Levanto: la storia del podere agricolo Case Lovara (2)

Dall’ufficio stampa del Fai riceviamo e pubblichiamo

Il promontorio del Mesco era già frequentato nel Medioevo, quando era percorso da un sentiero, la “via de Armischo” in gran parte coincidente con quello attuale: costituiva il principale collegamento tra Levanto e Monterosso e raggiungeva sopra alla Punta il convento-eremo dei monaci agostiniani di Sant’Antonio, fondato nell’XI secolo.

La prima attestazione del toponimo Lovaria (Lovara) risale al 1379 e definisce un sito occupato da vigneti. È possibile che il nome derivi dalla “fossa lupara”, che i pastori usavano per il controllo della popolazione dei lupi. La coltura della vite si praticava sui terrazzamenti già nel XIV secolo. Anche la vocazione a pascolo litoraneo è attestata fin dal XIII secolo. Si parla per la prima volta di un edificio a Case Lovara in un documento catastale del 1662, mentre nel censimento del 1806 si registra un deciso ampliamento della comunità agricola: la Contrada del Mesco, cui appartiene Case Lovara, è la più popolosa del contado orientale di Levanto, con ben 16 nuclei familiari e 107 residenti. La comparsa di una casa (l’attuale Casa Bianca) risale alla fine del Settecento. Il podere conteneva terre coltivate a vigna, uliveto, ficheto e bosco fin dal 1798, ma una risorsa fondamentale degli abitanti di Case Lovara era la pastorizia: transumanza di greggi e ovini e caprini avevano anche la funzione di manutenere la vegetazione spontanea e di concimare le terre coltivate sui terrazzamenti.

Inoltre, l’area terrazzata a valle delle Case ha rivelato piazzole per la produzione del carbone ed edifici adibiti ad attività di cava di pietra arenaria. Le più consistenti attività di cava risalgono al XVII secolo e sono state individuate più a sud: la pietra veniva estratta e parzialmente lavorata, per poi essere trasportata a Levanto e a La Spezia via mare.

 

PODERE (4)

 

La fase di studio e le opere propedeutiche

Per mettere a punto il progetto, il FAI si è avvalso della collaborazione di due importanti istituzioni accademiche: l’Università di Firenze, che con il Dipartimento di Gestione dei Sistemi Agrari Alimentari e Forestali (responsabile scientifico professor Mauro Agnoletti) ha studiato gli aspetti paesaggistici e ambientali e della biodiversità e il recupero delle pratiche agro-forestali tradizionali, e l’Università di Genova, che con il Dipartimento di Scienze per l’Architettura (responsabile scientifico professor Stefano Musso) si è occupata del recupero conservativo dei manufatti rurali e degli edifici nonché della loro rifunzionalizzazione nel rispetto della particolarità del luogo, e con il Laboratorio di Archeologia e Storia Ambientale (responsabili scientifici professor Diego Moreno e professor Carlo Montanari) ha supportato la progettazione attraverso indagini di storia ambientale che hanno permesso l’acquisizione di importanti informazioni sulla storia del paesaggio rurale del Podere a partire dal XVII secolo a oggi.

A partire dal 2013 il FAI ha avviato una campagna di opere preliminari e di indagini conoscitive. Oltre un ettaro di terreno è stato liberato dalla vegetazione che aveva ricoperto gli edifici e i terrazzamenti, consentendo di mettere in luce lo straordinario patrimonio di muri a secco che li sostenevano, in seguito protetti da una recinzione per contenere i danni provocati dai cinghiali. Sono quindi stati effettuati studi degli aspetti geologici, idrogeologici, vegetazionali, climatici. Inoltre sono stati eseguiti monitoraggi delle condizioni climatiche del sito a cura del Dipartimento di Scienze della Terra, dell’Ambiente e della Vita dell’Università di Genova, simulazioni del soleggiamento dell’area, prove di captazione dell’acqua, campionamenti del suolo, rilievi topografici, geotecnici e agronomici dei terreni nonché rilievi geometrici, materici e del degrado degli edifici.

