Rapallo: Hala, l’imprenditrice egiziana che assume italiani

Hala Fayez rappresenta un caso unico nel Tigullio. E’ la sola imprenditrice egiziana ad essersi affermata nel suo settore. Dal 1999 gestisce con successo il ristorante Cavallino Bianco di via Milite Ignoto. Tanto per dare un’idea, un locale da 120 coperti  più una trentina esterni.

Come è diventata ristoratrice? “Il locale lo gestiva mio marito; io avevo il 60 per cento e lui il 40 delle quote. Quando mi ha abbandonata era pieno di debiti. Io ho dovuto rimboccarmi le maniche”.

E ce l’ha fatta. “C’erano i protesti delle banche; ma i fornitori hanno creduto in me e i dipendenti non mi hanno abbandonato; hanno continuato a lavorare, aspettando a prendere le loro spettanze. Sono 18 anni che gestisco il locale ed è come se avessi lavorato 36 anni”.

Hala Fayez

Poi sono arrivati i risultati. “Ma è stata dura perché avevo due bambini e poi è arrivato il terzo dal secondo marito, un italiano”.

I ragazzi la aiutano? “Mia figlia si è sposata ed abita a Genova;  il più grande, Omar Ahmad si è diplomato all’Istituto Nautico di Camogli con la migliore votazione dell’Istituto e mi aiuta. Il piccolo, Adam Ciccarese, ha 12 anni e frequenta le medie; è molto bravo. Lo scorso anno qui in piazza ha intervistato il sindaco. Spero faccia il giornalista”.

I dipendenti sono italiani? “Certo. Ho avuto un cuoco per tredici anni e mi ha lasciata per andare in pensione; ogni tanto viene a trovarmi. Nei giorni festivi vengono, a chiamata, tre studentesse, una universitaria e due liceali. E la prossima settimana vado a Torino al matrimonio di una mia ex dipendente, che è diventata avvocato, con la quale siamo rimaste amiche”.

Omar, Hala e Adam

I clienti? “Sono aumentati. In genere chi viene una volta poi ritorna. Anno dopo anno la clientela è così cresciuta. Poi il terrorismo internazionale ha spinto molti in vacanza in Riviera”.

E i suoi connazionali? “C’è chi li indirizza a me per chiedere un consiglio, avere una parola di incoraggiamento, trovare un lavoro o una casa. Se posso li aiuto. Ci sono persone che si fidano di chi raccomando loro; se lo faccio è perché so che non mi faranno fare brutte figure”.

Quindi sono arrivate anche le soddisfazioni “Sono riuscita a comprarmi la casa in Egitto e una casa a Rapallo. Avevo contratto un mutuo per trent’anni. Poi mi sono resa conto che era un arco di tempo troppo lungo e l’ho ridotto a quindici anni. Ho anche rinnovato completamente il locale”.

Hala nel suo ristorante

Quando è arrivata a Rapallo cosa ha provato? “Il grande piacere di apprezzare la libertà. Io abitavo al Cairo che è una città moderna. Ma qui potevo girare la sera da sola senza che nessuno mi importunasse, potevo girare in bicicletta. Una sensazione bellissima. Ero come un gattino con gli occhi chiusi e qui li ho aperti sul mondo. Oggi ho la patente e guido l’auto, lo scooter e anche la moto”.

E la gente? “Tutti molto aperti, disponibili.  Mi trovo a mio agio con i fornitori, con i vicini di casa, con le persone che incontro. Sento che sono benvoluta. A volte mi chiamano anche le forze dell’ordine per fare l’interprete e capisco che è un compito delicato che non affiderebbero a chiunque”.

Non ha mai subito atteggiamenti razzisti? “No, ci può essere la persona sgarbata; ma può capitare a tutti di incontrarne”.

Quando è arrivata a Rapallo ha trovato subito lavoro nel ristorante? “Ho fatto la badante, ho portato i cani a fare la pipì, ho fatto pulizie nella case. Poi ho imparato a fare la pizza, provo piacere ancora adesso a farla. Sono andata a Recco a fare la pizzaiola in un locale sul lungomare. Amo il mio lavoro”.

Hala con Adam

Che hobby ha: “Mi piace fare i dolci egiziani. In estate al giovedì sera faccio anche piatti egiziani; li chiedono in particolare i turisti che li conoscono e li apprezzano. Poi mi piace viaggiare; adesso posso contare su mio figlio Omar che mi sostituisce. Viaggi brevi in Egitto, ma sono andata anche negli Stati Uniti, a Cuba, a Dubai. Sono tifosa della Juventus “.

Lascerebbe Rapallo? “Il desiderio di andare nella mia terra c’è. Ma non abbandonerò mai Rapallo”.

Il futuro? “Sogno di proseguire il lavoro finché mio figlio Adam non sarà sistemato. Il ‘Cavallino Bianco” è il mio bastone; ma non voglio diventare vecchia al ristorante”.

Cosa pensa dell’immigrazione oggi? “Quando sono arrivata io nel 1992 era tutto diverso. Eravamo pochi e trovavamo disponibilità e, avendone voglia come avevo, lavoro. Credo che oggi i migranti siano troppi e questo alla fine penalizza anche chi è arrivato in Italia da molto tempo. Io mi sono affermata nel mio lavoro e credo di essere un’eccezione perché tutti mi considerano una di casa”.

Lei ha avuto difficoltà ad ottenere la cittadinanza? “Sono entrata in Italia con un visto turistico. Il mio primo figlio è nato in Italia, quindi italiano a tutti gli effetti; così ho ottenuto la cittadinanza in quanto sua mamma”.

Durante una vacanza a Dubai

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