Chiavari: concerto del Festival “Le Vie del Barocco”

Da Collegium Pro Musica riceviamo e pubblichiamo

A Chiavari, domenica 9 ottobre alle 16.30 presso l’Auditorium San Francesco, appuntamento con il Festival “Le Vie del Barocco” ideto e organizzato da Collegium Pro Musica. In programma il concerto “Caleidoscopio Classicismo e oltre” con l’Ensemble “Il terzo suono” (Jasna Nadles, flauto traverso; Milan Vrsaikov, violoncello; Elena Braslavsky, pianoforte).

Programma

Franz Joseph Haydn (1732-1809) Trio n. 28 in re maggiore per flauto, violoncello e pianoforte allegro-andante-vivace

Franz Schubert (1797-1828) Variazioni per flauto e pianoforte “Trockne Blumen” da “Die schoene Muellerin” D 802 op. post 160
Introduzione-tema-variazioni I -VII

Cesar Franck (1822-1890) Sonata in la maggiore per violoncello e pianoforte allegretto ben moderato-allegro-recitativo, fantasia, largamente moderato-allegretto poco mosso

Carl Maria von Weber (1786-1826) Trio in sol minore per flauto, violoncello e pianoforte allegro moderato-allegro vivace-andante espressivo-allegro

Il concerto è preceduto da una introduzione storica a cura di Barbara Bernabò. Ingresso libero. Per ulteriori informazioni: 010 8603597 – 335 6314095 o email a info@collegiumpromusica.com – www.collegiumpromusica.com

Il cartellone presenta, in questo appuntamento, un programma che, partendo dal repertorio Classico, si inoltra nel Romanticismo attraverso l’opera di Schubert, Frank e Weber.
Partiamo da Haydn. Haydn ha vissuto lo stesso destino di altri autori del suo tempo: condividere la scena artistica con Mozart il quale, nella prima parte della sua vita e poi per sempre dopo la morte, ha offuscato con la sua luce qualsiasi altro astro musicale. Con una differenza: Mozart non sarebbe stato lo straordinario autore di musica per pianoforte, da camera e sinfonica che oggi noi ammiriamo senza il contributo di “papà Haydn”, come i musicisti viennesi affettuosamente lo chiamano. Senza alcuna offesa verso Mozart che tanto amiamo, dobbiamo ammettere che ascoltando i trii di Haydn si può far fatica ad attribuirne la paternità, tanto il linguaggio ed il modo di costruire le composizioni sembra familiare. Ciò a dimostrazione di come Haydn rappresentasse un modello imprescindibile per tutti. Non solo, appare anche con disarmante chiarezza, la straordinaria e tipica caratteristica dell’autore di sfruttare in ogni sua parte l’idea musicale o lo spunto ritmico, peculiarità questa non presente allo stesso modo in Mozart, che peccava in senso opposto, con uno “spreco” di idee musicali che nascevano dalla sua fervida creatività.

Il concerto prosegue con un altro magnifico brano: le Variazioni per flauto e pianoforte, op. 160 di Schubert. Composte sul tema del suo Lied “Trockne Blumen” da “Die schöne Müllerin”, ciclo che allora non era stato ancora pubblicato.
Il titolo del Lied “Fiori appassiti” nei primi versi recita: “Ihr Blümlein alle“ ovvero “Voi fiorellini tutti“, da ciò le diverse diciture con
cui queste Variazioni vengono a volte titolate.
Schubert non comporrà altro per questo organico e l’opera rappresenta un unicum: il capolavoro.
Scritte praticamente su commissione, come buona parte della sua musica e come in quel periodo si usava, furono destinate al flautista
viennese Ferdinand Bogner, strumentista di cui si sa poco se non che fosse marito di Barbara Fröhlich; una delle quattro figlie del ricco mecenate Fröhlich di Vienna, che nella propria casa tenne per anni uno dei più frequentati salotti della città. Lì si ritrovavano letterati, pittori, musicisti tra cui il nostro Schubert. Queste Variazioni rappresentano un brano non solo impegnativo sotto il profilo esecutivo, ma anche assolutamente lontano da quanto fino ad allora (e dopo mai più) era stato scritto per il flauto.

Siamo in pieno Ottocento con la Sonata in la maggiore di Frank. Ultimata il 28 settembre 1886 durante il soggiorno estivo a Combs-le-
Ville, fu inizialmente concepita quasi un trentennio prima, allorché il compositore francobelga ne fece menzione la prima volta in una
lettera al direttore Hans von Bülow, precisando di voler dedicare tale partitura alla di lui consorte Cosima. Accanto alla Sinfonia in re minore, alle Variazioni sinfoniche, a Psyché, al Quartetto in re minore, a Prélude-Choral et Fugue e a Prélude-Aria et Finale, quest’opera segna il più elevato punto d’arrivo della sua arte creativa nell’avanzata maturità, sì da contraddistinguere la sua figura come quella d’una delle più peculiari personalità del tardo Ottocento.

Torniamo un poco più indietro nel tempo con il Trio op. 63 di Weber. Quest’opera fu composta nell’estate del 1819, mentre il nostro compositore trascorreva una vacanza nella campagna di Pillnitz. E l’agreste serenità del luogo si rifletterà nell’ispirazione pastorale che
in vari modi ne pervade i quattro tempi, nell’ariosità della scrittura strumentale e nella luminosa trasparenza del suo colore timbrico. Per tali avvincenti caratteristiche, il lavoro è considerato il migliore dei pochissimi lasciati nel genere cameristico dall’Autore (degli altri quattro trii composti da Weber, il primo fu distrutto dall’incendio di Monaco e gli altri andarono perduti). Queste composizioni da camera di Weber non sono riconducibili al forte impegno architettonico e all’incisività espressiva dei grandi lavori del genere di Haydn, Mozart e Beethoven, ma sono piuttosto affini allo spirito dei Divertimenti mozartiani. Con questi, infatti hanno in comune l’eleganza e la spigliatezza del dire, il ritmo brioso, la leggerezza dell’espressione, la versatilità delle trovate e il fascino travolgente.