Chiavari: “Elettori ricordatevi le promesse mancate di Toti”

Da Federico Cardelli (Co-promotore di ricorso al Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche di Roma e membro del Comitato “Giù le mani dal Fiume Entella”) riceviamo e pubblichiamo

Appello agli Elettori di Genova, La Spezia e Chiavari – La fedifragìa del centrodestra ligure come emerge dal caso “Diga Perfigli” di Lavagna e Chiavari

Da oltre dieci anni un folle progetto, messo a punto da quella roccaforte PCI/PDS/PD che fu nota come Provincia di Genova, spacciato come necessario per la “messa in sicurezza del fiume Entella”, e finanziato con otto milioni di euro del Ministero dell’Ambiente, incombe minaccioso sugli abitanti di Chiavari e Lavagna.
A partire dal 1°/7/2015 la competenza per tale opera è passata dalla Provincia di Genova alla Regione Liguria.
Il progetto è giunto alla fase esecutiva, pronto per essere appaltato.

Non s’intende in questa sede trattare del progetto in sé, quanto dell’atteggiamento vergognoramente falso e fedifrago tenuto dalla nuova Amministrazione Toti rispetto agli elettori su questo tema, desiderando che coloro che a breve saranno chiamati al voto amministrativo – tra gli altri, nei Comuni di Genova, La Spezia e Chiavari – sappiano in quale considerazione tenere le promesse elettorali del centrodestra ligure. Ciò dopo aver chiarito che il sottoscritto è (o era) abitualmente elettore di centrodestra.

Il 22/5/2015 il Comitato “Giù le mani dal fiume Entella”, di cui il sottoscritto fa parte, presentava in pubblica assemblea un ricorso al TAR (poi trasferito al Tribunale superiore delle acque pubbliche di Roma, e tuttora in fase di trattazione) sottoscritto da circa 270 persone contro il citato progetto. Tale ricorso andava ad aggiungersi ad altri due già presentati da un totale di circa ulteriori 30 persone.

Mancando solo una settimana alle elezioni regionali, l’indomani il candidato Giovanni Toti prontamente cavalcava la protesta con un comunicato stampa (tuttora rinvenibile su internet all’indirizzo http://www.levantenews.it/index.php/2015/05/23/lavagna-secco-no-di-toti-a-depuratore-comprensoriale-e-diga/) in cui solidarizzava con le <<centinaia di cittadini>> che << sono dovuti ricorrere all’Autorità giudiziaria per impedire lo scempio di un territorio meraviglioso provocato dalle scelte politiche della sinistra PD>>, scelte che <<privilegiano interessi di parte e non il bene comune>>, e categoricamente concludeva: <<No alla cosiddetta Diga Perfigli>>.

Detto fatto, a poche settimane dall’elezione di Toti, la Regione Liguria si costituiva in giudizio contro gli stessi ricorrenti coi quali il neo presidente aveva appena finito di solidarizzare.
Il 1°/12/2015, interrogato sul punto in Consiglio regionale da Gabriele Pisani del M5S, l’assessore competente Giacomo Giampedrone, pur essendosi già dichiarato contrario all’opera in questione, si giustificava dicendo che, avendo <<“ereditato” il progetto dalla passata amministrazione, l’Ente ha ritenuto doveroso costituirsi in giudizio>> – risposta che si commenta da sola nella sua nullità. (vedasi http://www.levantenews.it/index.php/2015/12/01/lavagna-scarse-possibilita-di-potere-evitare-la-diga-perfigli/)

Nella stessa occasione lo stesso Giampedrone affermava che, suo malgrado:
1) <<In tema di difesa del territorio, non è (politicamente – ndr) pensabile rinunciare a otto milioni di finanziamento>>
2) <<Non é possibile traslare questi soldi per altri interventi.>>
Se questo è il suo modo di ragionare, mi dichiaro disponibile fin d’ora a fornire al dott. Giampedrone, qualora lo desideri, un finanziamento di euro 10,30 utilizzabile esclusivamente per acquistare un biglietto di sola andata da Brignole a Sarzana con treno locale, e proseguire a piedi fino in casa propria ad Ameglia, dopo essersi cortesemente dimesso dalla sua carica.