La grande raccolta di ricerche e indagini sul campo ha consentito lo sviluppo del progetto esecutivo elaborato dal FAI con un team di professionisti e consulenti.

Il restauro del paesaggio rurale

L’obiettivo principale del progetto è reagire all’abbandono di un paesaggio rurale caratteristico italiano ripristinando l’uso e la produzione agricola e valorizzando le pratiche colturali tradizionali.

A oggi

Si è restaurato oltre un quarto dei quasi 2 chilometri di muri a secco esistenti e sono stati recuperati circa 5.000 metri quadrati di aree a oliveto, con la piantumazione di 80 nuovi esemplari di ulivo e la realizzazione di circa 250 metri quadrati di orto e frutteto. Nell’oliveto sono state anche posizionate le prime tre arnie per l’apicoltura. Inoltre, è stato avviato un percorso di agricoltura biodinamica, in collaborazione con l’Associazione Nazionale per l’Agricoltura Biodinamica, per lo sviluppo di processi ecologici nella conduzione agricola, orientati alla salubrità delle produzioni e al mantenimento della capacità d’uso del suolo, senza utilizzare pesticidi, fertilizzanti di sintesi e diserbanti, bensì prodotti naturali (da tempo il FAI ha bandito l’uso del glifosato nei suoi beni, recentemente valutato dall’ONU come probabile cancerogeno per l’uomo) per aumentare la fertilità dei suoli. A Podere Case Lovara oggi si coltivano ortaggi adatti al contesto, bisognosi di poca acqua per contenere i consumi idrici.

I prossimi passi

Nella seconda fase di lavori si provvederà al restauro di ulteriori muri a secco e al ripristino di un’area a vigneto, storicamente presente nel sito e si procederà al recupero della zona agricola, con l’incremento delle zone a orto e frutteto, e all’attivazione degli allevamenti.

Il restauro e recupero funzionale dei fabbricati rurali

Il progetto prevede la conservazione e il recupero dei caratteri tipologici e della consistenza materica dei tre fabbricati rurali di Podere Case Lovara, che diventerà un rifugio affacciato sul mare, un agriturismo – con un’attività ricettiva improntata alla sostenibilità sia economica che ambientale – dall’accoglienza semplice di una casa di contadini, che aiuti a percepire la vera anima del posto, luogo rustico e severo, dove hanno vissuto duramente generazioni di agricoltori e cavapietre.

A oggi

Due edifici sono stati recuperati a supporto dell’azienda agricola e accoglieranno gli escursionisti per visitare il sito e approfondire la conoscenza del territorio.

Il restauro di Casa Bianca, l’edifico più antico che risale alla fine del Settecento, ha visto la ricostruzione filologica di parti crollate, la conservazione dell’impianto distributivo, il miglioramento degli spazi di pertinenza. Grande attenzione è stata posta al restauro degli intonaci delle facciate, alla ricostruzione della copertura in ardesia – in parte crollata – e al recupero e riuso degli elementi lignei.

Casa Rossa, l’edificio più recente e di maggiori dimensioni, è stata restaurata e allestita per svolgere all’ingresso una funzione di accoglienza. Attualmente al piano inferiore si può visitare una piccola mostra fotografica che racconta il progetto e il territorio. È stato fatto un importante lavoro per conservare gli intonaci ammalorati e ricostituire il colore originario oltre al recupero dei serramenti e della pavimentazione. La copertura piana accoglie i pannelli fotovoltaici e solari termici. Le aree esterne sono state valorizzate, ridisegnando cortili e pergolati in prossimità degli edifici.

I prossimi passi

Al piano inferiore di Casa Rossa verranno allestiti gli spazi per la ristorazione e al piano superiore – oltre allo spazio accoglienza del FAI già attuato – saranno messe a disposizione degli ospiti due camere già arredate che potranno ospitare 4 persone ciascuna. La cisterna sarà recuperata e riutilizzata come riserva idrica.

Casa Bianca accoglierà, nella vecchia stalla al piano inferiore, gli spazi per la didattica mentre il piano superiore diventerà un appartamento per gli ospiti.

Casa Nuova sarà recuperata a uso foresteria-alloggio del personale FAI.

