte questo progetto tra gli anni 2007 e gli anni 2010. Tolto il fatto che nelle delibere bocciarono alcuni dettagli, ma non il progetto nel suo complesso, val la pena rinfrescare la memoria a loro e a tutti.

Per farlo, allego due documenti. Primo: la fonoregistrazione, datata 21 Maggio del 2009, nella quale Segalerba, sentito come testimone nel processo a carico di Vittorio Agostino, e quindi sotto giuramento, disse le seguenti parole: “La realizzazione di quel compendio dell’area Preli è stata diciamo il cavallo di battaglia nostro della nostra parte politica perché volevano realizzare la passeggiata; insomma tutte le parti pubbliche che sono in una posizione molto rilevante per Chiavari e quindi questo era per noi il fiore all’occhiello da realizzare durante il mandato che si era aperto da giugno del 2002, quindi questa era l’attenzione generale che noi tutti i consiglieri avevamo su questa vicenda”. “L’amministrazione ha sempre voluto almeno dagli atti del consiglio portare avanti questo progetto e tutto oggi voglio dire, è molto qualificante per Chiavari”.

Secondo: la sentenza della Corte d’appello di Genova, datata 17 Febbraio del 2011, nella quale, a pagina 108, i giudici spiegano perché la pratica venne di fatto arenata: “L’obiettivo era quello di riconvertire l’area gestendola in maniera padronale, aggiungendo al proprio interesse privato (del figlio e delle cordate a lui collegate) quello politico. Non è un caso, del resto, che ad anni di distanza, sfumato il business milionario su cui si cercava di mettere le mani, il progetto sia rimasto arenato nelle secche comunali senza eccessiva preoccupazione per l’impegno elettorale cui fa riferimento il Tribunale”.

Parlando abbondantemente i documenti, non aggiungo ulteriori considerazioni. Lascio ai singoli cittadini le personali valutazioni.