Pochi giorni dopo, con nota PG/2015/222998 del 16/12/2015, la Regione Liguria comunicava al Ministero dell’Ambiente il proprio parere contrario alla revoca del finanziamento di otto milioni di euro: revoca che il Ministero aveva intenzione di attuare visto il ritardo d’attuazione delle opere. Il Ministero ha pertanto confermato il finanziamento. Di tale iniziativa l’Amministrazione regionale non ha ovviamente dato notizia né alla stampa, né a quei ricorrenti con cui tanto aveva solidarizzato.

Nel corso di una riunione tenutasi il 15/2/2016 tra il Giampedrone, i sindaci coinvolti ed il comitato “Giù le mani dal fiume Entella”, la non traslabilità dei fondi ministeriali su altri interventi, per ragioni burocratiche non meglio precisate, veniva nuovamente sostenuta dall’assessore, in risposta all’unanime constatazione dei sindaci stessi su come sarebbe ragionevole intervenire prioritariamente (oltre che urgentemente) altrove, essendo il tratto di fiume su cui si vorrebbe intervenire in assoluto quello con meno criticità idrauliche, come inconfutabilmente provato dagli esiti della recente alluvione dell’11/11/2014.
Senonché, interrogato dal sottoscritto in tal senso, il Giampedrone candidamente affermava di non avere mai neppur tentato di domandare al Ministero titolare del finanziamento l’autorizzazione al trasferimento dei fondi stessi.

Con lettera inviata il 2/3/2016 al Ministero dell’Ambiente – Direzione generale per la salvaguardia del territorio e delle acque, il sottoscritto, dopo aver illustrato il problema e l’ambiguo comportamento della Regione, si premurava di domandare al Direttore dott.ssa Gaia Checcucci se fosse possibile <<autorizzare un diverso uso dei fondi (…) precisando che, nella non creduta ipotesi che non fosse possibile usare quel finanziamento in modo diverso, la cittadinanza di Lavagna e buona parte di quella di Chiavari sarebbero ben più contente se lo stesso venisse revocato, piuttosto che usato per fare un danno>>.
Con nota 7839/STA del 29/4/2016 la dott.ssa Checcucci scriveva quindi alla Regione Liguria, ed al sottoscritto per conoscenza, chiedendo all’ente di chiarire le sue intenzioni una volta per tutte.

La risposta della Regione è arrivata con nota PG/2017/5444 del 9/1/2017, a firma dott. Agostino Ramella, dopo oltre otto mesi ed ovviamente indirizzata soltanto al Ministero, evitando accuratamente di mandarne copia al sottoscritto per conoscenza, come invece con correttezza aveva fatto la dott.ssa Checcucci.
Con tale risposta, fino ad oggi non nota alla stampa, dopo una rappresentazione dello stato d’avanzamento del progetto, la Regione comunica al Ministero che <<Si conferma l’intendimento di Regione Liguria di proseguire con l’esecuzione delle opere e con lo sviluppo delle fasi successive>>. Insomma, non ha importanza se i fondi si possono spostare o no, per loro la Diga Perfigli s’ha da fare e basta!

La questione non è ancora conclusa, essendo tuttora pendenti i ricorsi al Tribunale di Roma.
Tuttavia, desidero rivolgere fin d’ora un accorato appello agli elettori di Genova, La Spezia, Chiavari e di tutti gli altri Comuni della Liguria che saranno chiamati al rinnovo del Sindaco in primavera: ricordatevi del caso “Diga Perfigli” e non concedete il vostro voto ai candidati del centrodestra, perché come hanno tradito noi senza nessuna vergogna, altrettanto potrebbero fare con voi.

Federico Cardelli
(Co-promotore di ricorso al Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche di Roma e membro del Comitato “Giù le mani dal Fiume Entella”)

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