La sostenibilità ambientale dell’intervento

L’area agricola e gli edifici rurali di Podere Case Lovara sono isolati da un sistema di rete di distribuzione energetica e di approvvigionamento idrico. Il FAI sta sperimentando quindi diverse tecnologie sostenibili, per rispondere alle necessità di tutela del territorio e di riduzione delle emissioni di CO2, di efficientamento, di risparmio economico e di un minor impatto ambientale e architettonico dei dispositivi adottati.

A oggi

In questa fase iniziale sono stati installati 22 pannelli fotovoltaici per la produzione di energia elettrica e 4 pannelli solari termici per acqua calda sanitaria. Sono inoltre iniziati i lavori per la realizzazione del sistema di raccolta, depurazione e riciclo delle acque.

I prossimi passi

Nella seconda fase di lavori il progetto prevede il collegamento alla rete elettrica. Inoltre si realizzerà un impianto idrico per captare l’acqua piovana dai rii e dalle coperture, accumularla in cisterne e successivamente trattarla per uso potabile e irriguo. Per ottimizzare i consumi idrici le acque reflue saranno inoltre depurate e riutilizzate per l’irrigazione e gli scarichi sanitari. Si provvederà a una gestione oculata dei rifiuti, delle risorse idriche ed elettriche, con limitazioni d’orario, temporizzazione delle utenze, uso contenuto di elettrodomestici e attenzione alle materie prime.  Grazie a questo sistema, oltre il 60% del fabbisogno energetico complessivo sarà prodotto da fonti rinnovabili, senza impatti sul paesaggio.

Il progetto di valorizzazione

Podere Case Lovara è un bene che offre diversi spunti alla valorizzazione culturale, che il FAI sta approfondendo e racconterà al pubblico, dando seguito alla collaborazione già avviata con l’Università di Genova, Dipartimento di Archeologia e Storia Ambientale.

Le ricerche finora svolte evidenziano l’importanza di questo luogo come “testimone” dell’evoluzione del paesaggio storico rurale tipico di questa parte della Liguria: resti di terrazzamenti e delle loro più antiche colture (individuate da analisi archeobotaniche), muretti a secco lungo percorsi storici, cave di arenaria, carbonaie o ruderi di edifici vari, attestano la frequentazione, l’aspetto e l’uso di questo angolo di paesaggio dal Medioevo a oggi. La stratificazione dei terrazzamenti, costruiti e ricostruiti nei secoli offre l’occasione concreta per mostrare e spiegare al pubblico, attraverso itinerari a corto raggio a partire dal Podere, l’elemento caratteristico di questo parco naturale così fortemente dominato dalla mano dell’uomo: il terrazzamento o ciàn, in ligure.

L’analisi dei percorsi storici e dei vicini siti di interesse culturale – a cominciare dal convento di Sant’Antonio al Mesco – offre ulteriori spunti di valorizzazione e permette di costruire itinerari a tema – come quello sulle orme di Eugenio Montale, che a Punta Mesco intitolò una poesia – che integrano l’offerta del bene con quella del suo ricco contesto.

La storia più recente del Podere, improntata all’attività agricola, costituisce un altro elemento da valorizzare e sarà ricostruita grazie alla documentazione storica, al reimpianto delle colture tradizionali e al recupero dell’allevamento tipico; a raccontare la vita agricola del podere saranno anche le testimonianze orali – in lingua ligure – raccolte da chi ricorda Case Lovara abitata e in attività, com’era fino a cinquant’anni fa.

Un ulteriore elemento di valore culturale, infine, è costituito dal progetto stesso del podere, che sarà raccontato come caso sperimentale di restauro e gestione di un bene culturale inserito in un ambiente complesso: Podere Case Lovara, infatti, sarà a pieno regime un’azienda agricola tradizionale con agriturismo che sperimenta moderne tecnologie di sostenibilità ambientale ed energetica, e rappresenta un’azione piccola ma concreta di recupero del territorio alla sua vocazione storica, come risposta al consumo di suolo per abbandono e alla minaccia del dissesto idrogeologico.